Giurista, cattolico, sposato e padre di due figli. Uomo libero e osservatore indipendente di politica, giurisdizione, costumi, societa’.

Così si presenta su Twitter Carlo Deodato, nel 2019 nominato Segretario Generale della Consob e nelle ultime ore nominato da Mario Draghi a capo del DAGL (Dipartimento Affari generali e legislativi) della Presidenza del Consiglio, come riportato da IlFoglio. Chi ha buona memoria ricorderà il nome di Carlo Deodato, nel 2015 finito nella bufera dopo aver annullato l’iscrizione all’anagrafe dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero con una sentenza contestatissima. All’epoca si era in piena battaglia sulle unioni civili, e scoppiò un putiferio. D’altronde Deodato condivideva su Twitter i cinguettii delle “Sentinelle in Piedi”, come denunciato dal senatore Sergio Lo Giudice,  e di “ProVita”, seguendo account come “No Gender” e “La Famiglia Naturale”.

Il relatore della sentenza non è affatto persona imparziale“, denunciarono i legali di Rete Lenford, con i gruppi ultracattolici che lanciarono l’hashtag #ioStoconDeodato.

All’epoca il giudice, contrario al “gender” e  in “difesa della famiglia tradizionale”, precisò di aver “solo applicato la legge in modo a-ideologico e rigoroso, lasciando fuori le convinzioni personali che non hanno avuto alcuna influenza“. “Un buon giudice è quello che applica la legge assumendo decisioni coerenti con essa, senza farsi in alcun modo condizionare dai propri convincimenti di ordine politico, morale, o religioso”.

Rete Lenford, invece, rivelò come il verdetto di un tempo si reggesse “su una interpretazione errata del diritto civile e costituzionale. L’articolo 115 del codice civile ha un contenuto differente da quello che sostiene il Consiglio di Stato. Esso fa espressamente riferimento solo e soltanto agli articoli del codice sulla maggiore età, sulla libertà di stato e sui gradi di parentela e affinità per poter contrarre matrimonio. Se sono soddisfatti i predetti requisiti, il cittadino italiano può contrarre matrimonio all’estero. Si affermava, inoltre “l’inesistenza del matrimonio same-sex, contestualmente alla citazione della sentenza 4184 della Corte di Cassazione che dice il contrario, e si sostiene in maniera irrefutabile che il matrimonio same-sex contratto all’estero è improduttivo di effetti. La sentenza dei giudici amministrativi dice, poi, che l’articolo 29 della Costituzione ha costituzionalizzato il matrimonio eterosessuale,  cosa che neppure la Corte Costituzionale ha mai affermato”.

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Passati sei anni, e con le unioni civili diventate legge, Deodato ha praticamente dimenticato il suo account Twitter, finito al centro della bufera per i mi piace e le condivisioni di articoli cattoestremisti e omofobi, arrivando ora alla presidenza del Consiglio, a Capo del Dipartimento Affari generali e legislativi. Per Deodato si  tratta di un ritorno al DAGL, a 7 anni dalla sua sostituzione voluta da Matteo Renzi, all’epoca premier.

Dopo la nomina alla giustizia di Marta Cartabia, contraria ai matrimoni gay e vicinissima a Comunione e Liberazione, un’altra promozione nei confronti di un uomo a noi “poco affine”, se così si può dire, da affiancare ai sei ministeri finiti al centrodestra, tra Lega e Forza Italia. Nomine di continuità, quelle firmate Draghi alla Presidenza del Consiglio, ma non c’è da abbassare la guardia, vista l’urgenza di approvare definitivamente la legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo, attesa al Senato dopo l’approvazione alla Camera dello scorso novembre.

Presidenza del Consiglio: Draghi nomina Carlo Deodato, nel 2015 giudice simpatizzante delle Sentinelle in Piedi - Carlo Deodato - Gay.it

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