LA DOPPIA VITA DI UN TRANS

In un libro, la storia di Katia. Da uomo (sposato) a donna, dalla strada a un lavoro in Comune.

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Le esperienze più turbi non intaccano il candore e la speranza in una vita migliore. E’ quello che afferma Katia Valli Bentivoglio, ex Paolo Villani, nel suo libro "Donne col pisello, edito da Stampa Alternativa nella collana Eretica (pp.157, L.16mila). Sopravvive tra il fango la speranza di trovare un amore, una vita normale. Il contenuto del libro lo descrive l’autrice:: "Sono venti racconti autobiografici relativi al periodo della clandestinità, dei travestimenti di nascosto, mentre l’immagine pubblica era quella di un onesto padre di famiglia tutto casa e lavoro. Racconti che descrivono, spesso con toni ironici o addirittura umoristici, l’impatto di chi è costretto a nascondersi per ragioni sociali e culturali, e diventa facile preda di personaggi più o meno anormali e psicopatici che vorrebbero farti a pezzi per mangiarti meglio".

Oggi Katia, transessuale ma non operato, lavora al comune di Reggio Emilia e appare perfettamente integrata nella società. Da uomo, quando si chiamava Paolo Villani, era figlio di un ufficiale di Marina, poi si era sposato e ha avuto due figlie.

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Da donna, dopo il tumultuoso passato fatto di una fuga da Livorno e di una doppia vita trascorsa a Modena, ha trovato una strada verso la vita cosiddetta normale e ora ha un lavoro e non si nasconde più.

In settembre pubblicherà anche un romanzo, sempre per Stampa Alternativa, dal titolo provvisorio "I fiori finti". "Sulla vita di un ragazzo che ha difficoltà con le donne e incontra poi l’uomo della sua vita che lo aiuta a diventare quello che ha sempre desiderato, un trans". Ma poi il destino ci mette le grinfie: Katia non svela come andrà a finire il romanzo. Ma svela che per lei scrivere ha significato esorcizzare la tensione del cambio d’identità.

"Donne col pisello", presentato nei giorni scorsi al Maurizio Costanzo Show, ha già esaurito la sua prima tiratura, e c’è stato perfino chi ha tirato fuori una storia da caso letterario e paragoni fuori luogo come quello con Sciascia: "E’ un caso letterario e sociale insieme – spiega Marcello Baraghini, editore di Stampa Alternativa – che si inserisce nella tradizione di uomini come Sciascia. Mi sento di aver raccolto questa tradizione. Perché non si perda". In realtà si tratta di un libro senza alcuna pretesa letteraria, che racconta piuttosto episodi di vita vissuta:

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tutti circoscritti a quando Katia si chiamava Paolo al mattino e al lavoro, mentre diventava donna la sera o tra le pareti dei miniappartamenti che abitava. E sono storie tra le nebbie della Padania, condite da personaggi squallidi, sesso facile e veloce, con le speranze di Katia che ogni volta, puntualmente, si infrangono su un letto, fra giochi erotici, triangoli, una concezione del sesso al limite del patologico da parte di padri di famiglia cosiddetti insospettabili. Alla fine, nessuno che porti Katia all’agonata visibilità: niente cene con gli amici, piuttosto botte.

Ma la speranza è l’ultima a morire. Katia cerca l’amore. Nella vita reale, ha trovato intanto un lavoro. Grazie anche all’appoggio del Movimento Italiano Transessuali che si è fatto tramite tra lei e il comune di Reggio Emilia, presso il quale Katia, in vesti maschili, aveva vinto un concorso. Non è stato facile, dice, farsi accettare da tutti i colleghi, ma ora soltanto uno non le rivolge a parola.

"Devo dire grazie al MIT – dice Katia – che appoggia e aiuta i trans che vogliono avere una vita ‘normale”".

Ma i suoi rapporti con l’ex moglie, e con i figli?

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"Pessimi – rivela Katia – I miei figli li sento per telefono ma non li vedo mai, loro non chiamano. Rifiutano la mia scelta, ma non la persona. Mi vogliono bene, lo sento, si trattengono a parlare con me. Mia moglie invece mi odia, abita nella casa di mia proprietà, si è impossessata dei miei beni, ma mi ha tolto le chiavi".

Katia non si è operata. Perché?

"Sono tre anni e mezzo che vivo pubblicamente la mia identità femminile. Più passano gli anni e più è difficile l’adattamento fisiologico ad una eventuale operazione. E poi, è costosa. Io però non vedrei l’ora, mi piacerebbe. Sarebbero superate le difficoltà che certi uomini hanno nei miei confronti".

di Demetrio Fury

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