Francia, 50 intellettuali si ribellano alla “deriva del bambino transgender”

"In nome della protezione dei bambini non possiamo più tacere!", rivendicano i 50 firmatari dell'appello.

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3 min. di lettura

In Francia una cinquantina di professionisti e ricercatori per l’infanzia, tra intellettuali e medici, filosofi, psicanalisti, avvocati e magistrati, hanno ufficialmente protestato contro l’autodeterminazione sessuale del minore, da loro definita “deriva del bambino transgender”, denunciando una “posizione ideologica sui corpi” dei più piccoli.

A detta dei firmatari di questo appello, simili “discorgi ideologici fuorvianti” starebbero portando tanti, troppi adolescenti a desiderare il cambio di sesso. “I discorsi radicali legittimano le richieste di cambiamento di sesso sulla base della semplice percezione, presentata come verità”, scrivono. “Ma questo al costo di un trattamento medico o addirittura chirurgico per tutta la vita (rimozione di seni o testicoli) sul corpo di bambini o adolescenti. È questo fenomeno e il suo alto profilo mediatico a preoccuparci, e non le scelte degli adulti transgender”. In tal senso, i firmatari espongono statistiche raccolte da Jean Chambry, psichiatra infantile responsabile del CIAPA (Centre Intersectoriel d’Accueil pour Adolescent) di Parigi, secondo cui fino a una decina di anni fa c’erano 10 richieste l’anno di transizione minorile, mentre nel 2020, e solo nella regione dell’Ile-de-France, quelle dieci richieste sarebbero diventate mensili.

Attraverso i social, insistono gli autori di questo appello, gli adolescenti sarebbero bombardati da “discorsi banalizzanti” che andrebbero a sostenere l’inutilità della realtà biologica, della differenza sessuale tra uomini e donne, in favore di singolarità scelte basate unicamente sulla “percezione di sé”. Ed è qui, in nome dell’autodeterminazione, che gli adolescenti di oggi si convincerebbero “di poter cambiare il loro sesso con l’aiuto di trattamenti ormonali o addirittura attraverso interventi chirurgici mutilanti. Questa retorica, diffusa da attivisti in molti paesi occidentali, utilizza falsità destinate ad ingannare”.

I 50 esperti parlano di “furto dell’infanzia”, di un “bambino transgender” da leggere unicamente come “mistificazione contemporanea che deve essere denunciata con forza perché si tratta di un indottrinamento ideologico”. E qui si domandano: “Vorrebbero farci credere che, in nome del benessere e della libertà di ogni individuo un bambino, liberato dal consenso dei suoi genitori “reazionari”, sarebbe in grado di “scegliere” la sua cosiddetta identità di genere?”.

Nella risposta si affidano a neuroscienziati, specialisti dello sviluppo, psicoanalisti, psichiatri infantili e pediatri che avrebbero certificato la realtà di un bambino definito “essere in costruzione”, che prima di raggiungere uno stadio di maturità “è in continua evoluzione” nel suo sviluppo. I 50 firmatari denunciano pubblicamente quello che loro definiscono “uno dei più grandi scandali sanitari ed etici” di sempre, ovvero “la mercificazione del corpo dei bambini”.

Persuadendoli del fatto che gli è stato “assegnato” un sesso alla nascita, e che possono cambiarlo liberamente, questi bambini vengono patologizzati per tutta la vita: consumatori a vita di prodotti chimici ormonali commercializzati dalle compagnie farmaceutiche, consumatori ricorrenti di sempre più operazioni chirurgiche nel perseguimento del sogno chimerico di un corpo fantastico.

Un “dogmatismo”, secondo costoro, che porterebbe ad una grande confusione e ad una paura nell’agire, ribellarsi, alzare la voce, “per paura di certe associazioni LGBTQI”. “In nome del rifiuto di una presunta assegnazione di sesso, stiamo assistendo imbarazzati e senza capire nulla, a un’assegnazione di identità”, proseguono, ribadendo l’impegno costante in questa battaglia. “In nome della protezione dei bambini non possiamo più tacere!”, concludono. “Ci rifiutiamo di accettare che, in nome dei “diritti umani”, si metta in discussione questa base comune – l’universalismo dei diritti – che costituisce il fondamento dell’umanità”.

Un dibattito, quello sugli adolescenti transgender, che ha visto la Scozia spiegare agli insegnanti come creare un ambiente sicuro e accogliente per gli studenti MtoF e FtoM, mentre la Corte di appello britannica ha recentemente ribaltato il giudizio dell’Alta corte dello scorso anno, quando vennero fermati i cosiddetti “bloccanti della pubertà” per i minorenni. A decidere se un adolescente possa iniziare la transizione devono essere i medici, e non i giudici, ha sentenziato la Corte di appello. Ma non è finita qui, perché il caso passerà ora alla Corte Suprema.

 

Fonte: LExpress

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Franzc Dereck 26.9.21 - 12:24

questo commento mio c'entra in questo articolo come i cavoli a merenda , ma sto esplodendo dalla gioia : il Matrimonio per tutti è stato approvato dal Popolo e dai Cantoni Svizzeri e con ampia maggioranza! qui Berna , a voi Roma.

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