Adinolfi cerca la guerra tra poveri con il Partito Gay

I social irridono il leader del Popolo della Famiglia per le percentuali da prefisso telefonico.

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Leader del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi ha passato non poco tempo a tuonare contro la comunità LGBTQ nel corso dell'intero 2021.
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In attesa dei ballottaggi il weekend elettorale ha pesantemente ridimensionato la peggior destra della storia repubblicana, con il centrosinistra riuscito a conquistare al primo turno Milano, Bologna e Napoli, andando al ballottaggio a Torino e Roma con ampie possibilità di fare filotto.

Tra i mille candidati sindaci delle grandi città c’erano anche volti del Partito Gay e del Popolo della Famiglia targato Mario Adinolfi. Ebbene a Roma e Torino i candidati del Partito Gay hanno fatto meglio dei candidati del PDF. A Roma Fabrizio Marrazzo ha conquistato 2.718 voti, ovvero lo 0.2%, rispetto ai 2.044 voti di Fabiola Cenciotti, candidata sindaca di Adinolfi. A Milano Mauro Festa del Partito Gay ha conquistato 2.201 (0.5% del totale), mentre il Popolo della Famiglia ha visto Piero Chiappano correre nei Municipi 1 e 2 nella lista “Milano Paragone sindaco”. Il flop di Gianluigi Paragone è stato straordinario. A Torino Davide Balducci Betti del Partito Gay ha conquistato 1.336 voti (0.7%, considerando anche il Partito Animalista), mentre il Popolo della Famiglia, che ha corso al fianco del candidato di centrodestra Paolo Damilano, si è fermato ai 1.320, 0,4%. Solo a Napoli c’è stato un ribaltamento di forze. Il Partito Gay ha ‘sposato’ Antonio Bassolino, con 927 voti raccolti (0,3%), mentre il PDF, al fianco del candidato di centrodestra Catello Maresca, è arrivato al 2.6% in una lista chiamata Napoli Capitale il Popolo della Famiglia-Lega Sud-Società e Famiglia.

Irriso sui social per aver preso meno voti del Partito Gay in molte grandi città, Adinolfi ha così reagito: “È divertente, scrivono che a Roma il partito gay ha preso qualche voto più di noi, ma non scrivono che a Napoli noi abbiamo preso 8.408 voti e loro 925. Una narrazione sempre a senso unico”. Dinanzi agli esaltanti numeri del proprio partito, Adinolfi ha poi sottolineato come “il Popolo della Famiglia a ogni tornata elegge persone nelle istituzioni. È già successo anche stavolta al primo turno, ne eleggeremo altri ai ballottaggi. Voi ridete, noi entriamo nelle assemblee elettive. Uno alla volta. Non abbiamo fretta. Gli sfottò sono utili per temprarci”.

Ma il PDF cala rispetto al 2016, almeno nelle grandi città. Cinque anni fa a Roma raccoglieva 7.480  voti. Oggi 2.044.  Cinque anni fa a Torino rastrellava 2032 voti. Oggi 1.320. Cinque anni fa a Bologna incassava 2.087  voti, oggi 598. Tolta l’anomalia Napoli, è un calo ovunque.  Ma Adinolfi ringrazia “i 42.711 italiani che hanno messo una croce sulla scheda dove hanno visto il simbolo del Popolo della Famiglia. Ci fanno festeggiare nuovi consiglieri comunali pidieffini subito eletti al primo turno come Lucianella Presta a Pianezza e Giuseppe Ferrario a Busto Arsizio”.

Fabrizio Marrazzo, Portavoce Nazionale Partito Gay, dal canto suo ha festeggiato i primi consiglieri eletti a Morterone (Lecco) e Valnegra (Bergamo): “questo mostra che nei luoghi dove riusciamo a farci conoscere il nostro progetto politico viene apprezzato, un risultato storico per la comunità LGBT+ che per la prima volta ha degli eletti con una lista propria. Questo è solo l’inizio di un percorso lungo, ora attendiamo i risultati delle grandi città dove la competizione è più complessa confrontandoci su territori vasti e con competitor che hanno avuto grandi finanziamenti. Il risultato di oggi ad ogni modo pone inizio ad una rivoluzione culturale, per la quale lavoreremo ancora per i prossimi anni”.

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