Zendaya e il viaggio negli inferi di Rue: “La redenzione è possibile”

La sua interpretazione nel quinto episodio di Euphoria ha sconvolto chiunque.

Zendaya e il viaggio negli inferi di Rue: "La redenzione è possibile"
Zendaya ha stregato tutti nell'episodio 5 di Euphoria andato in onda questo lunedì
2 min. di lettura

Il quinto episodio di Euphoria (andato in onda questo lunedì) è stato un tour de force per chiunque: la puntata – dal titolo “Stand still like the Hummingbird” – archivia momentaneamente gli altri personaggi, per dedicarsi esclusivamente alla sua disfunzionale, tragicomica, devastante protagonista, Rue.

Cercando di sviare particolari spoiler, vi basta sapere che nell’arco di cinquantaquattro (infiniti) minuti, la macchina da presa non molla neanche per un secondo il personaggio, seguendola per una rocambolesca fuga per le strade della città.

È un episodio crudele e spietato, grottesco ai limiti del comico, ma anche terrificante da togliere il respiro, disgustoso all’inverosimile, e incredibilmente catartico.

Al centro della scena c’è ovviamente Zendaya, in un’interpretazione che fa tremare le pareti (letteralmente): è uno di quei numeri attoriali che rimangono incollati nella mente di chi guarda e valgono una carriera.
Un intero episodio per garantirle un altro Emmy.

 

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La stessa attrice si è esposta sui social sull’impatto che il suo personaggio ha avuto sulla propria formazione, ma ancor più sugli spettatori: “Penso che in questo show, e nello specifico in questa stagione, lei tocca il fondo del barile” scrive riportando l’estratto di un’intervista “La mia speranza è che gli spettatori riescano a vederla ancora come una persona meritevole d’amore e del loro tempo. Poter vedere del buono in lei, anche se lei non riesce a vederlo in sé stessa”.

Difatti Rue ci mette seriamente alla prova: ferisce chiunque intorno a lei e flirta con la morte fino all’ultimo minuto. Bugiarda, meschina, ma anche immensamente vulnerabile.

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È una sfida allo spettatore che può detestarla, amarla, o entrambe le cose.

L’episodio lascia anche ampio spazio al suo passato, alla rielaborazione di un lutto sempre filtrato attraverso l’uso di stupefacenti.

Tutto questo senza mai legittimare la condotta della protagonista, ma semplicemente mostrandola in tutta la sua sfiancante complessità, senza censura o indulgenza.

Se puoi amarla, allora puoi amare anche qualcuno che sta arrancando per lo stesso motivo, e magari avere una visione più ampia del dolore che sta vivendo, e che spesso è fuori controllo.” continua nel post.

Zendaya spera che il personaggio di Rue possa essere d’aiuto per chi soffre di tossicodipendenza e sta lottando per rimanere sobrio e pulito, in particolar modo il suo pubblico LGBTQIA+ (secondo uno studio del 2018, i giovani queer sono più inclini a fare uso di sostanze stupefacenti o psicofarmaci, 1,27 volte superiore rispetto le persone eterosessuali).

Zendaya e il viaggio negli inferi di Rue: "La redenzione è possibile"
Zendaya ha già vinto il premio come miglior attrice in una serie drammatica agli Emmy 2020. Ma dopo questa seconda stagione potrebbe fare il bis.

Successo a parte, Euphoria continua anche a scomodare reazioni contrastanti: molte persone hanno accusato lo show di romanticizzare l’abuso e diventare un enorme trigger warning per gli spettatori in situazioni simili.
Altrǝ elogiano l’estremizzazione della serie, ribadendo che lo show non ha il fine di essere educativo, e che se ci trasmette disagio non siamo tenutǝ a guardarla.

Ribadendo l’importanza di avere sempre più personaggi “profondamente imperfetti”, Zendaya conclude : “Ricordate che non siamo i nostri errori più grandi, e la redenzione è possibile“.

 

 

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