I videogiochi giapponesi cominciano a eliminare l’omofobia, ma solo in Occidente

L’omosessualità è paurosa e ridicola, secondo gli sviluppatori del videogioco.  Entrambe le scene saranno però modificate nella nuova versione occidentale di Persona 5.

I videogiochi giapponesi come Persona 5 iniziano a rimuovere l'omofobia, ma solo in Occidente
4 min. di lettura

La compagnia giapponese Atlus (parte di Sega, quella del Maga Drive) ha annunciato che nell’edizione occidentale della nuova versione del videogioco Persona 5 sarà modificata una scena dal contenuto omofobo precedentemente presente nell’opera.

Ari Advincula, responsabile della comunicazione per Atlus, ha dichiarato al sito specializzato in videogiochi IGN che il testo della scena sarà modificato in modo che i personaggi omosessuali non siano più rappresentati in modo negativo. Anche il responsabile del progetto Yu Namba ha parlato di queste modifiche, in questo caso al sito di informazione videoludica Gamespot.

“Come responsabile della localizzazione” ha dichiarato Namba “non posso davvero modificare molto di quello che già è nel gioco. Ma la nostra squadra ha pensato che fosse una situazione piuttosto strana quando ha dovuto localizzarla. E con l’uscita di Royal [la nuova versione di Persona 5, rilasciata in Giappone nel 2019 ma non ancora arrivata in Occidente], eravamo decisi a vedere se fosse possibile risolvere il problema, almeno nella localizzazione. Abbiamo dovuto parlare con il dipartimento che si occupa della produzione, con il marketing, capire cosa ne pensavano di questo cambiamento, cosa ne avrebbe pensato il pubblico, cosa ne avrebbe pensato la compagnia, se fosse ok…

A un certo punto di Persona 5 il protagonista e il suo miglior amico Ryuji vengono avvicinati, senza motivo e senza alcuna conseguenza a livello di trama, da due uomini gay. Il gioco mostra Ryuji, che è un ragazzino del liceo, terrorizzato di fronte alle pesanti, esplicite e indesiderate avances dei due uomini, e la scena ha soprattutto lo scopo di ridicolizzare l’omosessualità (nel video qua sotto potete vederla nell’adattamento a cartoni animati di Persona 5). È una rappresentazione dell’omosessualità tipica dell’arte commerciale giapponese: uomini adulti, vestiti in modi almeno eccentrici, ci provano con ragazzini molto più giovani ed esplicitamente non interessati a loro. Posso poi incontrare nuovamente i due personaggi durante una gita alle Hawaii, e anche questa scena ripropone gli stessi stereotipi. L’omosessualità è paurosa e ridicola, secondo gli sviluppatori del videogioco.  Entrambe le scene saranno però modificate nella nuova versione occidentale di Persona 5.

https://www.youtube.com/watch?v=EQuGJf-KN7E

L’ostilità di tutta la serie Persona, e soprattutto di Persona 5, verso il mondo LGBTQ può sembrare strana, perché la trama del videogioco sembrerebbe altrimenti perfetta per parlare di identità queer e del loro conflitto con società tradizionali come quella giapponese. Persona 5 di Atlus racconta di un gruppo di ragazzi che, acquisito il potere di entrare nella mente delle persone, decide di usare questa capacità per cambiare il mondo e renderlo un posto migliore. È una storia che, in teoria, dovrebbe parlare di chi è normalmente escluso dalla società e combatte per migliorarla, ma in realtà il videogioco ignora (e discrimina) proprio chi è escluso dalla società giapponese, come le persone che fanno parte del mondo LGBTQ. In Persona 5 (e Persona 4) posso per esempio interpretare solo un personaggio maschile, che può avere solamente relazioni sentimentali eterosessuali.

Le modifiche annunciate coinvolgono solo l’edizione occidentale. Persona 5 Royal è già disponibile in Giappone, e lì, da quello che sappiamo, quei dialoghi sono rimasti coerenti con quelli dell’edizione originale. E non  è la prima volta che un videogioco Atlus viene modificato solo nella sua versione occidentale. Su Gay.it abbiamo già discusso di un altro videogioco della compagnia, Catherine, realizzato tra l’altro dalla stessa squadra che ha lavorato a Persona 5. Nella versione occidentale della seconda versione di Catherine, Catherine: Full Body, è stato eliminato l’uso del dead name per riferirsi a un personaggio transgenere. Cioè, nella versione base di Catherine e nella versione giapponese di Catherine: Full Body il gioco si riferisce a un personaggio transgenere usando il nome assegnato alla nascita (il dead name), e solo nella versione occidentale della seconda versione del gioco il problema è stato risolto.

Questo, al di là delle dichiarazioni ufficiali (Namba ha lavorato per anni alla serie Persona e non ha avuto niente da ridire sulla sua omofobia), evidenzia i veri motivi che spingono Atlus a correggere certe scene: in Occidente Atlus è attaccata per la decisione di usare il dead name di un personaggio, sostanzialmente negandone il genere scelto, e per l’uso di stereotipi omofobi, e quindi l’azienda, per motivi di comunicazione, elimina questi elementi dalle opere. In Giappone, dove l’uso di elementi trasfobi e omofobi è accettato dalla società e apprezzato dal governo, il problema non si presenta e l’azienda può tranquillamente continuare a usarli. Anzi, non mostrare i personaggi omosessuali in modo negativo potrebbe persino diventare un problema.

Comunque, son contento di non essere più costretto a vedere una scena omofoba quando gioco a Persona 5, anche se quella scena viene eliminata solo in una versione del gioco e magari solo per andare incontro a “i gusti” di una società, come se accettare o no l’omofobia fosse alla fine una questione di gusto e di preferenze.

È forse anche un po’ ingiusto accusare il mercato giapponese in generale o Atlus/Sega, sempre in modo generico, per tali problemi e per il fatto che vengano risolti solo nella versione occidentale di Persona 5 Royal. Hanno certamente delle responsabilità: la società giapponese accetta ancora apertamente questi comportamenti e l’azienda non prende forti posizioni per evitare simili contenuti nei suoi videogiochi. Ma quando Sega ha pubblicato i remaster per PlayStation 4 dei videogiochi della serie Yakuza (Yakuza 3, Yakuza 4 e Yakuza 5 originariamente usciti per PlayStation 3) ha eliminato, anche nell’edizione giapponese di queste versioni rimasterizzate, le scene dal contenuto transfobo. E lo ha fatto trattandola non come una questione di localizzazione, ma spiegando che “all’epoca la percezione della comunità LGBTQ era diversa da quella odierna.” Il vero problema è che il direttore della serie Persona, Katsura Hashino (ora passato a nuovi progetti), e la sua squadra non perdono occasione per mostrare in modo negativo o comunque “gender critical” persone omosessuali e trangenere e (e qui entra in gioco la responsabilità dell’azienda) che Atlus glielo permette.

Persona 5 Royal arriverà su PlayStation 4 (in Occidente) il 31 marzo 2020.

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