Sposa una ex trans italiana: la questura nega soggiorno

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Lui è un brasiliano che ama vestirsi da donna e che sposa una ex trans riminese. Per la Questura, le nozze non sono conformi alle leggi italiane, ma...

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La Questura di Rimini gli aveva negato la Carta di Soggiorno nel 2011, ma L.P.L, cittadino brasiliano sposato con S.A. una ex transessuale italiana non ha ceduto ed ha fatto ricorso, vincendolo.
La vicenda inizia qualche anno fa quando i due si incontrano e si innamorano. La storia si snoda tra l’Italia e il Brasile dove i due, che adesso hanno 35 e 38 anni, a febbraio del 2010 si sposano. Lei, S.A., una vetrinista riminese, a quell’epoca si era già sottoposta all’operazione per la riassegnazione del genere diventando a tutti gli effetti donna. Un matrimonio senza dubbio riconosciuto, dunque. Tranne che per la questura di Rimini secondo la quale il matrimonio era, in realtà "strumentale" all’ottenimento del permesso di soggiorno da parte del cittadino brasiliano oltre che incompatibile con le leggi italiane.

A riprova di questa tesi, secondo la Questura, c’era il fatto che durante il sopralluogo svolto nell’abitazione riminese dei due gli agenti hanno trovato quasi esclusivamente abiti e accessori femminili.
Abiti e accessori che anche L.P.L usa quotidianamente dato che ama vestirsi spesso da donna. "Questo – ha spiegato a Gay.it l’avvocato Genny Quadrelli che insieme al collega Cappelli ha assistito la coppia -, secondo la Questura, configurava un’unione incompatibile con il nostro istituto del matrimonio". Il giudice del tribunale di Rimini, però, ha smentito la Questura ed ha dato ragione alla coppia.

"Secondo il giudice – continua l’avvocato Quadrelli -, che ha sentito alcuni testimoni a coferma della reale convivenza tra i due, il fatto che lui ami vestirsi da donna afferisce alla sfera privata della coppia e non inficia il valore del matrimonio contratto in Brasile". Per di più, lei è ormai donna a tutti gli effetti anche per lo Stato italiano e, verificata la genuinità del rapporto, negare la carta di soggiorno come familiare di cittadino europeo al marito, solo perché ama vestirsi da donna, avrebbe rappresentato una discriminazione anche rispetto alle leggi attualmente vigenti in Italia.
Con provvedimento emesso lo scorso 14 aprile, dunque, il Tribunale di Rimini ha accettato il ricorso di L.P.L, che in precedenza aveva già lavorato in Italia come commesso e colf,  che adesso potrà ottenere la sua carta di soggiorno in qualità coniuge di una cittadina italiana.

di Caterina Coppola

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