DDL Zan, Renzi e Scalfarotto in trincea. Ma la guerra tra bande con il PD sulla nostra pelle è inaccettabile

Attaccata da tutti, Italia Viva prova a difendere l'indifendibile dinanzi al DDL Zan. Se solo lo votassero compatti come fatto alla Camera, il DDL avrebbe i numeri per passare anche in Senato.

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Assediati dal Pd, dai 5 Stelle, dal furente movimento LGBT e immaginiamo persino dai propri elettori, che sondaggi alla mano sono super favorevoli all’attuale DDL Zan, già votato alla Camera da Italia Viva. Matteo Renzi e Ivan Scalfarotto hanno provato a spiegare le ‘ragioni’ delle modifiche richieste in due interviste rilasciate a LaRepubblica e al Corriere della Sera. A detta dell’ex premier, il suo partito sarebbe addirittura l’unico a ‘voler salvare’ il DDL Zan.

L’ipocrisia di chi urla sui social ma sa che al Senato non ci sono i numeri è la vera garanzia dell’affossamento della legge. Se andiamo sotto su un emendamento a scrutinio segreto, questa legge è morta e ne riparliamo tra anni. E quanti ragazzi gay soffriranno per la mancanza di questa legge? Voglio evitare questo rischio. Ma per fare le leggi servono i voti dei senatori, non i like degli influencer. Chi vuole una legge trova i numeri, chi vuole affossarla trova un alibi.

Peccato che i voti dei senatori ci sarebbero, se solo i senatori di IV garantissero la loro approvazione, come fatto nove mesi or sono dai colleghi deputati. Ma questo Renzi finge di non saperlo, perché a suo dire “a scrutinio segreto la legge rischia molto. Anche nei gruppi Pd Cinque Stelle potrebbero mancare voti, è il segreto di Pulcinella”. In sostanza Italia Viva grida ai voti contrari di Pd e 5 Stelle, che da mesi chiedono l’immediata approvazione del DDL così com’è stato votato alla Camera, dopo aver annunciato la loro contrarietà. “Preferisco un buon compromesso a chi pensa di avere ragione solo lui ma non cambia le cose”, insiste Renzi, ancora una volta tornato sulle unioni civili e sulla fiducia messa dal suo governo nel 2016, dopo aver stralciato la stepchild adoption cuasa voltafaccia grillino e niet di Alfano.

Paragonare quel governo al governo di oggi è fantapolitica, tant’è che Mario Draghi non ha mai espresso opinioni sul DDL Zan, con Lega e Forza Italia, ampiamente contrarie alla legge, in maggioranza. “Se la destra vota a favore di una legge del genere significa che è una destra europea. Meglio una destra che assomiglia alla Merkel di una destra che assomiglia a Orban”, ha precisato Renzi, a pochi giorni dalle firme di Meloni e Salvini alla terrificante “Carta dei Valori” al fianco proprio di Victor Orban. La mossa IV, puramente politica checchè ne dicano i renziani, nasce unicamente per mettere in difficoltà il Pd di Enrico Letta, come di fatto certificato dallo stesso ex sindaco di Firenze: “Il Pd deve decidere: vuole una bandierina anche a costo di condannare una generazione di ragazze e ragazzi gay a non avere tutele o preferisce una legge? Io non avrei dubbi. E vero che per tanti anni i dirigenti dem hanno preferito il consenso identitaria al compromesso politico: infatti fino a che non sono arrivato io, nessuno ha fatto la legge sulle unioni civili. Proponiamo di votare gli emendamenti di Scalfarotto, non quelli di Pillon”. Ma anche se queste modifiche dovessero essere avallate, come gestirle nelle tempistiche, visto e considerato che bisognerebbe ripartire dalla Camera? Renzi, sconfessando il capogruppo al Senato Davide Faraone, nega l’eventualità fiducia: “Eviterei di coinvolgere il Governo con la fiducia. Se ci sono modifiche concordate, alla Camera si approva in terza lettura in venti giorni. Preferisco aspettare venti giorni con una buona legge che far saltare tutti e dover aspettare altri dieci anni“.

Alla Camera, per chi se lo fosse dimenticato, il DDL Zan è rimasto un anno.

Altro quotidiano, Corriere della Sera, e altra trincea grazie ad Ivan Scalfarotto, che appena un mese fa (era il 9 giugno), garantiva: “Non va modificato, quando ci sarà da votare garantisco i voti di Italia Viva”.

Oggi, incredibile ma vero, Scalfarotto difende la richiesta di modifiche del suo partito: “Voglio essere chiaro: io il testo del disegno di legge Zan così com’è l’ho votato alla Camera e lo rivoterei. Ma senza un tentativo di mediazione sul testo noi stiamo andando in aula al Senato in un muro contro muro, rischiando un vero e proprio Vietnam. Senza un consenso preventivo e ampio, dovremmo accettare il rischio  concreto di far fallire la legge. Saremmo senza relatore, con moltissimi voti segreti e con la valanga di emendamenti che sicuramente la Lega porterebbe per fare ostruzionismo. Un film già visto“.

Richieste di modifica che andrebbero ad eliminare termini come “orientamento sessuale” e “identità di genere”, per sostituirli con “omofobia e transfobia”.

È una questione terminologica, rilevante, lo so. Capisco bene che utilizzare le parole giuste è importantissimo. Ma mi chiedo se la pur importante bandiera delle parole valga di più del portare a casa la legge e se per raggiungere un risultato di principio possiamo rischiare di restare senza una legge contro l’odio ancora per chissà quanti anni.

Sui tempi di approvazione, Scalfarotto torna ad allinearsi con Faraone, smarcandosi da Renzi, ipotizzando la panzana del voto di fiducia. “Se l’accordo è ampio, i numeri alla Camera ci consentirebbero di fare presto. Si potrebbe mettere la fiducia. Il punto è essere chiari con la Lega”. “La Lega deve capire che questo nostro tentativo di portare la legge all’approvazione non deve essere frainteso per allungare i tempi. Ostellari deve dire chiaramente se queste mediazioni le accettano o no perché se alzano ancora l’asticella vuo ldire che la dichiarata voglia di approvare la legge a condizione che fosse migliorata era soltanto un bluff“.

Ma la Lega ha già fatto sapere che queste modifiche non basterebbero, per un eventuale voto favorevole. E allora che fare? “Che lo abbiamo votato alla Camera e lo rivoteremo anche in Senato”. Se così fosse, tanto delirio per nulla. Un nulla chiamato “strategia politica”. Sulla nostra pelle.

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