Come sarà il primissimo SAFFFO Queer Festival a Roma? Lo abbiamo chiesto alle sue fondatrici!

"Arte, Punk, Performance": abbiamo chiesto alle fondatrici di SAFFFO Queer Festival cosa dobbiamo aspettarci Sabato 4 giugno a Roma!

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Come sarà il primissimo SAFFFO Queer Festival a Roma? Lo abbiamo chiesto alle sue fondatrici!
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Sarà a Roma il 4 Giungo il primo “SAFFFO Queer Festival”, un evento che si svolgerà tutto in un giorno e che si dà l’obiettivo di dare uno spazio all’espressione artistica queer indipendente. Fondato da un collettivo giovanissimo, composto da Marta, Beatrice e Lucia, lo slogan di SAFFO è “Arte, Punk e Performance”. Ma cosa significa? L’abbiamo chiesto proprio alle sue ideatrici!

 

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Siamo con Marta, Beatrice e Lucia, fondatrici di del “SAFFFO Queer Festival di Roma”. Parlateci un po’ di voi.

Marta: io sono Marta, ho 25 anni e mi sono trasferita a Roma da poco più di un anno, prima ero a Londra. Il mio desiderio era quello di creare una comunità affine a me. È questo il motivo per cui ho deciso di fondare Saffo insieme a Beatrice e Lucia.

Beatrice: io sono Beatrice, ho 22 anni e mi sono trasferita a Roma tre anni fa per studiare. Vengo da un città piccola delle Marche, e diciamo che lì sentivo una mancanza di rappresentazione. Venendo a Roma ho visto molta più diversità, però senza una vera unione. Nonostante esistano tantissimi luoghi queer, ne vogliamo di più!

Lucia: io sono Lucy, vengo dall’Argentina e vivo a Roma da due anni. Sono attrice e ricercatrice scenica. Ho conosciuto Marta e Beatrice circa sei mesi fa. Condividiamo la stessa necessità di trovare un luogo artistico in cui poterci esprimere a Roma. Quindi, abbiamo deciso di fare questo lavoro di squadra incredibile per riuscire a creare il mondo di Safffo.

Il “SAFFO Queer Festival” nasce per promuovere l’espressione artistica LGBTQIA+ indipendente. Cosa vuol dire questo per voi?

Marta: per me significa creare un filo conduttore tra tante piccole realtà creative che sono già presenti a Roma – e sono già fortissime – e metterle tutte in un posto, celebrarle e creare uno spazio che unisca l’espressione libera e creativa indipendente. In poche parole, creare uno spazio artistico per le persone che magari si sentono un po’ messe da parte dalla società in cui viviamo.

Beatrice: certe volte si tende a considerare la comunità queer come qualcosa di unico e quasi stereotipato. Noi invece vorremmo unire tutti questi artisti e performer queer per creare un’espressione di diversità, per valorizzarla, per creare scambio e unione. Anche per creare consapevolezza per le persone, come me, all’inizio non conoscevano questo mondo, non capivano da cosa potevano farsi rappresentare. L’obiettivo di SAFFFO per me è creare un posto dove mettersi in discussione, un po’ come in una piazza, dove non c’è verità assoluta.

Lucia: SAFFFO nasce da questa necessità di creare uno spazio dove farci delle domande senza dare troppa importanza alle risposte. Non dobbiamo capire subito tutto, neanche in merito a SAFFFO, che è uno spazio non limitato, ed è rivolto a tutti. SAFFFO vuole parlare a tutti, nella speranza che un giorno la normalità sia una parola superata, che non capiamo bene cosa voglia dire, se non che sia fluida, come tutti noi.

 

 

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Ci avete detto che SAFFO nasce per creare un luogo in cui le persone si sentano sicure e a loro agio. Com’è la situazione per la comunità LGBTQ+ a Roma?

Beatrice: dobbiamo ringraziare chi da qualche anno ha combattuto per i diritti queer, i diritti delle donne. Sicuramente è stato fatto moltissimo. Non dobbiamo però lasciare che questo rimanga nel passato e appoggiarci su ciò che è stato, ma dobbiamo continuare a lottare pacificamente per la nostra espressione. C’è ancora molto fa fare. Ci sono sicuramente atti di violenza, ci sono discriminazioni… per quanto riguarda noi – donne queer – c’è anche tanta sessualizzazione, perché tante volte il nostro essere queer viene considerato un fetish. Spesso ci arrivano commenti non richiesti e non graditi di quella categoria eterocis normativa che considera appunto una donna come un oggetto.

Marta: sì, io penso che Roma vada molto per quartieri e zone… sicuramente ci sono delle realtà, delle zona a Roma che ci fanno sentire un po’ più a nostro agio. Però esistono anche dei luoghi in cui preferisco nascondere la mia identità sessuale, limitare la mia libertà di espressione, perché comunque lo ritengo ancora pericoloso. E da qui nasce SAFFFO: vorremmo che la gente si sentisse a proprio agio senza preoccuparsi di essere giudicata, e soprattutto diventare un punto di riferimento a cui la gente si rivolge in caso di problemi o atteggiamenti negativi. Niente da noi viene nascosto sotto il tappeto.

Lucia: prima di tutto dobbiamo chiederci perché esiste la necessità di creare un posto sicuro. Perché ci viene in mente questa parola? Non siamo solo noi donne cis quelle che devono lottare per i propri diritti, ma anche e soprattutto le persone trans, che spesso vengono escluse da opportunità di lavoro e non solo. Devono lottare per il diritto di vivere in un luogo sicuro data la discriminazione assurda che c’è a Roma. Mi piacerebbe un giorno vedere la trasformazione da movimento femminista a movimento transfemminista. Per questo è per noi importantissimo chiamarci transfemministe. Mi è capitato di venire a Roma e chiedere: “Dove sono i posti gay?” e sentirmi rispondere che esiste una “strada gay”, ovvero quattro bar in cui la comunità veniva confinata. Dopo la pandemia ho notato alcuni cambiamenti significativi, ma dobbiamo dire che ci siamo, esistiamo e che siamo dappertutto! Dobbiamo creare questi posti proprio per uscire allo scoperto e vivere come noi stessi. Essere parte della società senza questo casino che ancora succede.

“Art, Punk, Performance”. Come sarà il primo “SAFFO Queer Festival a Roma”, e quali sono i programmi per il futuro?

Marta: il primo festival è partito con un’idea e poi è stato un susseguirsi di eventi travolgenti. Ci stiamo preparando ad ospitare un grande numero di artisti, più di venti. Sarà una grande festa, una grande celebrazione di molte realtà diverse. Ci saranno mostre fotografiche, pittura, poesia, performance workshop, band punk transfemministe. Una giornata intensa, punk non solo inteso come genere musicale ma come stile di vita, una trasgressione. Viviamo per un giorno liberandoci dalle regole. Ovviamente non tutte!

Lucia: ci sarà la performance creata da me e da Priscilla Muscat, che tenta un po’ di far capire come funziona l’oppressione normativo-capitalista in contrapposizione a un corpo che vuole essere libero, il suo percorso nel sentirsi libero. La performance nasce dalla mia ricerca come attrice e come regista appassionata di linguaggio del corpo. Si tratta di una performance molto fisica accompagnata però da un testo scritto da noi, che tratta anche un po’ della situazione con la polizia nei paesi latino-americani. Si capisce quindi anche un po’ il mix tra esperienza europea e latino americana di cui volevo parlare, essendo io stessa latino americana. La mia performance è quindi legata ai movimenti sociali per come li ho percepiti. La musica è originale, e la cosa più importante è che questa performance è unica e creata apposta per questo evento, nascerà e morirà lì per poi crearne un’altra per il prossimo evento. Lo scopo di questa performance è trovare questa libertà tutti insieme, parlandone e discutendone.

Marta: la performance di questo evento è unica perché nessun evento SAFFO sarà uguale all’altro. Il nostro obiettivo è quello di continuare a fare più progetti ed eventi ma anche di modificarci e crescere nel tempo e insieme agli artisti, dare spazio anche a forme d’arte diverse.

 

 

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Tra gli oltre 20 artisti che esporranno loro opere a SAFFFO – oltre a Lucia “Lucy” Bellotti e Priscilla Muscat – ci saranno anche Ludovico Andrea D’Auria, con la collezione di ritratti “By Their Lights sulla comunità queer londinese; e Davide Merli, che focalizza il proprio lavoro sulla rappresentazione dei corpi liberi dall’essere oggetto di sessualizzazione.

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