Fondi Unar per comunità LGBTQIA+ sbloccati, ma “l’unico antidoto alla violenza è l’educazione”, parla la Sen. Maiorino del M5S

"Ho sempre sostenuto che quando si tratta di diritti umani e civili bisogna mettere da parte le casacche di partito". Unar, 4 milioni per sportelli di assistenza legale, psicologica, sanitaria e reinserimento lavorativo e centri rifugio.

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Nonostante l’aula del Senato vuota e lo spettro delle uscite ultraconservatoriste della premier Giorgia Meloni al summit per la crescita demografica in Ungheria, l’annuncio dello sblocco dei fondi Unar contro le discriminazioni da parte della Ministra della Famiglia e della Natalità, Eugenia Roccella, è stato accolto con sollievo, ma anche con un velo di scetticismo, considerando l’operato della maggioranza di destra negli scorsi mesi in ambito di famiglie arcobaleno, GPA e carriere alias

Cos’è e perché è importante l’Unar, che Meloni nel 2017 voleva chiudere >

Per fornire un quadro più chiaro della situazione, abbiamo parlato con Alessandra Maiorino, Senatrice del Movimento 5 Stelle e prima firmataria dell’interrogazione parlamentare relativa ai fondi UNAR.

La senatrice condivide non solo dettagli cruciali su come verranno allocati i fondi, ma offre anche una riflessione profonda sull’importanza della prevenzione e dell’educazione nel contrastare la discriminazione e la violenza a sfondo omotransfobico.

In un panorama politico spesso polarizzato e nelle mani di forze che tendono a minimizzare, se non negare, l’esistenza stessa della discriminazione verso le minoranze sessuali e di genere, emerge più che ma l’urgenza di agire ora, non solo attraverso l’erogazione di fondi, ma anche mediante un impegno più profondo nella creazione di una cultura inclusiva e rispettosa, a partire dalle scuole.

Senatrice Maiorino, il recente sblocco dei fondi UNAR per la tutela delle vittime di discriminazione ha fatto tirare un sospiro di sollievo a moltə. Era in dubbio? Come verranno spesi questi fondi?

Purtroppo eravamo in dubbio, certo. Le forze politiche che hanno espresso Eugenia Roccella quale ministra delle Pari Opportunità hanno sempre negato anche solo che esistesse il fenomeno della discriminazione e della violenza a sfondo omobitransfobico.

La stessa ministra, quando poco dopo l’insediamento andai a parlarle illustrandole la necessità di erogare i fondi il prima possibile, in quanto i centri erano ormai in sofferenza, si mostrò scettica e chiese agli stessi di fornire i dati di accesso e di servizi. Un approfondimento che evidentemente è servito perché ha dimostrato che i centri funzionano e sono necessari.

I fondi sbloccati sono quelli del 2021 e corrispondono a un totale di 4 milioni da ripartirsi tra sportelli che fanno assistenza legale, psicologica, sanitaria e di reinserimento lavorativo, e centri rifugio che offrono anche la possibilità di alloggiare persone LGBTI+ che si trovino improvvisamente senza un luogo dove stare a causa, il più delle volte, di discriminazioni subite in ambito familiare.

Grazie a questa iniziativa e alla gestione centralizzata affidata all’Unar, è staoto possibile far nascere o finanziare ben 43 centri in tutta Italia, spesso in aree dove per le persone LGBTI+ non c’era mai stato nulla. E’ una cosa di cui io e il M5S siamo estremamente orgogliosi.

Lei sostiene che la sensibilizzazione e la prevenzione parte dell’educazione nelle scuole. Potremmo avere una sua riflessione su questo?

Come Movimento 5 Stelle sosteniamo da anni che il contrasto alla violenza, di ogni violenza, si agisce in primo luogo attraverso la prevenzione, e l’unico antidoto alla violenza è l’educazione. E’ necessario proporre ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze percorsi di educazione sessuale ed emotiva.

Oggi l’età media di accesso ai siti pornografici è di 11 anni: il che vuol dire che qualcuno vi accede anche molto prima di questa età. Il problema qui non è il sesso in sé, ma la violenza e il paradigma che troppo spesso questi contenuti propongono. I neuroni specchio sono quelli che consentono ai bambini l’apprendimento, si va per imitazione di modelli.

Ora, se questi sono i modelli di sessualità cui i bambini e le bambine sono esposti, le conclusioni da trarre non fanno stare tranquilli per il futuro, e a dire il vero, neanche per il presente. Inserire tali percorsi nelle nostre scuole sarebbe una presa d’atto di una realtà già in essere, e significherebbe che la politica vuole davvero affrontarla nel concreto e senza ipocrite ideologie.

Dubito che questo sia il governo che intenderà farlo, ma ho proposto alla ministra Roccella di fare fronte trasversale su questo. Chissà che non ci sorprenda. Io ho sempre sostenuto che quando si tratta di diritti umani e civili bisogna mettere da parte le casacche di partito.

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