Pillon all’attacco del liceo romano che consente ai ragazzi transgender di scegliere il proprio nome

"Così i professori interrogheranno Batman e daranno il voto a Sailor Moon", ha commentato il senatore leghista, ridando fiato alla sua voluta disinformazione social.

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Era una settimana che Simone Pillon non tuonava contro la comunità LGBT. Problema risolto, visto e considerato che il senatore leghista è partito all’attacco del liceo Ripetta di Roma, dove tutti gli studenti transgender potranno scegliere il loro nome.

“In un liceo romano gli studenti potranno iscriversi con un nome di fantasia, e magari pure cambiarlo quando pare a loro, indipendentemente dalle risultanze anagrafiche”, ha scritto Pillon sui social, mentendo spudoratamente.

L’attivazione della carriera alias, che consente a studenti e studentesse transgender di scegliere un nome diverso da quello anagrafico, potrà essere infatti richiesta dalla famiglia di un alunno minorenne o dall’alunno maggiorenne che dimostri di aver intrapreso un percorso psicologico e/o medico teso a consentire l’eventuale rettificazione di attribuzione di sesso e desideri utilizzare un nome diverso da quello anagrafico. Non è affatto vero che qualsiasi studente potrà chiedere di cambiare nome, diventando Lady Oscar dal giorno alla notte. Ma Pillon, come al suo solito, prende una notizia per mutarla a proprio piacimento, diffondendo disinformazione.

Così i professori interrogheranno Batman e daranno il voto a Sailor Moon. Vogliono cancellare padre e madre, eliminare il sesso maschile o femminile, togliere il cognome e ora provano ad abolire perfino il nome. Guardate la vostra carta d’identità: presto non servirà più a nulla. Cognome: boh. Nome: mah. Sesso: per carità. Quanto ci vuole ancora per capire che è in corso un gigantesco attacco ideologico all’identità dei nostri figli? Si vuol costruire una società di pochi individui, soli, senza Dio, senza radici, senza madre e padre, senza cognome che li faccia sentire parte di una famiglia, e ora senza nome. Fermiamoci, prima che sia troppo tardi.

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Una quantità infinita di menzogne, ad opera di un senatore della Repubblica.

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