Status di rifugiato e orientamento sessuale: confermato l’asilo per un uomo marocchino gay

Dopo la fuga dal Marocco e il rischio di espulsione, ha ottenuto il permesso di soggiorno.

Una storia rocambolesca quella di un uomo originario del Marocco, che si è visto rifiutare la domanda di rifugiato. Scappato dal Paese di origine per il suo orientamento sessuale, ha rischiato di tornarci e finire in carcere, come prevede il codice penale. La sua omosessualità, quindi, gli ha permesso di restare in Italia, anche se al momento senza lavoro. La vicenda vede come protagonisti e antagonisti l’uomo marocchino, la Questura di Milano e un giudice di pace, il quale ha bloccato l’espulsione. 

A “contribuire” al suo soggiorno prolungato in Italia è stata anche la Questura, che avrebbe ordinato il rimpatrio in autonomia, senza interpellare la commissione territoriale, che normalmente si occupa della questione, analizzando le domande di asilo. Anche questo errore burocratico ha giocato a favore dell’uomo. Notato l’errore, un avvocato ha inviato il caso al giudice di pace, che ha confermato lo status di rifugiato. 

L’orientamento sessuale fu la causa della sua fuga dal Marocco

Inizialmente, l’uomo era fuggito dal Marocco a causa del fratello, che aveva scoperto la sua omosessualità. Temendo di essere denunciato e arrestato, ha deciso di fuggire in Italia, chiedendo un permesso di soggiorno per celebrare il suo matrimonio (di facciata). Una volta ricevuto il permesso, ne ha richiesto un altro per lavorare nel Belpaese, anche stavolta ottenuto. Una volta che ha perso il posto, però, non aveva più scusanti. Doveva rientrare in Marocco, anche per alcuni reati che aveva commesso in Italia.

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Nel 2017, quindi, la domanda di protezione internazionale venne rifiutata dalla Questura di Milano, bypassando la commissione territoriale che doveva occuparsene. Nell’ordine di espulsione, però, la Questura aveva indicato che “Non ricorrono seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali“. Questa era un’indicazione falsa, perché l’uomo rischiava il carcere. Essendo lui gay e l’omosessualità non tollerata nel Paese d’origine, l’espulsione non poteva essere approvata. Il rimpatrio è stato quindi bloccato dal giudice, in attesa dell’approvazione della domanda d’asilo da parte della commissione territoriale. Ora, l’uomo può rimanere in Italia con lo status di rifugiato.