Le ambiguità della Polonia supportata da Meloni: mezzo milione in piazza per difendere democrazia e diritti civili

Istituita una commissione d'inchiesta per far fuori gli avversari politici e continuare a opprimere le minoranze.

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polonia manifestazione tusk
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Nelle strade di Varsavia, una folla di mezzo milione di persone si è riunita per esprimere la propria opposizione alle politiche autoritarie e illiberali del governo di estrema destra e sostenere una “Polonia democratica, tollerante ed europea“. La manifestazione, chiamata “marcia per la difesa della democrazia“, è stata la più grande dalla caduta del comunismo nel 1989 e il ritorno alle istituzioni democratiche.

A guidare la mobilitazione democratica è stato Donald Tusk, leader del principale partito di opposizione, Piattaforma Civica, nonché ex primo ministro polacco (2007-2014) e presidente del Consiglio europeo (2014-2019). Insieme a Tusk, politico liberale di centro, anche la sinistra di Lech Walesa, lo storico sindacalista di Solidarnosc che nel 1989 guidò l’abbattimento del regime comunista filo-sovietico, in quella che resta alla storia come l’indimenticabile liberazione polacca dalle oppressioni comuniste e dal giogo russo.

Attualmente, Tusk è nel mirino del partito al potere, Diritto e Giustizia, guidato da Jaroslaw Kaczynski. Recentemente, è stata approvata una legge chiamata “Lex anti-Tusk“, promossa dal parlamento su richiesta del partito di destra. La Polonia della destra ultracattolica di Kaczynski è molto amata da Giorgia Meloni.

Come l’Italia dell’attuale maggioranza di destra al governo, la Polonia è la più atlantica e fedele degli alleati Nato contro la Russia e la sanguinosa aggressione all’Ucraina. Ma al contempo reprime i diritti civili e le minoranze all’interno dei proprio confini. A differenza dell’Ungheria di Orbàn, dichiaratamente filo-Putin e altrettanto repressiva per ciò che riguarda i principi delle democrazie liberali e i diritti civili delle minoranze, la Polonia si mantiene in una posizione ambigua: fornisce pieno appoggio militare alla Nato, in cambio di un sostanziale silenzio americano sulle questioni interne. Il governo polacco, guidato da Mateusz Morawiecki, da tempo ha promosso tendenze autocratiche, adottando leggi restrittive sull’aborto e limitando i diritti della comunità LGBTQ+.

Altrettanto ambigua la posizione americana al riguardo. In questo momento, dal punto di vista militare, gli USA non possono fare a meno della Polonia, in chiave anti-Putin nella guerra in Ucraina. Più severa l’Unione Europea, che più volte ha richiamato e fatto pressioni su Varsavia.

Con una mossa machiavellica, il Governo Morawiecki (manovrato da Kaczynski) ha promulgato una legge che istituisce una commissione speciale incaricata di indagare sulle presunte interferenze russe in Polonia tra il 2007 e il 2021. In questo modo l’estrema destra polacca vorrebbe escludere dalla vita politica Tusk, marchiandolo come filo-russo. Un diabolico piano per tagliare qualsiasi possibilità che Tusk – candidato liberale democratico di centro – riceva sostegno dalla comunità internazionale, che da un lato è inquieta per la deriva illiberale della democrazia polacca, ma dall’altro difficilmente potrebbe sostenere un candidato che sia stato condannato come amico della Russia di Putin.

Leggi > Polonia, superprocuratore di stampo fascista per perseguitare divorzi, aborti e strappare figli da famiglie omogenitoriali >

Intanto la Corte di giustizia europea ha stabilito che la riforma della giustizia polacca del 2019 violava il diritto dell’UE dopo che la Commissione europea aveva già sottolineato che la Corte suprema polacca mancava della necessaria indipendenza e imparzialità. Il tribunale UE  ha sottolineato che “il valore dello Stato di diritto è parte integrante dell’identità stessa dell’Unione europea come ordinamento giuridico comune e si concretizza in principi contenenti obblighi giuridicamente vincolanti per gli Stati membri“. La corte ha stabilito che la Polonia non ha rispettato questi obblighi. Il disaccordo sul funzionamento della Corte Suprema è solo uno dei tanti contenziosi che il governo di destra di Varsavia ha con le istituzioni dell’Unione Europea.

In Polonia il prossimo autunno avranno luogo le elezioni politiche (data ancora da stabilire) e Donald Tusk è determinato a restituire al paese un governo pienamente liberale. Nella oceanica manifestazione del 4 Giugno a Varsavia i sostenitori di una Polonia libera e democratica hanno tacciato la legge promossa dalla destra polacca di essere incostituzionale. E persino il presidente USA JoeBiden (che recentemente ha proferito magnifiche parole per il Pride Month della comunità LGBTQIA+) insieme alla Commissione Europea, ha mosso critiche a riguardo. Ora il governo polacco ha promosso alcuni emendamenti in vista del responso della commissione d’inchiesta. Ma al popolo polacco non basta. La commissione d’inchiesta istituita dalla destra per eliminare i propri avversari politici si pronuncerebbe a poche settimane dal voto d’autunno. Uno scenario di destabilizzazione inquietante e pericoloso nel cuore d’Europa.

Le istituzioni dell’UE continuano a fare pressioni sul paese, sottolineando come la Polonia sotto il partito populista Legge e giustizia si trovi su un pendio scivoloso e si allontani dai principi dello stato di diritto dell’Unione Europea.

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