Il contributo delle famiglie non tradizionali per affrontare la crisi demografica in Italia

In materia di diritto di famiglia, l'Italia stia legiferando in direzione opposta a quella necessaria per combattere la sua catastrofica crisi demografica? Lo studio di Bocconi e Università di Trento.

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famiglie non tradizionali studio bocconi università di trento professoressa romeo
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Nonostante i proclami della nostra classe politica, e nonostante una permeante cultura cattolica che da sempre si dice favorevole alla famiglia, l’Italia affronta da anni una crisi demografica senza precedenti. Il nostro è un paese sempre meno popoloso e sempre più anziano. Una bomba a orologeria che secondo gli esperti di demografia e gli storici potrebbe far scivolare l’Italia in una radicata crisi sociale ed economica di difficile risoluzione entro pochi decenni.

Meno cittadini, meno consumatori, meno contribuenti. Troppi anziani a cui pagare la pensione e l’assistenza sanitaria e troppo pochi giovani che pagano contributi per finanziare lo stato sociale. Un avvitamento fatale, sul quale – ad oggi – nessuna visione politica ha saputo dare risposte significative. L’Italia è un paese lanciato verso un declino irrimediabile, se la curva demografica non sarà rapidamente ricondotta a trend di crescita.

Ciononostante, la classe politica italiana persiste nelle scelte ideologiche che ostacolano la formazione di nuove famiglie non tradizionali. Un esempio sostanziale è la persecuzione messa in atto dal corrente governo di estrema destra, impegnato nell’ostacolare la formazione di famiglie omogenitoriali.

Curiosamente, gli Italiani sembrano in verità non avere alcuna contrarietà all’idea di aprire alle nuove famiglie: il 50% è favorevole all’adozione per coppie omosessuali, la maggioranza degli Italiani non è d’accordo con la persecuzione delle famiglie omogenitoriali.

A questo, si aggiunge una perdurante incapacità di guardare all’immigrazione come a un’occasione di arricchimento, oltreché culturale, anche demografico. Una parte della classe politica italiana resta infatti avvinghiata a un anacronistico spauracchio dello straniero. E si tratta – per altro – di un blaterare senza soluzioni reali, poiché proprio con l’attuale governo Meloni, supportato da forze politiche da sempre avverse a qualsiasi ipotesi di strutturazione dei flussi migratori in entrata, l’Italia sta registrando un crescente flusso di immigrazione, nonostante i proclami della destra di governo.

Un paese in balia della disordinata incapacità della sua classe dirigente, nascosta dietro slogan carichi di odio verso tutto ciò che è non conforme all’idea di modello tradizionale di società. Così muore una democrazia.

Su questo inquietante scenario, l’Università Bocconi di Milano e l’Università di Trento, grazie al sostegno di 187.000 euro di Fondazione Cariplo, dal Marzo 2022 stanno conducendo uno studio per analizzare il contributo delle famiglie non tradizionali nella lotta alla crisi demografica italiana.

Il progetto raccoglie, analizza e incrocia dati di natura sia demografica, sia socio-giuridica, ed è curato da Graziella Romeo, professoressa associata di Diritto Costituzionale dell’Università Bocconi, che è a capo della ricerca così definita: “Aligning with Law Family Arrangements: Non-traditional Families’ Contribution to Addressing Italy’s Demographic Crisis” (Adeguarsi alle disposizioni in ambito di leggi sulla famiglia: Il Contributo delle Famiglie Non Tradizionali per Affrontare la Crisi Demografica in Italia).

Lo studio si propone di esaminare le attuali e potenziali modifiche demografiche che coinvolgono la popolazione italiana. Recenti studi hanno rilevato un marcato declino delle tradizionali famiglie nucleari, e non, come si vorrebbe far credere, un declino delle famiglie tradizionali. Lo studio suggerisce che le famiglie non tradizionali potrebbero non essere affatto l’unico motivo della crisi demografica.

La fecondità delle famiglie non tradizionali rimane in gran parte inesplorata. Pertanto, questo progetto rappresenta il primo sforzo sistematico per valutare i modelli di fertilità e i piani di procreazione all’interno di famiglie che non seguono il modello tradizionale di una coppia eterosessuale con figli.

La fecondità all’interno delle famiglie non tradizionali potrebbe essere effettiva o potenziale. La fecondità effettiva si riferisce al numero di figli che effettivamente hanno avuto. La fecondità potenziale, invece, si riferisce a quanti figli potrebbero avere se le barriere legali e materiali legate alla genitorialità venissero eliminate.

Dunque questo studio ci dirà se – come si sospetta legittimamente – l’Italia, in materia di diritto di famiglia, stia legiferando in direzione opposta a quella necessaria per combattere la sua catastrofica crisi demografica.

La politica reazionaria del Governo Meloni tende a indicare modelli superiori ad altri, dunque a dividere la società tra buoni – coppie uomo-donna sposate con figli -, e cattivi – coppie omosessuali, coppie non sposate, single. Ai buoni vengono dispensati sgravi fiscali la cui efficacia non è mai stata verificata nei provvedimenti dei precedenti governi, mentre i cattivi vengono penalizzati con tasse e addirittura persecuzioni tramite procure e tribunali.

Quello dell’estrema destra italiana è un approccio ideologico e miope. La società avanza quando tutte le possibilità e le opportunità di crescita sociale vengono difese, assistite e supportate dallo Stato liberale. Il Governo Meloni procede invece con approccio punitivo di stampo autoritario: un esempio, oltre all’annientamento delle famiglie arcobalno, è anche l’estensione di reato universale per le coppie omogenitoriali che si avvalgono di maternità surrogata all’estero.

Secondo quanto appreso da Gay.it, lo studio guidato dalla prof.ssa Romeo è attualmente nel pieno del suo processo di analisi e si avvia verso la conclusione. I risultati saranno divulgati nel Febbraio 2024.

Il progetto coinvolge anche ricercatori del Dipartimento di Giurisprudenza della Bocconi (Francesco Paolo Patti), della NOVA School of Law (Nausica Palazzo), dell’Università di Trento (Agnese Vitali) e dell’University College London (Maria Sironi e Alice Goisis).

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