Perché Ron DeSantis fa paura. Dalla Florida alla Casa Bianca?

"Abbiamo molto altro da fare e ho appena iniziato a combattere", la sua minaccia dopo il trionfo elettorale che spaventa persino Donald Trump.

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Il vero vincitore delle elezioni di Midterm è stato senza ombra di dubbio lui, Ron DeSantis, 44enne utra-conservatore che nel 2018 divenne governatore della Florida superando il rivale democratico con uno scarto di appena 33 mila voti. 4 anni dopo ha travolto il candidato dem incassando 1 milione e mezzo di voti in più di lui e 600 mila in più rispetto al 2018. Donald Trump, che sognava un trionfo elettorale repubblicano che non c’è stato per annunciare la propria nuova candidatura alla Casa Bianca, lo guarda con timore, perché consapevole che DeSantis è l’astro nascente del partito.

Anti-abortista, anti-gender, di origini italiane con tutti i suoi bisnonni nati nel Bel Paese tra le provincie di L’Aquila, Benevento, Avellino e Campobasso, Ron è da 12 anni sposato con Casey Black, ex conduttrice televisiva per Golf Channel e WJXT, vincitrice di un Emmy Award da cui ha avuto tre figli.

Nel discorso post-trionfo elettorale, DeSantis si è vantato di aver distrutto la cosiddetta “ideologia woke“, termine dispregiativo e sarcastico sempre più utilizzato dai repubblicani per andare contro il “politicamente corretto”, la cosiddetta “cancel culture”, ma soprattutto per evocare un presunto pericolo universale e prevalente, “un’ideologia” estremista che governerebbe il pensiero progressista. La famigerata “ideologia gender” tanto cara alla destra italiana.

Nel fare riferimento alla tanto contestata legge Don’t Say Gay da lui voluta, firmata e difesa, DeSantis ha ribadito di aver “protetto i diritti dei genitori“, per poi continuare: “Rifiutiamo l’ideologia woke. Combattiamo i ‘woker’ al governo, combattiamo i ‘woker’ nelle scuole, combattiamo i ‘woker’ nelle corporazioni, non ci arrenderemo mai alla folla ‘woke’. La Florida è il luogo in cui il ‘woke’ va a morire”.

Sul finire la minaccia: “Abbiamo molto altro da fare e ho appena iniziato a combattere”. Ed è qui che la comunità LGBTQI+ d’America deve iniziare ad avere paura, nel caso in cui Ron DeSantis dovesse realmente candidarsi alla Casa Bianca.

La legge “Don’t Say Gay, Don’t Say Trans” da lui fortemente voluta vieta “l’istruzione scolastica da parte del personale scolastico o di terzi su orientamento sessuale e/o identità di genere”, prendendo così di mira gli alunni più giovani e gli insegnanti, LGBTQ+ e non, immaginando classi sempre meno inclusive che non faranno altro che stigmatizzare e isolare ulteriormente i giovani LGBTQ+.

Il primo giorno del mese del Pride, DeSantis ha firmato un divieto sportivo transfobico (“Fairness in Women’s Sport Act”), che impedisce alle ragazze e alle donne trans nelle scuole secondarie e nei college della Florida di partecipare a sport femminili, singoli e/o di squadra. Il disegno di legge lungo ben 73 pagine, tra le altre cose, afferma che “mantenere l’equità per le opportunità atletiche delle donne è un importante interesse dello Stato”.

Sul fronte sportivo, DeSantis si è rifiutato di riconoscere la nuotatrice trans Lia Thomas, lo scorso marzo diventata prima donna transgender della storia a vincere il più alto titolo nel nuoto collegiale d’America, la National Collegiate Athletic Association (NCAA). DeSantis ha affermato che la vittoria di Thomas “ha minato l’integrità della competizione”, criticando gli organizzatori che le hanno permesso di partecipare alla gara.

Lo scorso luglio DeSantis ha denunciato il ristorante R House di Miami per aver consentito a dei bambini di partecipare ad un brunch con drag queen. L’anno scorso, per volontà del governatore DeSantis, il Dipartimento dell’Istruzione della Florida ha rimosso dal proprio sito internet un portale anti-omotransfobia, cancellando tutti i link ad organizzazioni LGBTQI+.

Sempre nel 2021, DeSantis ha posto il proprio veto ad un finanziamento a sostegno di alcune organizzazioni LGBTQ+, che includevano programmi ($ 150.000 per l’Orlando United Assistance Center) a beneficio dei sopravvissuti al massacro del Pulse del 2016. Nel 2022 ha bissato, ponendo il proprio veto a 500.000 dollari a sostegno di un programma abitativo di Orlando per i giovani senzatetto LGBTQ+.

Entro un anno gli americani potrebbero ritrovarsi a dover scegliere tra lui e Donald Trump, come unico candidato repubblicano alla Casa Bianca. Tanti auguri.

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