Regno Unito, il Governo blocca la legge scozzese sull’autodeterminazione e pensa ad un nuovo divieto contro le terapie riparative

È la prima volta che una legge scozzese viene bloccata perché apparentemente in contrasto con una legge del Regno Unito.

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Tratto dal film Boy Erased
3 min. di lettura

Dopo cinque anni di promesse mai mantenute, il governo del Regno Unito sarebbe pronto a vietare le pericolosissime “terapie di conversione”.

Il nuovo divieto, che dovrebbe essere annunciato questa settimana, renderà illegale l’indecente pratica, come riferito da ITV News. Lo scorso anno, prima che cadesse il suo governo, Boris Johnson aveva annunciato un contestatissimo divieto che non avrebbe contemplato le persone trans, che sarebbero quindi rimaste in balia di teorie che millantano “riparazioni” sul fronte dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

Jayne Ozanne, attivista da anni in lotta per far approvare simile divieto, si è detta sollevata” dagli ultimi sviluppi. “Finalmente, dopo quasi 5 anni, otterremo il divieto legislativo che ci è stato promesso da tanto tempo”, ha detto a ITV. Ozanne si è comunque detta “preoccupata che si possano creare grosse scappatoie riguardo al fatto che qualcuno possa presumibilmente” acconsentire all’utilizzo di “pratiche religiose“.

L’ipotesi è che la legge possa essere approvata entro fine 2023. ITV riferisce che a Downing Street sarebbero rimasti stupiti dal sostegno trasversale che ha abbracciato il divieto totale, compresi il niet da parte di alcuni membri del partito conservatore.

Precedentemente era stato riferito che Rishi Sunak, premier dalla scorsa estate, avesse sospeso i lavori per il divieto alle “terapie di conversione”, con alcune dichiarazioni transfobiche a peggiorare la situazione. La promessa di vietare le “terapie di conversione” nel Regno Unito risale al lontano 2018, per bocca dell’allora primo ministro Theresa May.

Nel 2021, dopo non pochi ritardi, il disegno di legge è finalmente finito nel discorso della Regina Elisabetta, come punto programmatico del governo. Peccato che Johnson, nel 2022, abbia deciso di cavalcare un’eventuale legge zoppa e discriminatoria, ad escludere le persone trans.

Caduto Johnson tutto si è nuovamente arenato, fino alla potenziale svolta di inizio 2023. Nel frattempo Paesi come Grecia, Francia e Canada hanno ufficialmente vietato le terapie di conversione, mentre a inizio gennaio il ministro irlandese Roderic O’Gorman ha promesso un divieto totale entro il 2024. In Italia, purtroppo, tutto tace.

Lo stesso governo del Regno Unito ha nel frattempo bloccato la legge scozzese sull’autodeterminazione.

I ministri inglesi affermano che il disegno di legge sarebbe in conflitto con la tutela all’uguaglianza in vigore in tutta la Gran Bretagna. È la prima volta che una legge scozzese viene bloccata perché in contrasto con una legge del Regno Unito.
La prima ministra scozzese Nicola Sturgeon ha definito tale decisione un “attacco frontale” al parlamento scozzese, annunciando una dura opposizione. Sturgeon ha ribdito che i ministri scozzesi “difenderanno” il disegno di legge, avvertendo che se il veto dovesse avere successo sarebbe il “primo di molti”. Il governo di Nicola Sturgeon ritiene che l’attuale processo di determinazione per una persona transgender sia troppo difficile e invasivo, causando angoscia a un gruppo di minoranza già emarginato e vulnerabile. 
L’annuncio inglese è stato accolto con rabbia dalla segretaria scozzese per la giustizia sociale Shona Robison, che ha definito “oltraggiosa” la decisione di bloccare il disegno di legge. “Questo è un giorno oscuro per i diritti trans e un giorno oscuro per la democrazia nel Regno Unito”, ha tuonato. 
Il disegno di legge sul riconoscimento del genere, approvato il mese scorso  dal parlamento scozzese, semplificherebbe il processo per cambiare genere legale. Il disegno di legge abbasserebbe l’età in cui le persone possono richiedere un certificato di riconoscimento di genere (GRC) – un documento legale che conferma un cambiamento di genere – da 18 a 16 anni. Eliminerebbe anche la necessità di una diagnosi medica di disforia di genere, con i richiedenti che dovranno aver vissuto il sesso acquisito per tre mesi anziché due anni – o sei mesi se hanno 16 o 17 anni. 

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