Bufera per Grindr: il nuovo boss è conservatore e pro-Trump

George Arison è stato eletto CEO della nota dating app. Ma il suo Twitter è tutt'altro che un buon biglietto da visita.

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George arino
George Arison Source: Grindr
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Da sempre, Grindr non gode della reputazione migliore: tempio di macismo imperante e specchio riflesso di tutta la tossicità interiorizzata dalla comunità gay, la dating app più famosa della comunità LGBTQIA+ è al centro di una nuova (indifendibile) controversia.

Lo scorso Settembre 2022, George Arison è stato eletto capo dell’app, ricoprendo il ruolo di Chief Executive Officer. Arison, considerato tra i pochi CEO apertamente gay in America, ha dichiarato di essere più che entusiasta all’idea di “connettere la comunità LGBTQIA+” e contribuire alla crescita e rinnovo dell’app. In un’intervista per il magazine Them, Grindr ha definito un marito e padre, con enorme “passione nella difesa dei diritti e la libertà di tutte le persone LGBTQIA+ nel mondo”.

Tuttavia, il background del nuovo CEO è tutt’altro che un buon biglietto da visita: scrutando il profilo Twitter, sono trapelati tweet (di appena un anno fa) di Arison a pieno supporto del governatore Glenn Youngkin: per chi non lo sapesse, Youngkin è lo stesso membro repubblicano che a Gennaio 2022 ha contribuito a togliere ogni assistenza sanitaria allə bambinə trans, lasciando pieno controllo dei loro diritti ai genitori. Durante un’intervista con Associated Press, Youngkin si è opposto dichiaratamente contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, non considerandolo “legalmente accettabile”.

A gettare benzina su fuoco, si aggiungono anche tweet dove Arison – in alcuni tweet a supporto di Michael Bloomberg, presidente di New York più volte accusato di omofobia – si dichiara conservatore e d’accordo con alcune politiche dell’ex-presidente Donald Trump, pur non specificando quali.

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I tweet hanno fatto il giro del web, generando indignazione della comunità, chiedendosi come sia possibile che un CEO che supporta politiche anti-LGBTQIA+ possa essere a capo di un’app di dating gay: “Vi sentite al sicuro a condividere i vostri dati personali su quell’app con qualcuno che chiaramente non è così interessato alla libertà sessuale e i diritti LGBTQIA+?” twitta l’attivista Diana Adams. Rincara la dose, anche Riley Lopez, ufficio stampa dell’associazione pro-scelta NARAL: “Sarà forse finalmente ora che le persone LGBTQIA+ rifiutino lo sfruttamento e la tossicità di Grindr, ora che il nuovo CEO della compagnia è un conservatore pro-Trump?”

Nel bel mezzo della bufera, Grindr non ha ancora lasciato alcuna dichiarazione.

© Riproduzione riservata.

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