DDL Zan e Concordato, le reazioni politiche all’attacco del Vaticano sulla legge contro l’Omotransfobia

Da Zan a Vendola, passando per Salvini, Ostellari, Tajani, Boldrini, Pillon, Bonetti. La sconcertante mossa della Santa Sede ha terremotato i palazzi della politica nazionale.

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Vaticano, tra vescovi e omotransfobia
5 min. di lettura

La notizia bomba della missiva ufficiale inviata dal Vaticano al Governo per fermare il DDL Zan ha ovviamente scosso la politica nazionale. Una mossa senza precedenti, inaccettabile nei modi e nei contenuti, con la Santa Sede che ha accusato la legge contro l’omotransfobia, misoginia e abilismo attualmente ferma al Senato di ‘violare il Concordato‘.

Un terremoto politico (e non solo, vedi Fedez) presto divampato, con dichiarazioni a pioggia.

Alessandro Zan ha sottolineato come “alla Camera sono sempre state ascoltate con grande attenzione tutte le preoccupazioni e come anche confermato dal Servizio Studi Senato, il testo non limita in alcun modo la libertà di espressione, così come quella religiosa. E rispetta l’autonomia di tutte le scuole“.

Monica Cirinnà ha cinguettato: “Leggeremo le osservazioni della Santa Sede con rispetto, e tenendo a mente il fondamentale valore della laicità dello Stato. La nostra posizione resta ferma: il ddl Zan è legge di civiltà attesa da decenni. Mettiamo al centro la dignità delle persone, che vanno tutelate dall’odio“.

Nichi Vendola ha rimarcato come “l’omofobia e la misoginia sono tanta parte della storia del clero, sono le bandiere di tutti i tradizionalisti e di quasi tutte le confessioni religiose, che rivendicano il diritto a discriminare nel nome di una santa intolleranza. Ma l’omofobia non è un diritto, è un crimine. A me invece continua a piacere quel vecchio principio: libera Chiesa in libero Stato“.

Laura Boldrini ha precisato come “il DDL Zan è una legge di civiltà. Punisce i crimini d’odio per omolesbobitransfobia, misoginia, abilismo e promuove il rispetto. Non c’è rischio per la libertà di pensiero poiché esclude la propaganda di idee. Ascoltiamo anche il Vaticano, ma il Parlamento è sovrano“.

È un atto che se fosse in questi termini attiene al rapporto tra Stati, quindi evito di esprimermi per il rispetto del rigore dei processi istituzionali. Sulla legge c’è un dibattito in Parlamento, Iv porta avanti un’idea di ricomposizione della politica, per dotare il Paese di una legge che condanni l’omotransfobia va usato il metodo della politica, del dialogo tra i partiti, non del dibattito ideologico“, ha detto la ministra della Famiglia Elena Bonetti, Italia Viva, via Sky Tg24.

Carlo Calenda di Azione ha cinguettato: “Ritengo inaccettabili le intromissioni formali della Chiesa nel processo di approvazione di una legge. Penso però che su questi temi il dibattito debba sempre restare aperto. La Chiesa ha, ovviamente, pieno diritto di parola“.

Noi siamo sempre stati favorevoli a norme molto molto forti contro la omotransfobia, e rimaniamo favorevoli a queste norme e al ddl Zan, ma siamo sempre stati aperti al confronto in Parlamento e guarderemo con il massimo spirito di apertura ai nodi giuridici“, ha ribadito Enrico Letta a Radio Anch’io. “Siamo pronti a guardare i nodi giuridici pur mantenendo un favore sull’impianto perchè la norma è di civiltà per il nostro Paese, il nostro èsempre stato un atteggiamento di apertura“.

Andrea Ostellari, presidente della commissione giustizia in selato che da mesi tiene in ostaggio il DDL Zan, ha gongolato: “La mia proposta è sempre valida. Riuniamo i presidenti dei gruppi del Senato e i capigruppo in commissione e sediamoci a un tavolo. Le audizioni si possono ridurre. Inauguriamo, finalmente, una fase di confronto, leale e costruttivo. Letta dia seguito a questa apertura e il Pd si sieda al tavolo“.

Matteo Salvini ha invece ringraziato il Vaticano “per il buonsenso. Del Ddl Zan abbiamo sempre contestato il fatto che fosse un bavaglio nei confronti della libertà di opinione. Quindi, se c’è la volontà di ragionare insieme su un testo che non intacchi questo principio e che tuteli da ogni discriminazione noi siamo assolutamente d’accordo”. “Stop e revisione del ddl Zan, era la nostra richiesta. Sì alla libertà di amare, sì alla lotta contro ogni discriminazione, sì alla punizione di ogni genere di violenza. No a censura e processi per chi ritiene che mamma, papà e famiglia siano il cuore della nostra società, no al gender nelle scuole, no a chi vuole rubare fiabe e sogni ai nostri bambini, no all’utero in affitto. Sempre dalla parte della Libertà e dei diritti“.

Antonio Tajani ha rimarcato quasi con orgoglio come “la posizione di Forza Italia è contro la legge Zan, ma non siamo una caserma e ci sarà qualcuno che può pensarla in maniera diversa. Ma la legge Zan limita gli spazi di libertà invece di farli crescere. Nel contenuto della proposta di legge ci sono posizioni che finiscono per limitare la libertà di opinione e di espressione. Riguardo la mossa del Vaticano, c’è un Concordato, loro chiedono il rispetto del Concordato, vedremo la risposta del Governo“.

Il Vaticano ha consegnato una nota al Governo Draghi per il DDL Zan. Niente da dire invece per quella ungherese. Bene, ora, oltre che a difesa della laicità dello Stato e delle leggi, il governo dovrà esprimersi sul tema!“, ha cinguettato Elio Vito, deputato di Forza Italia che ha così preso le distanze da Tajani.

Simone Pillon, da sempre contrario al DDL Zan, ha scritto: “La preoccupazione della Santa Sede riguarda esattamente quello che stiamo dicendo da mesi, e cioè che questa legge mette a rischio la libertà religiosa nel nostro Paese, e compromette la libertà di insegnamento e la libertà di associazione. Penso ai predicatori arrestati in Gran Bretagna per aver letto la Bibbia, ai genitori incarcerati per aver rifiutato la transizione ai loro bambini, ai politici e agli intellettuali sotto processo per aver sostenuto che siamo maschi e femmine. Forse ora il loro sacrificio servirà per salvare l’Italia dal dramma di una legge tanto pericolosa. Il gesto senza precedenti porterà conseguenze assai serie, ponendo una pregiudiziale invalicabile sulla strada del dibattito. Resta una interessante domanda: come mai il ministro Di Maio dopo tre giorni ancora non mi risulta aver trasmesso la nota al Senato? Oggi in commissione Giustizia affronteremo il tema. Non si tratta di aver ragione o torto, nè di essere più o meno cattolici. Si tratta semplicemente di fermare una legge ingiusta, sbagliata e pericolosa“.

Mario Adinolfi, via social, ha esultato: “Il Vaticano si è mosso per la prima volta nella Storia denunciando una violazione del Concordato, eventualità che si concretizzerebbe se fosse approvata la vergognosa e fascistissima legge Zan. Oggi canto l’inno vaticano: Roma degli Apostoli / madre e guida dei credenti / Roma luce delle genti / il mondo spera in te. Mai stato così orgoglioso di essere cristiano, la nettezza della nota della Segreteria di Stato vaticana insieme alle quattro note diffuse dalle Cei di Bassetti rende evidente che l’unica vera opposizione al ddl Zan è stata quella della Chiesa. Ora Draghi deve parlare e affondare quel ddl senza senso“.

Paola Binetti, via LaRepubblica: “Non sapevamo di questa mossa, ma meno male che il Vaticano è intervenuto. Ddl Zan pericoloso. O la legge Zan la cambi o la cambi. A partire dall’articolo 1 e dalle definizioni scorrette di identità di genere che introduce. E poi nelle parti in cui si contravviene all’articolo 21 della Carta che garantisce la libertà di pensiero, di parola e di decisione“.

Massimiliano Smeriglio, europarlamentare: “Quello del Vaticano è un attacco alla laicità dello Stato che va respinto. La politica e le forze sostengono il ddl Zan non arretrino di un millimetro dimostrando di avere spina dorsale e rispetto per milioni di persone che quella legge la attendono da quasi 30 anni!“.

In una fase di dibattito parlamentare tutto è modificabile. Tanto il ddl Zan quanto, come dice la Costituzione all’articolo 7, il Concordato tra Italia e Vaticano. Ci auguriamo che in primis la nostra diplomazia, quindi il presidente del Consiglio Draghi rifiutino questi metodi surrettizi che la gerarchia vaticana sta utilizzando per entrare nel dibattito politico, sociale e culturale italiano, riportando la dialettica sul ddl Zan al campo che le compete: il Parlamento sovrano e laico della nostra nazionale”. Così in una nota il segretario nazionale di GayLib, Daniele Priori.

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