DDL Zan, i vescovi tornano attacco: “Troppi i dubbi, la famiglia è uomo e donna”

Avvertite la CEI. Le unioni civili sono state approvate nel 2016.

vaticano
2 min. di lettura

Calendarizzato in commissione giustizia al senato dopo un mese e mezzo di rinvii e polemiche, il DDL Zan è tornato al centro del dibattito politico, con la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, riunitasi lunedì 26 aprile, che ha ribadito quanto già espresso il 10 giugno 2020, “nel quadro della visione cristiana della persona umana“.

“Una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna”, hanno rilanciato i vescovi della CEI, neanche fossimo ai tempi delle unioni civili e in prima linea nel rimarcare i “diversi dubbi” affiorati sul testo, “condivisi da persone di diversi orizzonti politici e culturali. È necessario che un testo così importante cresca con il dialogo e non sia uno strumento che fornisca ambiguità interpretative“.

L’atteggiamento che è stato di Gesù Buon Pastore ci impegna a raggiungere ogni persona, in qualunque situazione esistenziale si trovi, in particolare chi sperimenta l’emarginazione culturale e sociale. Il pensiero va in particolare ai nostri fratelli e sorelle, alle nostre figlie e ai nostri figli, che sappiamo esposti anche in questo tempo a discriminazioni e violenze. Con Papa Francesco desideriamo ribadire che «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza» (Amoris Laetitia, 250).

Ma, perché c’è un ma, “alla luce di tutto questo sentiamo il dovere di riaffermare serenamente la singolarità e l’unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna, e riconosciamo anche di doverci lasciar guidare ancora dalla Sacra Scrittura, dalle Scienze umane e dalla vita concreta di ogni persona per discernere sempre meglio la volontà di Dio. Auspichiamo quindi che si possa sviluppare nelle sedi proprie un dialogo aperto e non pregiudiziale, in cui anche la voce dei cattolici italiani possa contribuire alla edificazione di una società più giusta e solidale“.

Peccato che sul DDL Zan si sia dibattuto per oltre un anno, alla Camera, con tutti i partiti presenti al Senato già interpellati. Perché a fare politica devono essere deputati e senatori della Repubblica. Non i vescovi, chiamati a fare altro. Nel caso specifico, a leggere un DDL che evidentemente non hanno mai letto.

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