Thor: Love and Thunder, la recensione. Il più pazzo, queer e divertente film Marvel di sempre

Dal 6 luglio al cinema, Love and Thunder è un coloratissimo circo in cui un'unica regola regna sovrana: ridersi addosso, mentre amore e sacrificio sgomitano tra citazioni e pazzie.

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Chris Hemsworth as Thor in Marvel Studios' THOR: LOVE AND THUNDER. Photo by Jasin Boland. ©Marvel Studios 2022. All Rights Reserved.
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Premessa fondamentale. Chi scrive 5 anni or sono non amò affatto Thor: Ragnarok, in grado di strappare buonissime recensioni e incassare ben 853.983.879 dollari. Questo perché a mio modo di vedere esageratamente stupido, infantile, tendenzialmente cretino, troppo troppo leggero.

Nel frattempo Taika Waititi, suo regista e sceneggiatore, ha vinto un Oscar grazie a JoJo Rabbit e prodotto una delle serie più esilaranti degli ultimi anni, ovvero What We Do in the Shadows. Richiamato dalla Marvel per girare un 4° Thor, Waititi ha dato vita a Love and Thunder, di gran lunga il migliore della serie. Il più folle, il più citazionista, il più demenziale, il più queer e il più comicamente parlando surreale film dell’ormai infinita lista di titoli Disney Marvel.

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Natalie Portman as The Mighty Thor in Marvel Studios’ THOR: LOVE AND THUNDER. Photo by Jasin Boland. ©Marvel Studios 2022. All Rights Reserved.

La pellicola vede il gigantesco, biondissimo, muscolosissimo e ammaliante Thor (ovvero un Chris Hemsworth mai tanto auto-ironico con tanto di nudo integrale a rivelare il suo statuario didietro) in un viaggio inedito rispetto a quelli affrontati fino ad oggi, perché alla ricerca di se stesso. Peccato che il suo riposo zen venga interrotto da un killer galattico conosciuto come Gorr il Macellatore di Dei (uno splendido Christian Bale che spazia tra Voldemort e Kylie Minogue in Can’t Get You Out of My Head), che cerca l’estinzione degli dei, per vendicarsi di una perdita mai del tutto dimenticata.

Per combattere Gorr, Thor si affida all’aiuto di Re Valchiria (Tessa Thompson), del possente e roccioso Korg (doppiato in inglese dallo stesso Taika Waititi) e dell’ex fidanzata Jane Foster (una ritrovata Natalie Portman) che, con stupore di chiunque, brandisce inspiegabilmente il suo martello magico, Mjolnir, diventando Mighty Thor. L’assortita e curiosa truppa si mette così in viaggio verso un’avventura cosmica che lavedrà arrivare fino alla corte di Zeus, per fermare il Macellatore di Dei prima che sia troppo tardi…

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Christian Bale as Gorr in Marvel Studios’ THOR: LOVE AND THUNDER. Photo courtesy of Marvel Studios. ©Marvel Studios 2022. All Rights Reserved.
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Tessa Thompson as King Valkyrie in Marvel Studios’ THOR: LOVE AND THUNDER. Photo by Jasin Boland. ©Marvel Studios 2022. All Rights Reserved.

È facile immaginare i due sceneggiatori Taika Waititi e Jennifer Kaytin Robinson sbellicarsi dal ridere nello scrivere in totale anarchia questo quarto capitolo cinematografico dedicato al Dio del Tuono, perché  Love and Thunder ricorda a tratti il Mel Brooks dei tempi d’oro, con battute no-sense a spiazzare continuamente, a bordo di una montagna russa che non conosce limiti nè freni, spaziando tra spettacolare azione e grosse grasse risate, mostruose e gigantesche ombre e pianeti in cui tuffarsi nel bianco e nero.

Tra le novità più spassose due gigantesce capre volanti che ad ogni belato scatenano ilarità, mentre Chris Hemsworth si diverte a citare  Jean-Claude Van Damme e a duettare con una gelosa ascia Jarnbjorn, al fianco di personaggi dichiaratamente LGBTQ. Se il coming out di Valchiria tagliato in Ragnarok qui prende finalmente forma, ricordando a malincuore un’ex mai del tutto dimenticata, a stupire è un secondo coming out. Perché nel mondo di Korg, uomo roccia, sono tutti esseri maschili, nonché omosessuali, in grado di generare figli grazie all’intermediazione di un vulcano.

Ma è tutto Thor 4 a trasudare queerness, a partire dal look della già iconica Mighty Thor, senza dimenticare gli arcobaleni che si stagliano in cielo ad ogni decollo delle capre, al gonnellino di Zeus che non riesce a pensare ad altro che non sia la prossima orgia di dei, alle sue adepte che svengono dinanzi al pene di Thor, ad un omoerotismo di fondo sempre presente, al kitsch anni ’80 di He-Man. Ormai liberissimo di fare quel che gli pare, Waititi ha attinto dalla mitologia anni ’80 sempre più in voga per realizzare un titolo Marvel scatenato come non mai, privo di paletti e indubbiamente coraggioso nello scuotere l’MCU attraverso 120 minuti di multi-milionario cazzeggio action, pur non aggiungendo praticamente niente all’ormai infinito Universo Marvel e all’attuale Fase 4. Come se Thor, oramai, vivesse in un filone parallelo a cui è stato autorizzato ‘eccedere’, senza necessariamente andare ad intrecciare gli altri Avengers e quanto visto altrove (come ad esempio capitato con Doctor Strange 2).

In attesa di un 5° capitolo che a giudicare dalla scena post-credit sarà un trionfo di muscoli e ormoni, Love and Thunder è un coloratissimo circo in cui un’unica regola regna sovrana: ridersi addosso, mentre amore e sacrificio sgomitano tra citazioni e pazzie, con  il puro e semplice intrattenimento a farla da padrone. In tempi di guerra, pandemia e siccità, una vera boccata d’ossigeno su grande schermo.

Voto: 7

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