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Bacio Chi Me Pare, una piazza arcobaleno al presidio romano contro l’omotransfobia – la Gallery e i Video

"Noi siamo qui per dire basta, per chiedere la legge Zan, per ribadire che quella è solo il punto di partenza. Noi non ci fermiamo e vogliamo TUTTO".

Bacio Chi Me Pare, una piazza arcobaleno al presidio romano contro l’omotransfobia - la Gallery e i Video - FOTO VALLE AURELIA PRESIDIO - Gay.it
Bacio Chi Me Pare, folla arcobaleno al presidio romano contro l’omotransfobia.
3 min. di lettura

Una splendida domenica di primavera, bagnata dal sole e dai colori dell’arcobaleno. Un centinaio di persone si sono infatti ritrovate alla fermata metro di Valle Aurelia, a Roma, per dire basta all’omotransfobia. Proprio qui, esattamente un mese fa, il 31enne Gioele Torelli prendeva a calci e pugni il 23enne Jean Pierre Moreno e il 36enne Alfredo Zenobio, “colpevoli” di essersi dati un bacio in pubblico.

Bacio chi me Pare il nome dato al presidio, autorizzato dalla questura anche se in zona rossa (siamo ancora una democrazia), con volanti della polizia a vigilare sul suo svolgimento in assoluta sicurezza. Distanziati e con mascherina sanitaria, tutti i partecipanti sono scesi in piazza dopo oltre un anno di responsabile ‘fermo’. Persa la stagione dei Pride, tutte le manifestazioni LGBT pro-diritti LGBT sono andate perdute, fino a questo ritrovo in cui decine di ragazzi, bardati di rainbow, donne, adulti, anziani, giovanissimi studenti, omosessuali, bisessuali, transessuali, lesbiche e no-binary, hanno chiesto a gran voce alla politica nazionale di fare in fretta, approvando quel DDL Zan da 5 mesi fermo al Senato dopo il via libera alla Camera. Una legge attesa da 30 anni ma come semplice punto di partenza, e non punto di arrivo, per  un’ampia comunità che aspetta ancora tanti, troppi diritti.

La manifestazione è stata promossa da diverse realtà LGBTI, universitarie e sociali, quali Prisma – Collettivo LGBTQIA+ Sapienza, Marielle – Collettivo femminista e LGBTQIA+ Roma Tre, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Gaynet Roma, Associazione Famiglie Arcobaleno, Link Roma, Rete Genitori Rainbow, UAAR Circolo di Roma, Taboo – Collettivo Transfemminista Sapienza, Altro Ateneo Tor Vergata, Unione degli Studenti Roma, I Sentinelli di Roma, Rete degli Studenti Medi Lazio, AGEDO Roma, Link Roma Tre, Link Sapienza, Di’ Gay Project, Associazione Libellula, Ufficio Nuovi Diritti CGIL Nazionale, Ufficio Nuovi Diritti CGIL Roma e Lazio, ArciSparwasser, Collettivo UgualMente Frosinone, Non Una Di Meno Roma, Associazione Melitea.

Presente sul posto anche Jean Pierre Moreno, il 23enne aggredito dall’omofobo Gioele Torelli, che ha chiesto in rappresentanza di Gaynet Roma l’immediata calendarizzazione della legge Zan: “Io sono stanco, dopo quello che mi è successo, di essere preso in giro da politici che fanno finta di non sapere cosa è un crimine d’odio. La mia denuncia non finirà nel database dei crimini d’odio delle forze dell’ordine e questo è inaccettabile. E’ assurdo che l’On. Meloni esprima solidarietà e poi dica che la Legge Zan serve ad insegnare l’omosessualità ai bambini. L’omosessualità non si insegna ma si vive e si scopre, come l’eterosessualità ed è per questo che bisogna insegnare il rispetto nelle scuole e questa legge è un punto di partenza anche per questo. Io sono rifugiato e vengo da una dittatura [Nicaragua], ma trovo paradossale che in un Paese europeo come l’Italia, dove ci sono le unioni civili, non ci sia una legge che permetta di denunciare per crimine d’odio una persona che picchia una coppia omosessuale che si bacia. E poi, vorrei sapere dai senatori della LEGA, con quale coraggio avete annullato questa settimana la riunione che poteva calendarizzare la legge Zan? Fermate questa ipocrisia, sostenete questa legge!”.

Durissimo anche Gianfranco Goretti, presidente di Famiglie Arcobaleno: “Ho 57 anni e sono stufo che questo Paese sia ancora in difficoltà nell’approvazione di una legge che è il minimo per la tutela delle nostre persone. La legge Zan deve essere immediatamente calendarizzata, e chiariamoci bene la legge Zan è un punto di partenza. Penso al riconoscimento dei nostri figli alla nascita, noi siamo stufi di dover andare in tribunale, a passare anni e anni per avere schiaffi in fiaccia o tutele precarie o parziali. Non deve più succedere che progetti contro la discriminazione LGBT nelle scuole siano bloccati da 4 genitori facinorosi. Noi vogliamo che si applichi il comma 16 della 107 che impone che in tutte le scuole ci siano progetti contro la discriminazione di genere, per orientamento sessuale e identità di genere. Noi siamo qui per dire basta, per chiedere la legge Zan, per ribadire che quella è solo un punto di partenza. Noi non ci fermiamo e vogliamo TUTTO“.

Mercoledì, come annunciato da Alessandro Zan pochi giorni fa, è in calendario al Senato l’ufficio di presidenza della Commissione Giustizia che potrebbe portare alla calendarizzazione del DDL contro l’omotransfobia. La stessa convocazione che il leghista Ostellari ha inspiegabilmente cancellato la scorsa settimana. Dovesse esserci il bis, la forzatura democratica sarebbe ancor più palese.

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