Cirinnà: “modificare i decreti sicurezza, protezioni per donne e richiedenti LGBT”

"Non possiamo più tollerare questa situazione, indegna di una democrazia europea", ha tuonato la senatrice dem.

monica cirinnà dipartimento diritti
Si apre la strada a Monica Cirinnà prossima sindaca di Roma.
2 min. di lettura

I decreti Sicurezza, detti anche decreti Salvini, festeggeranno a breve due anni di vita. Era infatti novembre del 2018, con il leader leghista ministro dell’Interno nel Governo Conte I, quando i famigerati decreti presero forma. 40 articoli che trattavano la riforma del diritto d’asilo e della cittadinanza (con l’abolizione della protezione umanitaria e le limitazioni per accedere all’accoglienza degli Sprar – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata, gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. Nell’estate del 2019 è poi arrivato il decreto sicurezza bis, riguardante “disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, quasi tutto orientato alla materia immigrazione, di soccorso in mare.

Dopo un anno di governo giallorosso, e con il Pd di Nicola Zingaretti che dopo la tornata delle regionali ha imposto una cambio di rotta deciso alla linea di governo a trazione grillina, i decreti sicurezza saranno finalmente cambiati. Non del tutto cancellati, ma modificati. A ribadirne l’urgenza Monica Cirinnà, da mesi a capo del dipartimento Diritti Civili del Pd,

“Voglio essere chiara. Il superamento dei decreti sicurezza è una delle condizioni dell’accordo di governo”, ha sottolineato la senatrice. “Cambiarli profondamente è un obiettivo fondamentale per la comunità politica del Partito democratico, che contro quello scempio si è battuta e continua a battersi”.

Tra le moltissime modifiche necessarie e improrogabili c’è la reintroduzione di una forma di protezione che, senza incasellare i rifugiati in rigide classificazioni, consenta al giudice di riconoscere e tutelare condizioni di vulnerabilità “atipiche”. Penso, ad esempio, ai richiedenti LGBT+, che ad oggi sono sprovvisti di qualunque forma di protezione: addirittura, sulla base dei decreti sicurezza è stato possibile inserire tra i paesi di provenienza “sicura” Stati nei quali l’omosessualità è reato! Ma penso anche alle donne provenienti da paesi in cui la condizione femminile è oggetto di discriminazione e violenza. Potrei continuare a lungo. Quello che voglio ribadire è che non possiamo più tollerare questa situazione, indegna di una democrazia europea. Abbiamo una forte responsabilità in questo senso. Dagli alleati del Movimento 5 stelle mi aspetto lealtà e coerenza. Si cambi, senza perdere più tempo. E senza paura di distinguersi, segnando una discontinuità forte con il passato e imprimendo una direzione chiara a questa fase politica”.

A fine 2019 Cirinnà aveva presentato un’interrogazione parlamentare sull’individuazione di Paesi sicuri per i richiedenti asilo LGBT. Questo perché nel cosiddetto decreto Paesi Sicuri, erano stati elencati 13 Paesi che l’Italia considera «paesi di origine sicuri», cioè rispettosi dei diritti umani (Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina) senza che tali scelte siano argomentate dagli estensori. In questi Paesi è infatti dimostrabile che esistono persecuzioni nei confronti delle donne, delle minoranze sessuali, etniche, religiose e politiche, nonché violenze legate al fenomeno della tratta.

In in Algeria, Ghana, Marocco, Senegal e Tunisia i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti vengono puniti con il carcere, come dimostrano numerosi casi anche molto recenti; in altri Paesi, come Albania, Kosovo e Ucraina, l’omotransfobia sociale è molto forte e i casi di violenza frequenti, tanto da impedire alle persone Lgbti un’espressione piena e serena della propria identità. Eppure per le persone richiedenti asilo che arrivano da questi Paesi si applicherà una procedura accelerata: il diniego alla loro domanda di protezione potrà limitarsi ad affermare che provengono da un Paese sicuro e che non hanno dimostrato l’eccezionalità della loro situazione individuale; a questo si aggiunge l’assenza dell’effetto sospensivo per l’eventuale ricorso, pertanto al primo diniego scatterà l’espulsione.

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