Linguaggio inclusivo, la Commissione Europea sconsiglia riferimenti a genere e religioni e chiede rispetto per i disabili

Union of Equality è il decalogo ad uso interno dell'istituzione UE. Polemiche dalle destre nazionaliste.

Linguaggio inclusivo Unione Europea
Linguaggio inclusivo Unione Europea
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Le persone che vivono nell’Unione Europea non sono necessariamente di fede cristiana e non si riconoscono automaticamente in un genere femminile o maschile. E le persone disabili non devono essere ghettizzate. Sulla base di questa premessa di civiltà, che allarga con coraggio e visione il progetto di inclusione dell’Unione Europea, la Commissione UE ha varato il decalogo Union of Equality, destinato ad uso interno, al fine di orientare le comunicazioni nel rispetto di ogni individuo.

Nel decalogo si consiglia di evitare l’uso della parola “natale”, e preferire un riferimento a più generiche “feste”. L’appellativo “Ladies and gentleman” è sconsigliato, e al “signore e signori” è preferibile utilizzare un più generico “Cari colleghi”, più rispettoso per le persone che non si riconoscano in uno dei due generi femminile e maschile. Nelle comunicazioni scritte, la Commissione consiglia di abolire il Miss/Mrs o Mister, troppo aderenti allo schema di genere binario lei/lui. Più in generale, in tutti i documenti è preferibile non utilizzare opzioni femminili/maschili, o pronomi che siano legati al genere del soggetto: la lingua inglese, grazie alla declinazione neutra degli aggettivi, facilita il raggiungimento di questo rispetto formale, che è più difficile nella lingua italiana, a meno di non usare lo schwa (ə).

“Guidelines for inclusive communication” (Linee guida per una comunicazione inclusiva) è il titolo del compendio che la commissione guidata da Ursula Von der Leyen ha distribuito in prossimità delle feste. Le imminenti celebrazioni del Natale – e cioè della nascita di Gesù Cristo, che secondo i cristiani era figlio del loro dio fattosi uomo, partorito da una giovane donna vergine unita nell’affetto a un signore anziano, ma ingravidata dallo spirito santo per mediazione di un angelo – sono al centro delle polemiche in queste ore. “Non tutti celebrano le festività cristiane e non tutti i cristiani le celebrano nelle medesime date” è la condivisibile spiegazione del decalogo della commissione. Nel quale si raccomanda anche di “non ghettizzare i disabili“.

Dalla Polonia all’Ungheria, dalla Spagna all’Italia, i conservatori di mezza Europa hanno irriso il decalogo redatto dalla Commissione Europea. Anche il quotidiano cattolico Avvenire accusa l’Europa di voler cancellare il Natale. Matteo Salvini, leader del partito di destra Lega per Salvini Premier ha ironizzato: “Viva il Natale, sperando che in Europa nessuno si offenda”. Giorgia Meloni, leader dell’altro partito di destra Fratelli d’Italia, ha commentato con toni più drammatici: “La nostra storia e identità non si cancellano”. Anche il partito di Silvio Berlusconi, l’apparentemente liberale Forza Italia, ha presentato un’interrogazione a difesa dei valori della religione monoteista inventata a Roma duemila anni fa.

Sul Corriere della Sera, secondo quotidiano più letto in Italia dopo la Repubblica, è apparso nelle ultime ore un articolo intriso di maschilismo e denso di greve ironia verso minoranze e diversità ampiamente presenti sul territorio italiano ed europeo. Il giornalista Francesco Battistini scrive un editoriale piuttosto insolito per la linea attenta e inclusiva che anima il Corriere. Il giornalista Battistini scrive frasi di questo tenore:

La lingua batte dove il gender duole, le parole che non diciamo stanno diventando un vocabolario alto così e anche il Natale diventa politicamente corretto, sì, ma corretto grappa.

Sembra incredibile, ma proprio sul Corriere della Sera, Battistini scrive anche:

Nemmeno andrà bene gridare Forza Azzurri ai prossimi Mondiali: bisognerà specificare se trattasi di nazionale maschile o femminile.

Sul finale dell’articolo, la penna del Corriere conclude così:

Invece del solito «Mr» o «Mrs», o piuttosto che riferirsi a una signorina chiamandola «Miss», è preferibile un equilibrato «Mx», qualunque cosa significhi. Qui la commissaria Delli (nome della commissaria UE che ha promulgato il compendio inclusivo ndr) va capita, però. Prima d’entrare in politica coi laburisti, ha fatto l’attrice e la modella. E una volta ha vinto anche un concorso di bellezza: la incoronarono Miss Malta.

 

Di seguito inseriamo gli screenshot dell’articolo apparso sul Corriere della Sera a firma Francesco Battistini (copyright Corriere della Sera):

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