Nel Caravaggio di Michele Placido la dibattuta omosessualità del Maestro è ancor meno di un’Ombra

Annunciato come "film scandalo", l'Ombra di Caravaggio ha tristamente ricordato "l'auto-censura" tv Rai del 2008. Nulla a che vedere con il capolavoro di Derek Jarman del 1986.

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Michelangelo Merisi, pittore maledetto da tutti conosciuto come Caravaggio, da sempre affascina cinema e televisione. Dall’Amedeo Nazzari del 1941 all’Alessio Boni del 2008, passando per il Gian Maria Volonté del 1967 e l’indimenticabile Nigel Terry del 1986, diretto da Derek Jarman. Ora è Michele Placido, qui regista e attore nei panni del potente (e ambiguo) Cardinale Del Monte, ad indagare sulla vita e sulla misteriosa morte dell’artista, interpretato da un selvaggio e impetuoso Riccardo Scamarcio. Nel 2020 Placido annunciò un “film scandalo” su Merisi, da lui riletto come “Pasolini”, in funzione proprio della dibattuta e presunta omosessualità dell’artista.

Peccato che nel corso delle due ore di pellicola il regista si limiti a seminare semplici allusioni sulla chiacchierata bisessualità del pittore, mostrato in tutto e per tutto come tombeur de femmes, sciupafemmine con una disdicevole passione per i ragazzi più giovani. Un po’ quanto già visto in Rai nella criticata miniserie del 2008, che dipinse un Caravaggio convintamente eterosessuale. Intervistato da Ciak, lo stesso Placido ha ammesso di non essersi spinto troppo, per pudore, nelle scene omoerotiche di questo nuovo biopic, limitandosi a mostrare un solo bacio, sul finale, al famoso Francesco Boneri, meglio conosciuto con il soprannome di Cecco del Caravaggio, storico allievo, modello e soprattutto amante del Merisi da lui felicemente rappresentato in più e più opere.

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L’Ombra di Caravaggio, ricchissima co-produzione italo-francese, esplora l’intricata e “maledetta” esistenza di Caravaggio, vera popstar del suo tempo, raccontato nelle sue profonde contraddizioni e nelle oscurità del suo tormento. Ribelle e inquieto, devoto e scandaloso, indipendente e trasgressivo, il Caravaggio di Placido è un’artista dal talento assoluto, una rockstar ante litteram costretta ad affrontare gli inquietanti risvolti di una vita spericolata, con le sue mille donne e i suoi demoni, tra genio e sregolatezza.

Ritenuto responsabile di un omicidio durante una rissa e condannato a morte per decapitazione, Caravaggiò passò anni in fuga, a Napoli prima e a Malta successivamente sotto la protezione dei Colonna pur di scampare alla pena capitale, per poi morire ad appena 38 anni, il 18 luglio 1610, affaticato e malato di febbre alta. Nel corso dei secoli si è dibattuto sulla sua morte, a quanto pare causata da brucellosi o saturnismo, dovuto alla presenze di piombo e arsenico nei colori impiegati per le opere d’arte. C’è poi chi, a conclusione di una rilettura di documenti dell’archivio di Stato e dell’Archivio Vaticano, parla di omicidio da parte di emissari dei cavalieri di Malta, con il tacito assenso della Curia Romana. Versione cavalcata proprio da Placido, secondo cui Papa Paolo V decise di commissionare a un agente segreto del Vaticano una vera e propria indagine, per capire se concedere la grazia che il pittore chiedeva dopo la sentenza di condanna a morte.

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Merisi non seguiva le regole dettate dal Concilio di Trento, che tracciava le coordinate esatte nella rappresentazione dell’arte sacra, utilizzando prostitute, ladri e vagabondi per i propri dipinti sacri. Era ossessionato dal vero e dalla sua autentica rappresentazione. Un qualcosa di sacrilego, amato e venerato dal popolo ma contestato dal Vaticano, tanto affascinato quanto spaventato dall’arte del pittore. L’Ombra del titolo della pellicola non è altro che il nome di questo devoto investigatore, interpretato da un monoespressivo Louis Garrell, che avvia le proprie attività di inchiesta e spionaggio per indagare su Michelangelo, da sempre vittima dei propri tormenti, della propria arte, che all’epoca rivoluzionò il mondo della pittura.

Placido ha realizzato un Caravaggio in stile Sherlock Holmes di Guy Ritchie, rendendolo il più possibile contemporaneo, ad uso e consumo di un pubblico assetato di docu-crime, thriller e misteri, edulcorando solo e soltanto il lato omosessuale dell’artista. Un’auto-censura inspiegabile, alle soglie del 2023, che va ben oltre la rappresentazione sessuale. Perché Placido spoglia donne e uomini, seminando amplessi e nudità ad ampio raggio. Ma solo e soltanto di stampo eteosessuale. Una visione democristiana di un uomo che viene mostrato in tutte le sue mille sfaccettature, tranne una. Quella evidentemente più complessa da inquadrare per Placido, 76 anni e sentirli tutti.  L’unica castigatezza che il regista si concede è legata al Caravaggio non eterosessuale, cedendo al minimo indispensabile, alle briciole di pane su una tavola imbandita di ogni leccornia, ad un casto bacio finale e ad accuse di pederastia a mezza bocca, all’interno di un set che ha abbracciato anche Isabelle Huppert (nei panni di Costanza Colonna), Micaela Ramazzotti, Tedua, Vinicio Marchioni, Lolita Chammah, Alessandro Haber e Carlo Gabardini, eccentrico e bohemién Onorio Longhi.

Michele D’Attanasio, già due David vinti, lavora con efficacia sulla fotografia che doverosamente spazia tra il lume di candela e il chiaroscuro caravaggesco, con le scenografie di Tonino Zera, il trucco di Luigi Rocchetti e i costumi Carlo Poggioli a dare credibilità ad un’Italia di fine 1500 inizio 1600, laida, violenta, viziosa e carnale, piegata alla devozione nei confronti della potente Curia romana a sua volta assediata dalla dottrina di Martin Lutero.

L’Ombra di Caravaggio oscilla tra alti e bassi, con potenti scene (Giordano Bruno interpretato dal sempre ottimo Gianfranco Gallo su tutti) che si alternano a momenti più tipicamente televisivi, ridando forza al crudo mito di un uomo che diede forma alla pittura moderna, pennellando meraviglie tra uno scandalo e l’altro, un arresto e una condanna, una prostituta da trasformare in Maria Maddalena e un ragazzo con cui giacere. Aspetto, quest’ultimo, che Placido ha volutamente e dichiaratamente omesso, gettando un’ombra sul film e sulla memoria di un gigante della storia dell’arte.

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Nel Caravaggio di Michele Placido la dibattuta omosessualità del Maestro è ancor meno di un'Ombra - DSC0261 Huppert Foto Credit Luisa Carcavale - Gay.it

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