Elodie è grande come la nostra Libertà

Siamo statə all'ultima tappa di un tour indimenticabile. Dai messaggi contro la violenza di genere al duetto con Annalisa, l'ultimo concerto di Elodie a Milano è lo statement di una popstar in capslock.

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Credit: Nino Saetti e Lorenzo Villa
Credit: Nino Saetti e Lorenzo Villa
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Elodie non è solo un’altra cantante. Elodie è la popstar, o meglio la cantante che ha colmato il vuoto della popstar in Italia.

Popstar è una parola che porta con sé implicazioni diverse a seconda di chi la usa. Se chiedi all’Enciclopedia dei gay, ti diranno che è un’artista sufficientemente sicura di sé ma non esente da vulnerabilità, in grado di cantare, ballare, cambiare abiti, rinnovarsi a cadenza regolare, ricordare qualche altra popstar a sua volta, ma senza copiarla o scomodare confronti (che ci saranno comunque, ma ne parliamo dopo).

In Italia ci abbiamo messo un po’ a capirlo: dopo Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini, Patti Pravo e tutte le ‘intoccabili’ di una volta, in questi anni le donne della musica ci hanno dato grandi voci, tante ballads, e volti abbastanza rassicuranti da non infastidire nessuna categoria demografica: non che fosse un male, ma per chi voleva quella popstar toccava rivolgersi oltreoceano. Poi nel 2020 Elodie è salita sul palco di Sanremo con  Andromeda e si è accesa una luce in fondo al tunnel: non c’è stata più una serata queer che non avesse a rotazione una sua canzone e su Twitter (e non) hanno cominciato a chiamarla ‘madre’, ‘regina’, o ‘ donna dalla fessa pesante’. Se vieni appellata almeno con uno di questi tre termini, sei sulla strada giusta.

 

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Quella tra gli uomini gay e le popstar è una storia d’amore centenaria: le popstar stanno agli uomini gay come i calciatori agli uomini etero o i santini nel portafoglio (e conosco più di qualcuno che tiene dietro lo schermo del telefono un ritratto della Madonna con la faccia di Elodie). È una questione personale che va ben oltre il tuo Spotify Wrapped: se ti toccano la popstar, è come se ti toccano la mamma. Le ascolti ma vuoi essere anche un po’ loro, impari balletti e tracklist a memoria, e ti sostengono nei momenti difficili. Nel migliore dei casi, loro trovano un pubblico accogliente dove esprimersi come vogliono senza rispondere a nessun codice vittoriano. Nel peggiore, vengono messe a confronto per fare a gara chi è la più brava, con il solito scrutinio maniacale che gli artisti maschi non si sono dovuti mai sorbire.

In ogni caso, Elodie (o come la chiamano i miei amici, Elodea) ha accolto a braccia aperte il titolo e ricambiato da grande alleata: ha fatto da madrina del Roma Pride 2023 e risposto per le rime a Giorgia Meloni e tutta la combriccola che ci vorrebbe nei forni crematori. Siccome abbiamo ancora paura di una donna che usa e celebra il suo corpo come pare a lei, arrivano pure quelli a dirti che “non sei una cantante, ma una spogliarellista”. In ogni caso, quest’anno alla premiere del suo clubtape RED LIGHT  l’ha messo chiaro: lei lo fa per le donne e la comunità queer, non per i maschi etero piagnoni nella sezione commenti.

Eppure questo 9 Dicembre, al Mediolanum Forum, per la tappa conclusiva del suo primo tour non ci sono solo uomini gay, ma anche famiglie con bambini a carico, fidanzati e fidanzate, nonni e nonne, e tantə ragazzə che hanno scelto di passare il sabato sera insieme ad Elodie. Quando si spengono le luci e lei sale sul palco sulle note di Purple in The Sky è chiaro il perché: accompagnata da  11 ballerini, band, coreografie studiate ad hoc e look impeccabile, la gran bastarda già ci tiene in pugno.

Dopo la cover di American Woman – infuocata come quando la fece a Sanremo l’anno scorso, ma stavolta senza Big Mama  – cominciano le sorpresine: entra sul palco Piero Pelù, cantano insieme El Diablo, e lui ci ricorda che anche oggi è stata uccisa un’altra donna: “Questo appello è soprattutto rivolto a noi fratelli, non Fratelli d’Italia, ma di coscienza” dice Pelù, ribadendo “La violenza di genere che le donne stanno subendo è un problema di tutti, ma soprattutto di noi maschi, quindi impegniamoci ad evidenziare, denunciare, e condannare ogni parola o gesto che contenga il seme della supremazia del maschilismo”. 

Arrivati alla parentesi RED LIGHT, il palco si fa night club con tanto di pole dance, ma anche manifesto politico: “La guerra toglie la libertà. Oltre 449 milioni di bambini vivono in zone di conflitto.” scorre sul maxi schermo alle sue spalle, seguito da “Il genere non può determinare la libertà di una persona, ma 29,9 milioni di ragazze adolescenti vivono nei 10 Paesi con il più alto numero di matrimoni infantili.” “La cultura rende liberi, ma nel mondo 244 milioni di bambini e giovani non vanno a scuola e 771 milioni di adulti sono analfabeti.” “Tutti dovrebbero essere liberi di scegliere se vivere e costruirsi un futuro nella propria terra, eppure si stima che nel 2023 ci siano 108, 4 milioni di migranti forzati.”  Tra il pubblico, qualche fila davanti a me, vedo anche la mamma e la nonna della popstar, e mi gaso da solo al pensiero di una nonna che vede sua nipote spassarsela sulla pole dance. Libera di fare e dire quello che vuole, come vuole.

 

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Poi ad un certo punto le ultime note di Tribale si tramutano in quelle di Mon Amour,Annalisa, l’altra popstar italiana, compare sul palco. Non è solo un duetto: è l’incontro tra i due Papi, Lo stato dell’Unione, le nostre Beyoncé e Taylor Swift. Come dicevo all’inizio, i confronti alla fine arrivano sempre: uno non può godersi due artiste brave e di successo senza per forza decidere chi asfalta di più l’altra. Ma questo è il Trattato di Versailles e loro due si divertono così tanto che in questa botta di gioia ci cantano pure Ciclone: a fine esibizione niente bacio come ai VMAs del 2003, ma un abbraccio, con Annalisa che le dice: “Spero sia l’inizio di una lunga serie“. Non so cosa succede nel mondo reale, ma quarantotto ore dopo nel mio mondo se ne parla ancora, e chi non c’era non si dà pace.

Il terzo e ultimo duetto della serata è con Sfera Ebbasta e vado in modalità aereo: in un concerto che è inno d’emancipazione e libertà femminile, uno che scrive ancora “la strada è putt*na, ha sempre le cosce aperte” e “una tr*ia che ti fa le fusa” ci serviva? Pace, nel giro di qualche minuto stiamo già ondeggiando di nuovo su “lacrime mie, lacrime tue“. Dopo Pazza Musica (senza Mengoni) e Margarita, sono solo le undici ma prima di salutarci, ci invita a fare naturalmente un Bagno a Mezzanotte.

A show finito, Elodie ha mantenuto le sue parole: ha aperto le porte di casa ad ogni famiglia (legittima e non), ha provocato senza chiedere scusa, e dato un po’ di magia. Possiamo stare giorni a decidere se ballava abbastanza bene, se i costumi ci piacevano, o se fosse più o meno brava di [inserisci nome a caso qui], ma sarebbero chiacchiere non solo noiose, ma anche un po’ inutili: il brevetto da popstar se l’è portato a casa già da un pezzo. Questa è stata solo un’ulteriore conferma, per certa gente con le idee confuse.

Avevo detto che avrei voluto stancarvi, spero di esserci riuscita” scrive oggi lei su Instagram. Sì, Elodie ci sei riuscita, adesso rifacciamolo.

Leggi anche: Orgogliosamente e meravigliosamente libera, si chiama Elodie e si legge popstar

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