Remembrance Sunday: il Regno Unito riconosce i veterani LGBTQ+

Per la prima volta, un gruppo di 24 veterani LGBTQ+ ha partecipato alle commemorazioni che si sono tenute a Londra. Ma quale trattamento riserva l'esercito alla nostra comunità?

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Nel 2000, la Corte Europea per i Diritti Umani ha sciolto il divieto per le persone LGBTQ+ di arruolarsi nell’esercito. Nel Regno Unito, l’omosessualità è stata parzialmente discriminata negli ambienti militari fino al 1967, anno in cui il divieto entrò in vigore e per decenni i soldati che difendevano il Paese non potevano essere interni alla comunità LGBTQIA+. Per poter servire dovevano nascondere a tutti il proprio orientamento sessuale.

Per questo motivo, quest’anno al Remembrance Sunday che si tiene al Cenotaph a Londra, un gruppo formato da 24 veterani LGBTQIA+ ha partecipato per la prima volta alla cerimonia e, di fronte al monumento che ricorda i soldati caduti in guerra, sono stati ricordati anche tutti coloro che sono morti nascondendo la propria sessualità. Il tutto grazie a Fighting With Pride, la prima organizzazione – unica nel suo genere – che difende i diritti e la memoria dei soldati queer. L’evento, riconosciuto dalla Royal British Region, non è stata cosa da poco, visto che per molto tempo i veterani LGBTQIA+ sono stati considerati alla stregua dei criminali: in molti casi hanno perso la loro casa e, al loro ritorno in patria, sono stati lasciati senza una pensione o un lavoro. Durante il servizio, poi, la minaccia del congedo aleggiava sempre sulle loro teste e, per molti di loro, domenica è stata la prima volta in cui sono stati riconosciuti pubblicamente come membri delle forze armate.

Il provvedimento del 2000 ha permesso alle persone queer in tutta l’Unione Europea di arruolarsi nell’esercito, laddove i singoli Paesi lo vietassero, esattamente come il Regno Unito. In Italia la questione suscita ancora oggi dibattiti. Fino al 2014, il nostro Paese si trovava all’incirca a metà della LGBT Military Index, la classifica che segue la presenza di soldati LGBTQIA+ nel mondo. Per molto tempo la presenza di persone appartenenti alla comunità nelle forze armate è stata una questione su cui si sorvolava: per i più non esistevano e, quei pochi che facevano sentire la propria voce, venivano bollati come “disturbati”.

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Anche negli Stati Uniti tra l’amministrazione Obama e quella Biden le cose sono migliorate – fatta eccezione per la parentesi Trump, la cui amministrazione aveva fatto arretrare di molto i diritti dei soldati queer. Dal 1994 al 2011 vigeva la legge Don’t Ask, Don’t Tell, le persone LGBTQ+ dovevano tenere nascosto il proprio orientamento sessuale e gli altri non potevano fare loro domande a riguardo. Prima, le forze armate avevano la possibilità di aprire investigazioni su possibili soldati sospettati di essere omosessuali. Don’t Ask, Don’t Tell è stata sollevata nel 2011. Sono stati però in tutto 100,000 i veterani LGBTQ+ congedati semplicemente perché LGBTQIA+.

Il Remembrance Sunday di quest’anno è un avvenimento storico che riconosce ufficialmente il servizio di quei veterani dimenticati e mai riconosciuti veramente come tali. I portavoce dell’Ufficio per i Veterani ha però sottolineato come: «Stiamo ancora lavorando per capire fino in fondo e riconoscere gli effetti del divieto antecedente al 2000 sull’omosessualità nelle forze armate e, dove è appropriato, per agire di conseguenza».

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