Fly Me to the Moon di Frank Sinatra era una canzone gay?

L'intramontabile classico di Frank Sinatra era in realtà dedicato ad un altro uomo.

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Frank Sinatra at a Capitol Records recording session in Los Angeles, CA. 1954. © 1978 Sid Avery
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Frank Sinatra è il re delle playlist natalizie, a braccetto con Michael Bublé scongelato ogni 1 Dicembre e Mariah Carey che continua a regnare incontrastata dal 1994.

È la musica più famigliare che potreste trovare in sottofondo, rassicurante o irritante a seconda dei casi. Ma il web ha da poco rilevato che uno dei suoi intramontabili classici è probabilmente una canzone d’amore gay.

Il brano del 1954 è un romantico swing originariamente scritto da Bart Howard, compositore e scrittore omosessuale che negli anni ’30 suonava musica d’accompagnamento per le drag queens.

La canzone era in principio un walzer intitolato “In other words” , che Howard ha fatto “nascere” in appena 20 minuti come ode al compagno Thomas Fowler, rimasto suo fianco per oltre 58 anni fino alla morte nel 2004.

Prima del successo planetario con Sinatra, il brano riecheggiava in tutti i cabaret di Manhattan, cantato da chanteuses dell’epoca come Frances Waybe, Portia Nelson, Felicia Sanders, o Kaye Ballard.

Se la versione di Sinatra è uno swing energico e incalzante, nella sua forma originale In Other Words era una ballata malinconica, con un tocco di insicurezza: sapere che la canzone d’amore che oggi ascoltate ai matrimoni, fu scritta in un’epoca dove l’omosessualità non era legalizzata e le persone queer erano costrette a vivere esprimendosi in codice per non dare troppo all’occhio, lascia un sapore dolceamaro.

bart howard
Bart Howard presso il Songwriters Hall Of Fame nel 1999 (Photo: Songwriters Hal of Fame)

Fammi volare sulla luna” ripete l’iconica frase, una dichiarazione d’amore delle più canoniche.

Eppure la luna stessa controlla le onde dell’oceano, accompagnava le danze delle streghe nel bel mezzo della notte, e il ciclo lunare si diceva generasse ‘isteria’ termine attribuito un tempo ad ogni comportamento ‘fuori la norma’, dalla depressione al genere non conforme all’omosessualità.

Alla sua morte nel 2004, Michelle Norris della rivista musicale NPR la definì la canzone di ‘un uomo che voleva vedere la primavera su Giove e Marte”, ma come scrive Steyn Online, a Howard fregava ben poco delle stelle: voleva riportare i sentimenti di un amore impossibile e considerato ‘troppo grande’ sulla terra.

Howard è successivamente rimasto nel dimenticatoio e l’eredita della canzone è stata lasciata a Sinatra, voce più famosa d’America che nel 1974 chiamava le giornaliste ‘un gruppo di prostitute’, trattava le donne come pezzi di carne (si vocifera scaraventò una ragazza oltre una finestra a vetri durante una festa) e Joel Jacobsen, commissario del New Jersey Casino Control definì un “bullo riprovevole”.

Tuttavia, la segreta svolta gay di Fly Me To The Moon è diventata una piccola grande soddisfazione per il pubblico LGBTQIA+: da chi la canta ai matrimoni come ‘pseudo coming out’ alla cover dell’icona gay e alleata Judy Garland nel 1963 fino alla colonna sonora del videogame apertamente queer Bayonetta, potrebbe diventare l’insospettabile inno queer delle vostre feste.

Fowler e Howard sono sepolti oggi l’uno affianco all’altro in Texas.

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