Non solo Giorgia Meloni, che ha incredibilmente chiesto l’intervento dello Stato affinché ponga fine alle violenze omotransfobiche e misogine dopo aver pubblicamente dichiarato guerra al DDL Zan. Persino i leghisti Matteo Salvini e Simone Pillon, primi ‘firmatari’ tra i contestatori della legge contro l’omotransfobia e la misoginia, hanno avuto il coraggio di commentare quanto accaduto alla povera Maria Paola, uccisa dal fratello perché innamorata di un uomo trans.

“Una violenza bestiale, folle, senza senso e senza giustificazioni”, ha scritto il leader leghista sui social. “Non chiamatelo “fratello”, non lo merita, e non chiamatelo “animale”, perché è peggio. Galera a vita, punto. Una preghiera per Maria Paola”, ha commentato Salvini, dimenticando la propria battaglia ideologica contro quel DDL che andrebbe a punire simili reati, educando all’inclusione e andando ad aiutare quelle ragazze come la giovane campana, rifiutata dalla famiglia.

A stretto giro è arrivato anche il commento del senatore Simone Pillon, a dir poco ossessionato dalla nostra comunità, tanto da dedicare quotidianamente tutta una trafila di fake news sul DDL Zan che a ottobre tornerà alla Camera. “È gravissimo quanto accaduto a Caivano alla periferia di Napoli”, scrive il leghista. “La violenza è un terribile errore e le sue conseguenze sono sempre orribili e disastrose. Questo dovremmo insegnare nelle scuole, senza lasciar spazio a ideologie. Spero che chi ha ucciso Maria Paola e aggredito brutalmente la persona che si trovava con lei sia presto condannato alle pene esemplari previste dalle leggi vigenti, che contemplano anche le necessarie aggravanti in relazione alla crudeltà e dell’abiezione di questo gesto criminale. Ricordo nelle mie povere preghiere l’anima di questa ragazza e chi le voleva bene”.

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Nessun accenno all’omotransfobia italiana, che sia Salvini che Pillon negano continuamente, ma semplici parole gettate al vento, ipocritamente, per rimanere sulla cronaca e sul quotidiano, senza avere neanche il pudore di guardarsi allo specchio.

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