Sanremo 2024, cronaca dalle prove generali

Siamo qui all'Ariston e la scenografia del palco non mi pare così diversa dalla solita e fuori c’è un inferno di folla.

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Sanremo 2024 Ariston Rooftop
Sanremo 2024 Ariston Rooftop
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Manca un giorno all’inizio di Sanremo 2024 e sono appena finite le prove generali con tutti gli artisti in gara.

Questa mattina Amadeus è apparso estremamente tranquillo durante le conferenze stampa di routine, ha ribadito con orgoglio la novità della giuria radiofonica che ha sostituito quella demoscopica. Al suo fianco si è percepita l’assenza di Stefano Coletta, ex direttore del prime time Rai ora sostituito da Marcello Ciannamea.Sanremo è una vera festa della musica e un vero e proprio racconto del nostro paese” ha spiegato Ciannamea, politicamente più moderato di Coletta e considerato vicino alla Lega, che si è profuso in complimenti al direttore artistico Amadeus. Quest’ultimo ha negato di aver ricevuto pressioni dalla maggioranza di destra e ha rivendicato la piena libertà garantita dall’a.d. Roberto Sergio.

Siamo qui all’Ariston, la scenografia del palco non mi pare diversa dalla solita e fuori c’è un inferno di folla, asserragliata in attesa della sfilata di tutti i cantanti in gara sul green carpet. Marco Mengoni è seduto in prima fila e si gode le performance dei colleghi. Arriva anche Amadeus.

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Sanremo 2024, il palco

I primi a scaldare il palco sono i Negramaro che confermano la propria vocazione live, il brano vola grazie al carisma di un Giuliano in stato di grazia. Salgono le quotazioni della band, certamente tra i favoriti.
Maestosa apertura d’archi dell’orchestra per i Ricchi e Poveri, il duo in quota balera-goes-disco si presenta con due coppie di ballerini in guanti neri, che attraversano la platea e saltano sul palco dell’Ariston a mescolare coreografie tra disco e liscio. Applausi calorosi dalla stampa, a fine brano Angela spiega che deve decidere se cantare bene o ballare bene: “Mentre mi muovevo avevo l’affanno”.
In giacca nera, camicia di voile di seta e rouge bianca, mini-short e stivali al ginocchio (ma chissà come sarà vestita domani sera) arriva Annalisa. Al momento di cantare quando-quando-quando ecco leggeri colpetti di archi, per il resto l’orchestra procede quasi immobile. Come in molti altri brani. Annalisa non sembra esibire coreografie particolari, almeno qui alle prove. Il brano, in questa versione dal vivo, sembra sgonfiarsi, Annalisa canta bene una canzone davvero elementare, e non sento alcuna energia. Domani sera può essere diverso, e soprattutto sarà un nuovo tormentone.

Per Rose Villain abito corto nero, capelli azzurri, una fusciacca di velo a mantello e tacchi importanti, ma chissà come sarà vestita domani. Lei è una possibile sorpresa, gli acuti della strofa iniziale melodica e ficcante ammaliano fino al ritornello boom boom, più veloce con bassi e percussioni (tutta base, poca orchestra). Rose è gioviale e leggera nei tanti risvolti del brano.

In un look minimale assai contemporaneo, con consueto garbo, Diodato siede sugli scalini del palco, e scherza con la stampa. Il suo brano decolla con leggerezza; ecco saltare sul palco una ventina di ballerini che con orgiastica movenza danzano tribali, in beige, marroni neri, grigi. La melodia avvolge, non è mai ruffiana, la bravura di Diodato riempie l’Ariston.

Tuta gold è un brano difficile da cantare, e Mahmood lo esegue nei triplici salti, e tutto resta insieme. Arriva in una felpa qualsiasi, si muove poco sul palco dentro jeans larghi e slavati e capelli scompigliati e barba sfatta: chissà come sarà in tiro domani sera. Canta rallentando le strofe iniziali, che risuonano come tenere ninne-nanne, quindi accelera con voce piena e bassa, e poi va in falsetto. Il ponte finale del brano viene convertito in una versione più ansiosa e in effetti crea più dramma. Da seguire le coreografie di mani sui 5 cellulari nella tuta gold, baby non richiamerò. Vedrete. La stampa lo idolatra e solo Loredana Bertè strapperà un boato maggiore di lui.

Speravo e spero ancora in un autentico casino sul palco dell’Ariston, per i Bnkr44. Alle prove c’è subito un piccolo incidente tecnico, non va un microfono, i ragazzi ci scherzano su e poi ricominciano. Il palco si illumina di mille colori, gli effetti sulle voci sono meno marcati rispetto alla versione in studio, e al brano sembra mancare una certa trombetta e-e-e-e-e- che è invece più pronunciata nel brano prodotto. Dal live mi pare che i Bunker ne escano più deboli, spero di sbagliarmi: domani sera potrebbero distruggere il palco dell’Ariston, così da cambiare finalmente scenografia (non succederà mai).

Alla prova forse più difficile della sua carriera, con un Sanremo che dovrebbe aiutarlo a lasciarsi un periodo difficile alle spalle, Sangovanni arriva con un brano più maturo del solito. Al quale l’artista dovrebbe forse aggiungere più pathos di quanto non abbia fatto durante queste prove, ma certamente in gara le cose cambieranno. È impeccabile invece Clara, carattere e padronanza sul palco, ma nessuna sorpresa e continua a mancarmi una qualche vibrazione dal suo brano.

L’esibizione dal vivo di Alessandra Amoroso purtroppo non salva una canzone datata nell’architettura, nell’arrangiamento e – ahinoi – anche nel modo in cui Amoroso la canta. Fred De Palma conferma di essersi perso, sul palco dell’Ariston pare smarrito, alla ricerca di qualche barra, di qualche reggaeton che non arriva e la domanda è solo una: perché?

Mannoia e il suo manifesto femminista sono suadenti, casco dentro alla sua energia e alla sua solidità artistica: l’orchestra si diverte a star dietro agli stilemi folkeggianti del brano e un tappeto volante promette sorprese. Carisma nella versione live arriva anche dai Santi Francesi, che dal vivo aggiungono pathos a una canzone assai elegante, ma forse debole sia per Sanremo, sia per le radio. Si presentano fighissimi, vestiti con look neri essenziali (ma chissà poi domani sera…).

I The Kolors arrivano con look dimessi (ma vediamo cosa sfoggeranno in gara) e travolgono il palco con un’energia incendiaria, batteria, chitarra e basso ci danno dentro più di quanto si immagini, colpetto di fiati finale dall’orchestra e il brano è assai più suonato di quanto pensassi: in versione live spaccano, devo ricredermi completamente rispetto al primo ascolto (o almeno: sono pronto a ricredermi grazie alla versione live suonata dai ragazzi, mentre forse il brano postprodotto è troppo infarcito di furbate?). Domani sera, dopo la prima serata, correremo ad ascoltare i brani dalle piattaforme di streaming.

È facile distruggere i più fragili, ma BigMama è qui, sul palco, ondeggia tra riverberi di energia, senza strafare, abito fasciante lungo, ampio decollete, cascata di perle e pietre, la rabbia si distende in pop, lei gode nello show e noi con lei.

Nek e Renga non sembrano crederci troppo, ma devo dire che cantano davvero da dio, pazzeschi. Peccato, nessuna tensione erotica tra i due, sarebbe stato assai intrigante buttare lì una qualche allusione senza spiegazione: figurarsi!

Ecco Emma. Si balla e si grida al dramma, si ride e un po’ si piange, l’evoluzione di Emma è una goduria e questo Sanremo ci racconta di un’artista incapace di fermarsi. Il brano ammalia e sorprende: ammetto di avere un debole per Emma degli ultimi anni. Anche i colleghi però devono avere lo stesso debole perché si alza un applauso da stadio per lei.

Arriva quindi Irama e spinge il suo inconfondibile timbro vocale, vibrante e sexy dal vivo, ma la canzone – al netto della sua performance – continua a sembrarmi debole. Angelina Mango si prende tutto il palco, balla la cumbia e trascina l’orchestra, è un turbine di forza e armonia, impossibile resistere e si fa palpabile la sensazione che finirà parecchio in alto in classifica.

Geolier un po’ noioso, ho molto amato il suo brano, ma nella versione live non sembra aggiungere nulla, lui è tranquillo e sicuro di sé. Spero che nella messa in onda i cospicui violini dell’orchestra vengano alzati di volume dal mix audio.

Il Ricky Martin all’italiana Maninni, canta in modo impeccabile il brano più classico del festival. Convincente dal vivo, sicuro di sì, persino troppo? Ghali invece porta in scena una performance efficace, si capisce che questo brano gli vibra dentro, fortemente politico, agli ascolti non mi era parso così degno di nota. Tutto di bianco vestito (e domani? chissà forse verde o forse blu), qui alle prove Ghali esordisce con la consueta timidezza “Ah non pensavo foste così tanti”, per poi scaldarsi e mettere in scena l’amara ironia del suo casa mia casa tua. Vedrete.

Pianoforte e voce, appena una chitarra classica, poi tappeto di archi bassi e poi la batteria e quindi robusta chitarra e quella voce di Gazelle, immediata, e questa piccola storia di Roma nord. Sale l’hype.

La mutazione pop de Il Volo può riuscire? È indubbio lo sforzo di mettersi in discussione. La performance alle prove generali ha mostrato tuttavia il solito schema e una certa teatralità performativa da tradizionale bel canto. Ironico, leggero: Alfa si prende il palco con spensierata confidenza. Penso a come sia curioso che i giovani sembrano meno emozionati dei big.

Arriva Dargen, sul palco ci sono 8 uomini in suite nero e papillon e occhiali a specchio e non si capisce come mai? Dargen subito ferma la prima esecuzione e chiede di alzare il piano. C’è qualcosa che non sta funzionando e lui intrattiene i giornalisti con battute. Ridiamo tutti. Ricomincia a cantare e appena dopo 20 secondi chiede con un gesto di alzare la voce. Si butta in mezzo al pubblico e… ci sarà un bel casino, bambino…. Sono un po’ innamorato di questa canzone e di come D’Amico sia riuscito a fare questo piccolo miracolo.

Appena dopo, spuntano le creste fluo dei La Sad. Non prenderanno a calci il palco dell’Ariston e il loro baccano mi fa quasi addormentare. Peccato.
Segue Il Tre, e l’unico brano quasi hip hop del festival non mi pare possa bucare l’attenzione di una gara che quest’anno è assai competitiva (come anche Amadeus ha sottolineato questa mattina). Non ci sono i bambini sul palco di Mr Rain, ma ci sono due altalene in scena, e lui ha i capelli più lunghi dell’anno scorso (ma sempre blitch), e il suo timbro vocale arriva al cuore: ma il brano è insopportabile anche dal vivo.

Un boato accoglie l’azzurra chioma di Loredana Bertè e siamo tuttə pazzə di lei. Start di chitarra robusta e ci vediamo domani, per gridarlo ancora. Standing ovation per Loredana. Marco Mengoni e Amadeus si allontanano dalla platea, per ficcarsi nei cunicoli dei camerini. Tra poco ci saranno le prove di Mengoni, mentre i giornalisti tornano in sala stampa. Fuori dall’Ariston è un assedio.

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