L’omotransfobia pagata con i rubli di Putin. Ecco perché la destra italiana sta con lo Zar

Vi raccontiamo i legami tra i pro-vita italiani, la Russia di Putin e la Lega di Salvini e Pillon.

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Follow the money, sempre, anche qui mentre osserviamo questa guerra sporca. L’Ucraina con la sua gente sotto le bombe, mentre l’Italia spaccata tra pacifisti e filo-putiniani. Per capire la rottura che entra dentro il Parlamento e arriva nelle strade del paese, bisogna seguire le piste del rublo.

Per anni chi scrive, insieme a moltissimi colleghi de L’Espresso, di Report, testate internazionali, ha raccontato il mondo che gravita intorno al Russiagate. Ma il tempo è quello che è, vige la memoria dei pesci rossi e gli aggressori vincono così, possono contare su una soglia di attenzione molto bassa.

Provo dunque a mettere in fila una questione semplice che riguarda soprattutto la comunità Lgbt+ senza retorica, senza opinioni. Sono i fatti, quelli che contano per chi fa il mio mestiere e niente altro. Potremmo parlare del Russiagate, dei  49 milioni della Lega, della nebulosa di estrema destra che piano piano sta inghiottendo l’Europa ma restiamo su qualcosa che ci riguarda, ci guarda e racconta l’unica lobby esistente in Italia: quella anti-lgbt.

I fatti, dicevamo, ci sono movimenti anti-lgbt o se vogliamo Pro-Vita che non si schierano apertamente contro l’aggressione di Putin per un motivo molto semplice: questi gruppi esistono grazie ai rubli della Russia di Putin e alla Russia di Putin rispondono.

Anni e anni di inchieste hanno dimostrato l’esistenza di flussi di soldi che partono segretamente dall’ex blocco sovietico per arrivare in Europa. Miliardi di euro smistati in tutto l’Occidente da anonime società offshore, finanziate da società statali della Russia di Putin e dai tesorieri del regime dell’Azerbaijan. La questione era stata sollevata inizialmente da L’Espresso. Approfondita poi in un libro di Giovanni Tizian e Stefano Vergine“Il Libro Nero della Lega”, edito da Laterza. Ve le racconto.

Parliamo di mille beneficiari misteriosi che arricchiscono anche una fondazione italiana con un conto bancario che funziona come una porta girevole: incassa 100mila euro al mese dalle offshore russo-azere e finanzia organizzazioni di campagne contro aborto e diritti Lgbt+.

Il conto è intestato alla sua fondazione, Novae Terrae, fondata nel 2005 a Saronno, ma rimasta inattiva fino al 2012: ha cominciato a funzionare quando sono arrivati i fondi russo-azeri. L’Espresso per primo ha analizzato tutti i movimenti bancari di Novae Terrae dal 2012 al 2017, trovando scarsissime tracce di aiuti evangelici ai poveri, agli ultimi. Ci sono invece compensi, donazioni, sponsorizzazioni e rimborsi a lobbisti della destra integralista di mezzo mondo. Intrecciando nomi e cifre, finanziamenti e raduni politico-religiosi, emerge con chiarezza un network globale.

Come sappiamo tutto questo?

Grazie a un processo per corruzione a carico di Luca Volontè, ex parlamentare dell’Udc e rappresentante italiano al Consiglio d’Europa fino al 2013. Il politico è imputato di aver intascato due milioni e 390 mila euro per fare lobby, con altri parlamentari europei, a favore del regime azero del presidente Ilham Aliyev, che rischiava sanzioni internazionali. Volontè respinge l’accusa di corruzione, però conferma di aver ricevuto i bonifici da un lobbista azero, per presunte consulenze politiche. I soldi sono arrivati da una rete di decine di ricchissime società offshore, totalmente anonime, sparse tra Isole Vergini Britanniche, Nuova Zelanda, Seychelles e altri paradisi legali. La Procura di Milano e la Guardia di Finanza hanno acquisito, in particolare, i conti bancari di cinque casseforti offshore (Hilux, Polux, Lcm, Metastar e Jetfield) che in tre anni, dal 2012 al 2014, hanno smistato più di tre miliardi e mezzo. Per l’esattezza: 3 miliardi e 104 milioni di dollari; 519 milioni di euro; 1 miliardo e 220 milioni di rubli; e 3 milioni di sterline.

Nel 2018 sono state moltissime le ricerche, commissionate da parlamentari europei per far luce sulle campagne nazionaliste. Da queste emergono connessioni fra diversi gruppi di lobbisti anti-gay, anti-aborto, anti-divorzio. Novae Terrae e Dignitatis Humanae sono le organizzazioni che compaiono in tutti i grafici. Quest’ultima è fondata da Benjamin Harnwell, un politico ultra-conservatore britannico. Spiccano i 25mila euro donati dalla fondazione italiana, sempre con i soldi russo-azeri, allo Iona Institute: un pensatoio reazionario che si è distinto nelle campagne contro le unioni civili e l’aborto in Irlanda.

Un altro giro di bonifici porta a CitizenGo, l’organizzazione cattolica, nata in Spagna, famosa per le sue campagne con feti e anti-lgbt. Le avrete viste anche in Italia sulle facciate dei palazzoni. Nel febbraio 2014 Novae Terrae invia a Citizengo una donazione da 12mila euro. E in gennaio paga anche una fattura da duemila euro a una società di comunicazione di Madrid specializzata in campagne antiabortiste. I rapporti fra Novae Terrae e CitizenGo non si fermano neppure dopo le perquisizioni, con 33 mila euro versati a due responsabili della raccolta fondi.

E questo come lo sappiamo?

Grazie a una bufera giudiziaria che ha travolto la fondazione, provocando un cambio al vertice in Italia nel 2015. Con un nome di peso che entra nel direttivo: Simone Pillon.

Insomma, ci sono soldi e ci sono associazioni anti-Lgbt che stringono legami. ProVita e Novae Terrae occupano posizioni di vertice in un’istituzione chiave: The World Congress of Families, il congresso mondiale delle famiglie. Sapete di cosa parliamo.

E poi c’è un nome Alexey Komov rappresentante russo del World Congress of Families, responsabile internazionale della Commissione per la famiglia del patriarcato ordotosso di Mosca. Ha creato il fondo San Bonifacio, nel cui consiglio d’amministrazione sono presenti alcuni esponenti di Russia Unita, partito di Putin. In Italia è diventato presidente onorario dell’associazione Lombardia-Russia, guidata da Savoini, che ha fatto conoscere Salvini a Mosca.

Un’associazione no profit che online si presenta così: «organizzazione culturale apartitica ma con idee molto precise che combaciano pienamente con la visione del mondo enunciata da Putin nel corso del meeting di Valdai 2013 (“Gli europei stanno morendo per colpa dei matrimoni gay”) e che si possono riassumere in tre parole: Identità, Sovranità, Tradizione».

Importante, da non dimenticare:

Il 6 marzo del 2017 la Lega sigla un accordo politico di collaborazione con Russia Unita, il partito attraverso cui da quasi vent’anni Putin governa il più grande Paese del mondo. Un patto firmato a Mosca da Salvini stesso. Cosa c’è dentro? Il Congresso delle Famiglie in Italia era già previsto? Certo ci sono interessi economici, naturalmente. L’accordo è basato sui “principi di sovranità statale, rispetto reciproco, non interferenza reciproca negli affari interni di ciascuno”. Insomma, ufficialmente serve a istituire un “partnetariato paritario, affidabile e reciproca vantaggiosa”. Ma i vantaggi che può trarre sono evidenti, spiegano Tizian e Vergine: “avere dalla propria parte Salvini, capo del governo della terza economia europea, consente a Mosca di assumere un ruolo più determinante non solo all’interno dell’Italia ma soprattutto a Bruxelles, dove si decidono ad esempio le strategie geopolitiche dell’intera Unione europea. E fra queste […] le sanzioni nei confronti della Russia”. E gli interessi della Lega? Gli interessi politici si traducono in aiuti finanziari ufficiali. Non male per un partito rimasto ufficialmente senza soldi nel 2013.

Da qui parte una storia ancora più profonda. Racconta dei legami tra i pro-vita italiani, la Russia di Putin e la Lega. Segui i soldi. Follow the money, diceva la gola profonda del Watergate. C’è tutto un mondo dietro, solo che non lo vediamo o lo abbiamo dimenticato. Ma c’è chi lo ha raccontato per anni.

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