USA, bruciano la bandiera rainbow: non semplice vandalismo, ma un attacco omofobo in pieno regola

Negli USA, dei codardi hanno bruciato una bandiera rainbow. Ma non ci sono scuse. Non è solo un atto vandalico, ma di vero odio.

candidati lgbt USA
The Rainbow Flag flies beneath the American flag at the Stonewall National Monument, Wednesday, Oct. 11, 2017, in New York. The Rainbow Flag, an international symbol of LGBT liberation and pride, was flown for the first time at the monument. (AP Photo/Mark Lennihan)
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Atto d’odio. Non c’è altro modo per definire quanto successo. Non un atto vandalico. Nemmeno una ragazzata. Sono sempre più frequenti gli attacchi verso la comunità LGBT negli USA. Stavolta è capitato a Rye City, nella contea di Westchester, nello Stato di New York.

Degli omofobi, hanno preso la bandiera rainbow che sventolava davanti una casa. Le hanno dato fuoco. Poi, come capita spesso, da codardi sono scappati. Un atto di odio: così è stato classificato l’incidente dalla Commissione per i diritti umani della contea di Westchester.

Non si può parlare di vandalismo, ma di un sentimento anti-LGBT crescente negli USA

Secondo quanto riportato dalle associazioni locali, questo non è il primo atto del genere di Rye City. Negli USA questi incidenti capitano di continuo, dimostrando che sta crescendo un sentimento anti-LGBT che fa e deve far paura.

Questi atti ci ricordano quanto lavoro deve essere fatto nella lotta per l’uguaglianza e la lotta contro l’odio. Questo è il secondo caso recente nella contea in cui una proprietà privata è stata bruciata sulla base dell’odio. 

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Non c’è solo l’odio. Il gruppo di omofobi sono di fatto entrati in una proprietà privata, hanno rubato e danneggiato una cosa non loro. I reati di cui sono responsabile non sono pochi. E che devono essere puniti.

Un primo atto di odio: alle fiamme un cartello Black Lives Matter

Come già detto, Rye City non è nuova a questi “incidenti”. Il primo atto d’odio della contea era avvenuto la scorsa settimana. A bruciare, era stato un cartello “Black Lives Matter“, la campagna lanciata dopo l’omicidio di George Floyd da parte della Polizia.

Anche in questo caso, gli investigatori stanno trattando l’atto come un crimine di odio, ma ancora non sia se i due atti siano collegati ed eseguiti dalle stesse persone. Nonostante questo, è chiaro se si tratta di un branco contro i diritti civili e la non discriminazione. A supportare questa ovvia ipotesi, anche un terzo incidente, avvenuto qualche giorno prima l’incendio del cartello: un cappio, fatto trovare davanti l’abitazione di una famiglia afroamericana.

Dagli USA, con il rapporto mensile sulle discriminazioni, è tutto.

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