Pietro, le sue mamme Livia e Ale, l’amore e la fecondazione assistita: nascita di una famiglia arcobaleno

Lo straordinario è nella resiliente caparbietà di una storia d'amore che nessuno può fermare. La testimonianza.

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Il piccolo Pietro ha soffiato da poco sulla sua primissima candelina, ma per le sue mamme e gli oltre 1800 followers di @centopecentomamme è già una superstar. In un dolcissimo diario social, questa piccola grande famiglia arcobaleno racconta il proprio percorso per diventare tale.

Abbiamo chiesto a Livia e Ale di condividere con noi uno scorcio del loro cammino: dall’inizio del loro progetto di vita insieme fino a quel test di gravidanza positivo. 

Partiamo dall’inizio: com’è nata la vostra storia d’amore?

Livia: Ci siamo conosciute a lavoro. Ale lavorava in questa scuola già da un anno, io sono arrivata dopo, siamo due insegnanti di sostegno. Dapprima non ci stavamo tanto simpatiche, poi ci hanno messo a fare insieme alcune attività e qui abbiamo potuto conoscerci meglio. E niente, da cosa nasce cosa!

Il piccolo Pietro è stato desideratissimo: quando avete scoperto di voler diventare mamme?

Ale: È un desiderio che abbiamo sempre coltivato e che abbiamo semplicemente condiviso quando ci siamo conosciute. È stato uno dei primi argomenti di cui abbiamo parlato subito.  E quindi nel 2020 abbiamo iniziato il nostro progetto, ci siamo informate sulle cliniche – naturalmente non qui in Italia, ma a Barcellona – abbiamo trovato la nostra e da qui abbiamo intrapreso il percorso con i medici in Spagna.

Potete raccontarci del vostro percorso? Lo consigliereste ad altre future mamme?

Livia: Il percorso sicuramente lo consiglieremmo, perché – sì, è difficile -, ma quando poi arrivi al risultato, ti guardi indietro, e ti puoi dare solo una pacca sulla spalla, perché sei arrivata ad avere una cosa preziosissima come la maternità, anche se con tanta fatica.

Come consiglio daremmo quello di non mollare, perché a volte non si ottiene il risultato al primo tentativo. Provare e riprovare perché ne vale davvero la pena.

Abbiamo contattato la clinica, loro ci hanno dato tutta una serie di esami da fare e nel giro di qualche mese li abbiamo fatti. Poi sono i medici a consigliare il trattamento da scegliere. Per fortuna i miei esami erano tutti a posto e quindi ci hanno consigliato il trattamento più semplice e più economico, ovvero la fecondazione intrauterina.

Nel mese in cui abbiamo deciso di andare in Spagna per fare l’inseminazione, abbiamo iniziato con delle stimolazioni ormonali molto blande, anche se qua in Italia il passaggio più difficile è stato trovare i farmaci.

Dopodiché bisogna seguire le indicazioni del medico sulle quantità e gli orari, sono precisissimi! Poi durante questa stimolazione – che dura dai 12 ai 14 giorni – ogni 2 giorni bisogna sottoporsi a un’ecografia di controllo per vedere lo stato di maturazione dei follicoli.

Quando sono abbastanza maturi si programma il viaggio e ci si presenta il giorno giusto per l’ovulazione.

Pietro all’anagrafe ha voi due come mamme? Com’è andata la registrazione al Comune nella vostra città?

Livia: Diciamo che, sotto consiglio del nostro avvocato, Pietro è registrato solo a nome mio. Ci è stato detto che registrarlo a nome di entrambe sarebbe stata una cosa vana e senza senso, perché infatti, come si è visto, il governo di turno è arrivato e sta cancellando gli atti di nascita con due mamme o due papà.

Io risulto madre single per lo stato.

Comunque siamo sempre seguite dal nostro avvocato e stiamo facendo le pratiche per l’adozione, è un po’ lunghetta, ma ce la dovremmo fare.

NOTA: La step-child adoption, o adozione speciale, è quella suggerita dalla Circolare Piantedosi, in conseguenza della sentenza della Cassazione dello scorso Dicembre 2022: le coppie omosessuali per il Governo Meloni devono perseguire questa strada, e non possono accedere a una normale registrazione di genitorialità all’anagrafe, come una coppia eterosessuale: è la strada che hanno deciso, di perseguire, con serenità e spirito di resilienza, Livia e Ale.

GUIDA ALLA STEPCHILD ADOPTION – a cura di Rete Lenford per Gay.it >

 

Temete l’atteggiamento del governo Meloni?

Non temiamo ciò che il governo sta facendo ora. Nel nostro caso Pietro avrà due mamme per firma di un giudice e quindi a quel punto nessun governo potrà togliergli questa cosa.

Finalmente avrà due cognomi, due genitori a tutti gli effetti, anche se in realtà è già così. A lui non è che cambierà tanto, perché la sua realtà è questa, sia che ci venga detto sì, sia che ci venga detto no. È questa la cosa assurda.

Come vi sentite accolte dalla società?

Livia: Dalla società ci sentiamo assolutamente accolte, la nostra è una rete che ci ha sempre sostenuto e dato il suo appoggio. Non abbiamo mai subito atti di discriminazione. L’unico episodio spiacevole per me è stato con il mio medico di base – che infatti non è più tale. Secondo me si fanno tante parole, ma in realtà la società è pronta per le famiglie come la nostra.

Ale: Sì sono d’accordo, anche se ci sono comunque delle persone che purtroppo non conoscono, non sanno, e ragionano un po’ per stereotipi e luoghi comuni. Si pensa che la genitorialità debba avere dei ruoli stabiliti dal genere, cosa che non è assolutamente vera. È un passaggio culturale che sicuramente col tempo avverrà – ed è già avvenuto. Negli ultimi anni ci sono stati dei cambiamenti. Ci vuole tempo. Aspetteremo, purtroppo è quello che dobbiamo fare, ma noi personalmente ci sentiamo molto accolte e soprattutto sostenute.  

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