Iran, l’ONU chiede la cancellazione della condanna a morte delle attiviste LGBTQ+ Zahra ed Elham

L'ONU ha anche chiesto di indagare sulle condizioni e sui trattamenti disumani che Sedighi-Hamadani avrebbe subito mentre era in un centro di reclusione dopo il suo arresto.

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Iran, l'ONU chiede la cancellazione della condanna a morte delle attiviste LGBTQ+ Zahra ed Elham - Zahra Sedighi Hamadani ed Elham Choubdar - Gay.it
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Il 4 settembre scorso, Zahra Sedighi-Hamadani ed Elham Choubdar sono state giudicate colpevoli di “diffusione della corruzione sulla Terra” da un tribunale di Urmia, in Iran. Le due attiviste LGBTQ, sono state accusate di “promuovere l’omosessualità e il cristianesimo” e di “aver comunicato con i media contrari alla Repubblica islamica” .

Sedighi-Hamadani e Choubdaral sono state inoltre condannate a morte per aver anche aiutato persone LGBTQ a lasciare il Paese. L’ONU ha ora chiesto ufficialmente alle autorità iraniane di rilasciare entrambe e di rinunciare alla loro agghiacciante sentenza.

Condanniamo fermamente la condanna a morte della signora Sedighi-Hamadani e della signora Choubdar e chiediamo alle autorità di sospendere le loro esecuzioni e di annullare le loro condanne il prima possibile“, hanno affermato i funzionari ONU. “Le autorità devono garantire la salute e il benessere di entrambe le donne e rilasciarle prontamente dalla detenzione”.

L’ONU ha anche chiesto di indagare sulle condizioni e sui trattamenti disumani che Sedighi-Hamadani avrebbe subito mentre era in un centro di reclusione dopo il suo arresto, lo scorso ottobre.

“Esortiamo le autorità iraniane a indagare sui presunti maltrattamenti subiti dalla signora Sedighi-Hamadani durante la detenzione, sulla sua sparizione forzata per 53 giorni e sull’incapacità delle autorità giudiziarie di garantire un giusto processo per entrambe le donne. Chiediamo all’Iran di abrogare la pena di morte e, come minimo, di ridurre l’ambito della sua applicazione alle sole azioni criminali che soddisfino la soglia dei reati più gravi. Le autorità hanno l’obbligo internazionale di garantire che tutti i difensori dei diritti umani in Iran possano condurre attività pacifiche e legittime senza timore di persecuzioni o rappresaglie, compresi coloro che lavorano su questioni delicate come l’orientamento sessuale e l’identità di genere”.

31 anni, Zahra Sedighi Hamadani è mamma di due bambini che non vede da quasi un anno, quando venne arrestata mentre cercava di attraversare il confine e chiedere asilo politico in Turchia. Amnesty International l’ha definita una “paladina dei diritti umani gender non-conforming”, attualmente detenuta “esclusivamente in relazione al suo orientamento sessuale, alla sua identità di genere e ai suoi post sui social media e alle sue dichiarazioni in difesa dei diritti Lgbt”.

Le autorità iraniane hanno smentito la condanna legata al loro attivismo LGBTQ, parlando solo e soltanto di traffico di esseri umani. Ma è proprio l’orientamento sessuale di Elham e Zahra, legata al loro attivismo per la comunità, ad essere al centro di una sentenza scandalo. Ebrahim Raissi, 8º presidente dell’Iran dal 3 agosto 2021, ha recentemente descritto l’omosessualità come un “comportamento immondo”, una “barbarie moderna“. Ali Khamenei, attuale Guida Suprema dell’Iran, ha invece parlato di “depravazione morale”. Il sistema legale iraniano proibisce esplicitamente l’omosessualità e le relazioni omosessuali sono punibili con la pena di morte, secondo il codice penale del Paese.

L’Iran è solo uno dei tanti, troppi Paesi al mondo a prevedere la pena di morte per le persone LGBTQ+.

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