#GayoloDelleScimmie, vile omofobia, Tommaso Zorzi: “Mi vergogno per chi lo ha pensato”

Lo stigma lo crea chi vuole crearlo. L'informazione deve andare avanti.

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gayolo delle scimmie tommaso zorzi vaiolo delle scimmie monkeypox
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Vaiolo delle scimmie (Monkeypox), è un’epidemia – VIDEO: parla l’infettivologo >

Il problema non sta nei meri dati – la comunità scientifica ha specificato che il vaiolo delle scimmie o Monkeypox non è una cosiddetta “malattia omosessuale”, ma nel sentimento anti-LGBTQIA+ di alcuni che hanno colto l’ennesima occasione di prendersela con una minoranza vulnerabile. E da qui l’hashtag in tendenza #GayoloDelleScimmie.

Le statistiche sono numeri, che riportano i fatti e – spesso – servono ad arginare problemi andando a focalizzarsi su tendenze da sovvertire.

Una persona razionale lo sa, e va oltre ai pregiudizi, tuttavia, esiste una fetta di popolazione che manca di raziocinio e trasforma tutto in un circo divertente solo per coloro che mancano di empatia.

Anche questa volta, nel mirino della gogna mediatica è finita la comunità gay, in uno scenario che ricorda molto lo stigma verso l’HIV e l’AIDS negli anni 80’. Perché sì, i primi dati riguardanti il vaiolo delle scimmie, pubblicati recentemente, evidenziano un’incidenza maggiore sulla popolazione MSM (Maschi che fanno Sesso con Maschi).

Un’analisi scientifica, dunque fredda e al riparo da emozioni di qualunque tipo, condotta dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, il cui unico scopo è quello di analizzare meglio il fenomeno e intervenire sulle fasce di popolazione più a rischio, proprio come si è fatto per il COVID-19 negli ultimi due anni.

vaiolo-delle-scimmie

Com’è nato il “GayoloDelleScimmie”

Qualche giorno fa, il virologo e Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Genova, Matteo Bassetti era intervenuto su Instagram spiegando la natura del virus, andando a sfatare diversi miti diffusi negli ultimi mesi dalla macchina della disinformazione.

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Una semplice attività di divulgazione scientifica condotta da una delle figure più in vista della comunità medica negli ultimi anni, anche a seguito della pandemia da COVID-19.

Mai, nella storia moderna, il nome di una malattia infettiva è stato più sbagliato e fuorviante che non chiamare così il #vaiolodellescimmie. Molta gente ignorante infatti pensa si tratti di una malattia che la scimmia ha trasmesso all’uomo. Forse 30 anni fa i primi casi furono trasmessi da un primate – spiega Bassetti – ma oggi è una malattia infettiva a trasmissione interumana dove gli animali non c’entrano assolutamente nulla“.

Bassetti ha spiegato che il virus non è da prendere sotto gamba, e che urge una conoscenza e una divulgazione più dettagliata sul fenomeno, parlando poi infine anche dell’incidenza dei casi nella popolazione.

I dati evidenziano infatti che, in oltre il 95% dei casi, sono stati colpiti giovani maschi tra i 20 e i 40 anni, contagiati per via sessuale, in particolare nella popolazione gay e bisessuale (MSM). Quindi, la sua raccomandazione è quella di sensibilizzare la comunità sui rischi e incoraggiare la vaccinazione (qui ci chiediamo, piuttosto: perché in Italia non parte la vaccinazione a target sugli MSM?).

In oltre il 95% dei casi sono stati colpiti giovani maschi tra i 20 e i 40 anni che si sono contagiati per via sessuale, prioritariamente omo e bi-sessuale. Occorre agire subito all’interno delle comunità gay per raccomandare sia comportamenti sessuali responsabili che la vaccinazione. Non è più il caso di continuare con atteggiamenti ideologici e di censura. Questo è un problema medico-sanitario che viene prima di ogni altro discorso

Un approccio innegabilmente freddo e calcolatore, in linea con il suo ruolo, che però non ha puntato il dito contro nessuno, ed ha solo esposto fatti e soluzioni. Corroborato anche da Alessandro Cecchi Paone, persona da sempre dedita alla divulgazione scientifica, che ha difeso le affermazioni di Bassetti contro le accuse di “stigmatizzare la comunità LGBTQIA+”.

È intervenuto anche Tommaso Zorzi, che in un corsivo pubblicato su La Stampa ha scritto:
#gayolodellescimmie non mi fa ridere. Mi vergogno per chi lo ha pensato, mi spaventa vederlo circolare. Omosessuali si nasce (mi imbarazza doverlo specificare), non è una scelta. E in una società in cui l’informazione è letteralmente a portata di mano, l’ignoranza sì che è una scelta. E l’odio è la vera pandemia.

Sì, perché lo stigma lo crea chi vuole crearlo: nessuno ha puntato il dito contro gli anziani e gli immunodepressi durante la pandemia da COVID-19, eppure si trattava della popolazione più vulnerabile al virus.

Da qui, il vergognoso hashtag su Twitter.

Tra fotomontaggi beceri e affermazioni poco cortesi, il dito è nuovamente puntato sulla comunità LGBTQIA+, che ha prontamente reagito segnalando i profili e portando alla luce la vergognosa gogna mediatica subita.

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Tuttavia, da un punto di vista irrazionale, è facile dare la colpa a Bassetti e accusarlo di contribuire alla stigmatizzazione delle minoranze vulnerabili. Ci dimentichiamo che però, se oggi in generale la comunità LGBTQIA+ venisse vista come una semplice fascia di popolazione, i dati scientifici non potrebbero essere utilizzati per offendere, denigrare, schernire e svilire.

Il nodo, come sempre, è nella mentalità.

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