Sanremo 2024, attacco a Marco Mengoni perché “paladino LGBT pro-gender”

È furiosa quella frangia di cattolici reazionari che bombardano il dibattito pubblico, con annunci e proteste funzionali soprattutto alla propaganda di una certa destra.

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marco mengoni sanremo 2024
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La notizia che Marco Mengoni sarà super ospite musicale e co-conduttore di Amadeus a Sanremo 2024 ha mandato su tutte le furie quelle frange di cattolici reazionari che bombardano il dibattito pubblico, con annunci e proteste funzionali soprattutto alla propaganda di una certa destra. Marco canterà la prima serata, martedì 6 febbraio in apertura, Due vite“, canzone vincitrice di Sanremo 2023, così come l’anno scorso Mahmood e Blanco aprirono con “Brividi” vincitrice di Sanremo 2022. Mengoni sarà poi il super-ospite musicale della prima serata, e interpreterà i brani del suo repertorio, che hanno appena riempito i palazzetti di mezza Europa con buona pace dei cripto-cattolici italiani.

I quali sono già partiti all’attacco. Margherita Ruffino, esponente del Popolo della Famiglia in Piemonte, ha riferito quanto segue ai media:

“Il Popolo della Famiglia del Piemonte, sulla questione inerente il Festival di Sanremo trova inopportuno che il cantante Marco Mengoni, paladino della Lobby LGBT e fautore di iniziative pro-gender, salga sul palco in qualità di co-conduttore. Il PDF chiede dunque al Direttore Artistico Amadeus di rivedere le sue scelte artistiche perché il cantante Mengoni rappresenta un’ideologia che non è condivisa da tutti gli italiani, i quali sono già costretti dal prelievo della quota del canone tv a finanziare tutto questo. Si rispetti il pensiero individuale operando scelte meno di parte!”

La potenza della pop culture appare insormontabile agli occhi di un popolo ormai abbandonato anche dalle – assai discutibili  – parole di apertura del suo monarca assoluto, Papa Francesco. Insomma, quel Mengoni che aveva sventolato la bandiera Progress Pride alla Liverpool Arena di Eurovision 2023, facendo esultare  milioni di anime queer di tutto il mondo (Eurovision è il più seguito show tv non sportivo al mondo), oserà calcare nuovamente il palco dell’Ariston per Sanremo 2024 (qui alcuni nomi dei possibili cantanti in gara).

Marco Mengoni e Elodie
Marco Mengoni e Elodie – Foto: Screenshot videoclip ufficiale

Inaccettabile per questo cartello di umani dal cuore piccolo che sognano di vedere Marco convolare a nozze con una donnina silenziosa che resti a casa a stirare e partorire una mezza dozzina di figli. Vale la pena rivedere quel messaggio così delicato e vibrante di vita che Mengoni mandò al nostro giornale a proposito della propria fragilità, per rendersi conto di come una certa parte di cattolicesimo preferisca restare avvinghiato al passato, invece di aprire il proprio cuore alla liberazione dell’individuo contemporaneo che affronta i propri bias. Ma chi glielo dice a questi poveri cattolici spaventati, tenuti sotto scacco dai soliti furbi della manipolazione a sfondo religioso? Se questa è l’ultima canzone, la luna poi esploderà.

Marco sarà anche co-conduttore, come dichiarato dallo stesso Amadeus da Fiorello su Radio 2: secondo alcune indiscrezioni per le altre serate ci saranno Alessandra Amoroso, Nina Zilli e Alessia Marcuzzi (si tratta di voci non ancora confermate, si parla anche di Arisa).

Questo Sanremo giunge anche nel momento di massima crisi della Rai, ribattezzata Tele-Meloni. Il servizio pubblico è stravolto dalla presunzione di una destra che qui ci tocca definire sensibilmente analfabeta e che pensa di poter arrangiare prodotti culturali di massa dall’oggi al domani. Si veda l’ignobile linguaggio utilizzato dal TG1 e scagliato sulle persone transgender persino nel rilanciare una notizia sul Papa. E si prenda nota che una lettera inviata da influenti personalità italiane in questi giorni sta raccogliendo firme per protestare contro il servizio di Avanti Popolo che su Rai 3 ha ‘spettacolarizzato’ il dolore delle sopravvissute agli stupri.

Ma chi sono questi soggetti che animano la smarrita nebulosa di cattolici piegati al potere temporale della CEI? Si tratta di figure politiche che ambiscono a posti nelle liste elettorali, magari alle prossime Europee del Giugno 2024. Profili noti, quali Mario Adinolfi o Simone Pillon. Ma anche associazioni, movimenti, fondazioni e finanche partiti quali il Popolo della Famiglia, che ricevono finanziamenti pubblici e privati per la difesa di valori di matrice religiosa, e sono quasi sempre ossessionati da temi legati a bambini, sessualità e affettività.

Questa galassia di cattolici integralisti italiani ha radici comuni con il fondamentalismo evangelico americano che fomenta la destra suprematista USA di Bannon e Trump, e nel nostro paese ha la sua punta d’iceberg nel movimento anti-abortista e anti-LGBTIQ+ Pro Vita.

Marco Mengoni, Eurovision 2023
Marco Mengoni, Eurovision 2023 – Foto: Screenshot RaiPlay

Meno di un anno fa, a pochi giorni dall’inizio di Sanremo 2023 poi vinto da Mengoni, Pillon attaccava così: “Sanremo si prepara alle solite sparate LGBT. No al canone Rai per la propaganda gender”. Ci fu poi il controverso bacio tra Fedez e Rosa Chemical, che da Pro Vita fu messo sotto accusa con un esposto che invocava il codice penale, salvo poi essere archiviato dalla procura.

Di tutt’altro avviso appare invece la disamina di Andrea Conti su Il Fatto Quotidiano, che non è d’accordo con i cattolici furenti per la presenza di Mengoni a Sanremo. In un editoriale apparso qualche giorno fa, Conti scrive che è certamente vero che Mengoni “ha le idee molto chiare sui diritti della comunità LGBTQ+, dei più fragili e su temi come l’ambiente in netta contrapposizione con il primo partito d’Italia e il Governo“, tuttavia per il giornale diretto da Travaglio, la superstar italiana è anche l’artista amato da nonni, mamme, papà, figli, nipoti, anziani, giovani, mezz’età, insomma Mengoni piace alla famiglia. Così, per la destra di Governo che sta provando a distruggere la Rai (spoiler: non ci riuscirà) – secondo Conti – l’artista è “promosso tra gli applausi della maggioranza politica del Paese“.

Conti spiega che Mengoni è oggi certamente associabile all’area progressista, anzi – diciamolo! – di sinistra del paese, ma che in fondo egli è amato da tutti perché “chi – tra coloro che fanno parte di quella parte politica che ci governa – non ha chiesto un biglietto per uno dei concerti di Mengoni o addirittura un pass per stringergli la mano?” scrive il giornalista musicale.

marco mengoni bruxelles
Marco Mengoni a Bruxelles

E invece, proprio quel sottobosco cattolico che, attraverso la lobby Pro Vita, sussurra a Meloni, punta il dito contro Marco Mengoni dipinto come “paladino LGBT e pro-gender“. È il potere della pop culture. Sebbene non possiamo certamente ascrivere Mengoni tra le fila degli attivisti queer rivoluzionari, qui entra in gioco proprio quel potere divulgativo che soltanto le popstar hanno. Vale la pena ricordare che, con una presa di posizione piuttosto rara in Italia, lo scorso maggio Mengoni, dopo il gesto della bandiera a Eurovision, aveva dichiarato senza fare sconti (e con parole che oggi risuonano profetiche) al Corriere della Sera:

“Era la bandiera dell’inclusività totale, quella contro tutte le discriminazioni. In Italia vedo tante cose che non sto capendo perché, nel 2023, mi sembrano anacronistiche. Non è un mio voler andare contro, ma un voler capire cosa accade. Quello che vedo oggi un po’ mi fa paura. L’Italia non deve fare passi indietro, dobbiamo essere tutti allineati. L’Europa in questo momento è più avanti di noi, e per difendere i nostri diritti dobbiamo urlare, se necessario. Non bisogna avere paura di dire certe cose.”

E ancora, sempre al Corriere:

“Non mi piace usare la parola fascismo. Non sono d’accordo con quello che viene detto però. È un esercizio per richiamare qualcosa di dittatoriale? Oppure qualcosa per aprire un dibattito e confrontarsi? Certo che se fosse questa seconda opzione non mi sembrerebbe il modo più giusto. Vedo assolutismo, come se tutte queste persone non vivessero in strada o non andassero al supermercato a parlare con la gente. Come giudicare Cuba dalla camera di un cinque stelle. Io non ho assistenti che mi fanno tutto, non vivo nell’Olimpo dei cantanti: ho amici che fanno altro con i quali mi confronto”

Parole di onesta e legittima partecipazione attiva alla vita civile del proprio paese. Ma che nelle menti cripto-cattoliche risuonano come bombe a orologeria. E ci pare di poterle ascoltare quelle voci, che confabulando sottovoce si trastullano: “Chissà Mengoni e i suoi amici queer cosa staranno mai organizzando per Sanremo 2024“.

marco mengoni vogue hk adriano russo
Marco Mengoni su Vogue Hong Kong – Foto di Adriano Russo

 

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