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Irrawaddy Mon Amour: due uomini innamorati contro la dittatura

La regista Valeria Testagrossa ci ha parlato del suo documentario e su cosa significa amarsi, senza diritti o tutele, in un villaggio della Birmania.

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Verrà presentato questo mercoledì 5 Ottobre, alla seconda edizione del Festival Interazioni – presso il Teatro Palladium di Garbatella a Roma – Irrawaddy Mon Amour, documentario di Valeria Testagrossa, Nicola Grignani, Andrea Zambelli. Un film nato da un’avventura, che Testagrossa ha iniziato nel 2009, quando saltando su un camioncino carico di riso, ha cominciato a percorrere le campagne della Birmania, fino alpiccolo villaggio sul fiume Irrawaddy in Myanmar: “La situazione in Birmania era totalmente chiusa, come continua ad esserlo ora” racconta al regista “Ero giovane e curiosa di capire questo paese, che sapevo essere sotto dittatura dopo così tanto tempo“. L’incontro con il popolo del posto è stata una scoperta prima di tutto personale per Testagrossa, interfacciandosi con persone che non avevano mai visto una straniera prima d’allora: “I bambini non avevano mai visto una donna alta con occhi azzurri. Ero una specie di incrocio tra uno spirito e un mostro”.

Irrawaddy mon amour
Irrawaddy Mon Amour (2015)

È proprio in questo contesto rurale, senza elettricità o acqua corrente, che Valeria incontra U Myu Nyun, e la sua comitiva quel più fluida e sfaccettata che mai, luogo di accoglienza e ritrovo alla faccia delle politiche oppressive del paese: “Mi ha colpito parecchio il contrasto tra quel contesto e la loro serenità nel mostrare la propria identità” spiega Valeria. Nel 2014, insieme agli altri due co-registi Grignani e Zambelli, Testagrossa per raccontare sullo schermo la storia d’amore tra il giovane venditore ambulante, So Oko, e Saing Ko, muratore dell’altro villaggio. La realizzazione del film è diventata per i giovani registi e la comunità, un’occasione di supporto e protezione reciproca: “Necessitavamo un piano tela, perché sotto dittatura nemmeno noi potevamo restare nel villaggio” racconta Valeria “Nel momento in cui sarebbero arrivati a controllarci, avremmo mostrato un contratto che dimostrava fossero solo degli attori e stessimo girando un film di finzione. In questo modo, abbiamo cercato di non metterl ancora più a rischio e in qualche modo proteggerci a vicenda”.

Nove anni dopo, la situazione in Birmania non è migliorata: secondo un rapporto delle Nazioni Unite, 14 stati e regioni su 15 rientrano nella soglia critica per malnutrizione acuta, con oltre 14,4 milioni di persone in seria difficoltà (6,9 milioni di uomini, 7,5 milioni di donne e cinque milioni di bambini, aggravato ancor più dopo l’emergenza Covid degli ultimi tre anni). Stando ai report, donne, bambini, e tutte le minoranze diventano la parte lesa dalla crisi economica e politica, costantemente esposti a sfruttamento, abusi, e ogni genere di violenza. U Myu Nyun – oggi attivista LGBTQIA+ e portavoce della National League for Democracy – è stato arrestato “per ragioni politiche” e tenuto (probabilmente) nel carcere di Swebo: “Ho cercato di contattare l’NG e i vari interpreti, ma sono tutti in fuga perché c’è più un sistema legale. Chiunque si batte per i diritti umani viene perseguitato e fugge via.” racconta Testagrossa, che solo recentemente è riuscita a mettersi in contatto con un amico di U Myu Nyun, che riporta dovrebbe uscire di prigione entro l’anno prossimo. “Vogliamo capire se c’è stato un processo, se ce ne saranno altri. Capire se c’è bisogno di un intervento internazionale, di un avvocato, capire il più possibile per andare in suo soccorso”.

 

irrawaddy mon amour film Birmanie
Irrawaddy Mon Amour (2015)

 

Quella di Testagrossa diventa una missione per dar voce, dentro e fuori lo schermo, ad una realtà che l’occidentale e in particolare i media mainstream continuano a perdere di vista, e che in un periodo storico come questo merita visibilità e ascolto, oggi più che mai: “In questo momento il mondo è in crisi sotto tutti i punti di vista e ci prepariamo ad avere sempre più governo totalitari. Ma come facciamo a dimenticarci di altre parti del mondo? La Birmania ha fatto 50 anni di dittatura militare, e neanche il governo di Aung San Suu Kyi è riuscito ad evitare stragi e persecuzioni di minoranze. Vorrei che ci ricordassimo, ne parlassimo e risvegliassimo l’attenzione”.

Dal 2015 ad oggi Irrawaddy Mon Amour ha fatto il giro di innumerevoli festival queer e LGBTQIA+, per arrivare questo mercoledì al teatro Palladium di Garbatella. Per Valeria Testagrossa la visione del film è l’occasione per sensibilizzarci e aprirci ad un mondo che va oltre la realtà più famigliare, ed essere più presenti e attivi di prima per la lotta e la salvaguardia dei nostri diritti: “È ovvio che la situazione che abbiamo noi oggi non è paragonabile” conclude Testagrossa “Penso però sia importante non dare per scontati i diritti che abbiamo. In questo film c’è un esempio di lotta piccolo e al contempo enorme. Raccontato con la leggerezza di una favola, ma che dà voce a qualcosa di urgente. Penso sia importante ispirarsi a più forme di rispetto possibili, e che i diritti dobbiamo continuare a conquistarceli ogni giorno.”

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