Drag Race Italia 2, intervista ai 3 giudici: “L’arte drag come risposta al clima d’odio che attraversa il Paese”

Nel giorno del ritorno di Drag Race Italia, abbiamo parlato della nuova stagione, di diritti LGBTQ+ e di attualità politica con Priscilla, Chiara Francini e Tommaso Zorzi.

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Drag Race Italia 2, intervista ai 3 giudici: "L'arte drag come risposta al clima d'odio che attraversa il Paese" - Drag Race ITalia - Gay.it
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Drag Race Italia 2, intervista ai 3 giudici: "L'arte drag come risposta al clima d'odio che attraversa il Paese" - DRAG RACE 2 GIURIA Tommaso Zorzi Priscilla Chiara Francini 2 - Gay.it

Dopo il successo della prima edizione, Drag Race Italia torna da oggi in esclusiva per l’Italia solo su Discovery+ con una 2a edizione più ricca e più lunga, con 10 concorrenti a caccia dello scettro lo scorso anno conquistato da Elecktra Bionic.

A ricoprire il delicato compito di giudici si confermano per il secondo anno consecutivo la regina di Mykonos Priscilla, l’attrice, scrittrice e conduttrice Chiara Francini e il conduttore tv e scrittore Tommaso Zorzi. Tre giudici nonché tre conduttori che abbiamo intervistato, in un’intervista a tre tra attualità politica e nuova stagione.

Drag Race Italia 2, intervista ai 3 giudici: "L'arte drag come risposta al clima d'odio che attraversa il Paese" - Gruppo1vnew.jpg Da sx in basso Narciso La Petite Noire Nehellenia Aura Eternal Seconda fila in basso al centro Skandalove e Gioffrè In alto da sx La Diamond Panthera Virus Tanissa Yoncè e Obama - Gay.it

 

Nel corso di una nostra diretta Instagram, il vostro showrunner Dimitri Cocciuti ha sottolineato l’importanza di uno show come questo nell’Italia che abbiamo davanti. Facendo riferimento alla destra che si appresta a governare, che idea vi siete fatt* del potenziale “politico” di Drag Race in un momento come quello che stiamo vivendo?

Priscilla: “Drag Race è politica perché drag è politica. L’esistenza mia come Priscilla così come quella di tutte le altre drag è politica. Noi mettiamo in discussione tutti i canoni e gli stereotipi che ci vengono imposti da una società maschilista. Nel momento in cui diventiamo drag stiamo facendo politica. Già con la prima edizione abbiamo fatto politica perché siamo andati in onda subito dopo l’affossamento del DDL Zan, mandando una risposta concreta e diretta. Lo facciamo anche quest’anno, anzi ancora di più visto il clima d’odio che sta atttaversando il nostro Paese. Già la nostra presenza in tv è una risposta chiara“.

Chiara: “Ogni volta che ci si esprime, ogni volta che si scrive, che si comunica un qualcosa si fa politica. Soprattutto con un programma come questo che è così profondamente in linea con quelle che sono le caratteristiche della società. Drag Race è fatto di lustrini ma veicola un messaggio profondissimo e credo non ci sia una modalità di fare politica più in linea della natura di Drag Race. C’è il divertimento, il talent, ma anche una modalità precisa per veicolare certi messaggi. Drag Race è il chiasmo che rappresenta perfettamente l’attualità e il modo in cui i giovani capiscono, è l’alfabeto che i giovani tramite il quale vogliono leggere“.

Tommaso: “Oltre a sottoscrivere tutto aggiungo che fare politica per la nostra comunità, in questo momento, è fondamentale, anche perché siamo spesso sotto attacco all’interno della nostra stessa comunità. È un duplice lavoro, all’interno della comunità ci sono persone che ritengono che essere troppi effeminati o trasformarsi in drag ti renda un gay di serie B. Sotto questo punto di vista lo ritengo un programma necessario. Anche all’interno della comunità, non siamo una comunità nota in cui ci si aiuta tra di noi“.

Chiara: “Se ci pensate, è il retaggio di un profondo maschilismo, se sei bottom sei un gay inferiore rispetto al top. E perché questo? Perché c’è sempre l’imperativo del maschilismo, è un qualcosa che nel microcosmo della comunità si ripete“.

Priscilla: “È un po’ quello che io mi porto da sempre dietro, da quando ho iniziato ad essere drag. I problemi che ho incontrato nella mia sfera privata e personale, ecco perché sono ancora zitello alla mia età. La drag per la comunità gay va bene fino a quando sta sul palco e deve farti divertire. Poi quando ci devi avere a che fare nel quotidiano e nel privato non va più bene. Essere drag è ingombrante, non è la professione che ti porti in ufficio, marchi il cartellino e finisce lì. Te la porti dietro 24 ore su 24, non si limita alla singola performance. C’è un discorso importante di introspezione, dico da sempre che noi drag viviamo l’arte drag perché portiamo sul palco un vissuto, una parte di noi. E’ una professione che spaventa anche all’interno della comunità, quando devi averci a che fare nel quotidiano

La prima stagione è stata quasi di rodaggio, se così si può dire, con sei puntate e otto concorrenti. Ora le concorrenti sono diventate 10 e le puntate nove. Quali altri novità dobbiamo aspettarci. Sarete più cattivi e pungenti nei giudizi?

Tommaso: “Quando io sono entrato abbastanza in punta di piedi nella prima stagione, perché come ricorderai anche Gay.it è stato un meraviglioso promotore di ciò, non ero proprio benvisto a livello di giudice. Ed è una cosa che mi è molto dispiaciuta perché non pensavo di meritarmelo. Credo di aver avuto il mio riscatto con questa prima stagione, e ora con la 2a stagione credo di essere stato quello che avrei sempre voluto essere sin dall’inizio ma che mi era stato reso difficile da tutto quello che era successo“.

Chiara: “Io sono sempre andata molto di pancia, sono sempre stata me stessa. Quello che maggiormente mi interessa è l’evoluzione, vedere nell’ambito dello svolgersi delle puntate la crescita delle concorrenti, l’evoluzione a livello umano, studiare il loro racconto. Anche quest’anno sono stata incuriosita e indirizzata a dare giudizi su quella che è la loro capacità attoriale. Da come si esprimono, d’altronde, trapela il loro vissuto. A me interessa la materia umana, la carne“.

Priscilla: “Anche io, come Tommaso, sono entrata in punta di piedi nel programma, molto low profile, perché tra i giudici ero quella con meno esperienza tv. Dovevo giocarmela al meglio, perché per chi è drag partecipare a Drag Race, arrivare a condurlo, è l’occasione della vita. Mi ha dato l’occasione di tornare in Italia e di farmi conoscere dal pubblico tv. E’ fuori discussione che ero molto emozionata. Avevo il cuore in gola, quella primissima puntata. Drag Race è arrivato dopo il lockdown, quel momento è stato la realizzazione di tanti sacrifici, gavetta. Nella prima stagione mi sono sentita come quando ti trasferisci in una nuova città. In questa seconda stagione mi sono sentita più a mio agio, mi sono divertita di più, me la sono goduta di più, abbiamo anche stabilito una maggiore connessione con Tommaso e Chiara. Mi sono sentita più a casa“.

Avete trovato concorrenti più o meno preparate, pronte rispetto alla prima stagione?

Chiara: “L’asticella è sempre un bene che si alzi. Comunque sì. Ho amato moltissimo le concorrenti della prima stagione, sapevano quello che andavano a fare. Erano focalizzate. Ma anche quest’anno c’è un’altissima preparazione, una grande varietà“.

Priscilla: “Ho trovato maggiore consapevolezza, da parte mia e da parte delle concorrenti, perché hanno fatto tesoro della prima stagione. Diciamo che le concorrenti della prima stagione hanno avuto il compito di fare da apripista. Le concorrenti della 2a stagione hanno quindi maggiore consapevolezza, che ho visto e sentito a pelle. Lo stesso pubblico quest’anno ha più strumenti per giudicarle, per apprezzarle e godere del programma“.

Tommaso: “Come in ogni stagione di ogni franchise di Drag Race ci sono quelle brave e quelle meno brave. È così anche in questa nuova stagione, sono molto specifico su quello che cerco e su quello che mi piace. Sarei ipocrita se dicessi che tutte le ragazze di questa stagione sono state straordinarie. Non lo sono state tutte, ma com’è giusto che sia. Ho talmente rispetto per questa forma d’arte che quando mi accorgo che sul palco non c’è quel livello di preparazione e di rispetto per l’esperienza che stai andando a fare, perché come dice sempre RuPaul sono le Olimpiadi del Drag, dico che baso le mie scelte su questi sentimenti. Detto ciò, in questa edizione ci sono un paio di concorrenti che a mio avviso sono delle artiste straordinarie.”

Negli ultimi anni tanto in Italia quanto negli Usa le drag queen sono state accusate dalla destra di indottrinare i bambini. La famigerata ‘propaganda gender’ vietata per legge in Russia e Ungheria, che alcuni leghisti come Pillon vorrebbero tramutare in realtà anche in Italia. Parliamo di aria fritta, perché nulla di simile potrà mai arrivare in Italia, o credete un po’ di timore sia doveroso mantenerlo attivo?

Tommaso: “Non c’è dottrina migliore di quella gender per un bambino. Sono cresciuto in un ambiente inglese, in una scuola inglese nella quale ho fatto educazione sessuale sin dalla tenera età, in cui si è sempre parlato di questi temi. Poi indottrinamento gender è un termine loro che vuol dire tutto o niente, perché nessuno può essere indottrinato a far parte della comunità LGBTQ+ se non ce l’hai, se non ti scorre nel sangue, se non ci sei nato, nessuno ti renderà omosessuale, i leghisti possono dormire sonni tranquilli. Detto questo, se c’è un approccio inclusivo a scuola, questo può solo che giovare ad un bambino. È sbagliato pensare che aggiungere diritti ad una persona significhi toglierne ad altri. I diritti si moltiplicano, non si dividono. E non dovrebbero essere politicizzati, i diritti dovrebbero essere garantiti dalla costituzione italiana. È medievale pensare che se sei per i diritti dei gay sei di sinistra e se sei antiabortista sei di destra“.

Chiara: “I diritti sono tali perché sono di tutti, in caso contrario non si chiamerebbero diritti. Penso sia necesaria un’alfabetizzazione che parta soprattutto dalla famiglia, bisogna fare passi avanti per alfabetizzare noi, i genitori, perché poi quello che si insegna ai bambini sia naturale e spontaneo come dovrebbe essere. Bisognerebbe partire da un’acquisizione di consapevolezza, una pedagogia che riguarda soprattutto gli adulti“.

Tommaso: “Anche perché è un problema che riguarda gli adulti, certamente non i bambini“.

Priscilla: “Tornando alla tua domanda, noi non dobbiamo mai abbassare la guardia. Il periodo che stiamo vivendo è talmente complicato e pericoloso che se abbassiamo la guardia ci possiamo ritrovare con la cancellazione di leggi ottenute dopo anni di lotta. Bisogna sempre considerare che esistono questi pericoli, senza mai abbassare la guardia. Sicuramente parte tutto dalla scuola e dalla famiglia. Io lavoro con scuole medie e superiori e mi rendo conto che il problema fondamentale è proprio la conoscenza di certi argomenti nelle famiglie. I giovani utilizzano certi termini perché li sentono in famiglia”. “Anche Drag Race ha questo scopo, noi non presentiamo l’arte drag solo con la performance ma con le vere protagoniste del programma che sono le concorrenti che raccontano le loro storie di vita. Attraverso queste storie cerchiamo di far capire delle cose, lanciare messaggi di inclusività“.

Con Drag Race avete anticipato di qualche mese non solo Drusilla a Sanremo su Rai1 ma anche un nuovo programma drag in arrivo su Rai2. Che il pubblico generalista sia in realtà molto più avanti di chi è chiamato a rappresentarlo in Parlamento?

Priscilla: “Senza ombra di dubbio. L’abbiamo capito con la reazione del pubblico dopo la messa in onda della 1a stagione. Parlo del mio caso. Subito dopo la messa in onda di Drag Race sono stata invitata in drag su Rai2 di domenica pomeriggio da Francesca Fialdini e su Rai1 da Amadeus in prime time. Portare un personaggio drag in Rai è un messaggio forte, importante, di inclusività, di rottura“.

Tommaso: “Dovrebbe poi essere assolutamente scontato vedere una drag al pomeriggio in tv, non lo trovo neanche così all’avanguardia”. “Spiegarlo a persone che non vogliono capirlo è uno spreco di fiato. Uno deve capire che certe persone esistono, e in tutti i contesti. Una drag queen è un’artista che può esistere in tv alle 2 di notte così come la mattina con la Panicucci, in prima serata o il pomeriggio della domenica”.

Priscilla: “Ma se noi lo diamo per scontato, non arriveremmo mai a quelle persone che magari vorrebbero capire ma non hanno gli strumenti per capirlo. Se noi non lo diamo per scontato diamo a questa parte di pubblico gli strumenti per capire che una drag può anche intrattenere nel pomeriggio della domenica Rai“.

Tommaso: “Certo, ma credo che il pubblico abbia capito molto di peggio delle drag queen. Ho troppa stima per il pubblico“.

Priscilla: “Io credo che ci sia un pre Drag Race e un post Drag Race, nella tv italiana. Prima le drag erano sempre state sessualizzate, con doppisensi e comicità anni ’80. Con Drag Race abbiamo fatto un po’ di chiarezza, facendo capire che la drag non è solo una macchietta. Parlo di me, nel 2000 avevo fatto Al posto Tuo e non mi venne consentito di parlare della mia omosessualità. Nel 2021 torno dalla Fialdini e posso parlarne. È una conquista importante“.

Priscilla lo scorso marzo mi hai concesso un’intervista che ha terremotato la comunità drag italiana. Parlasti di “nuove generazioni presuntuose, che non fanno la gavetta e si sentono arrivate”, che non lavorano all’estero e che pensano “di nascere già formate” limitandosi “a fare quel poco che si ripete, senza mai essere stimolate”. Rettifichi o confermi quelle dure parole, che molte drag nazionali non hanno considerato stimolanti bensì offensive.

Priscilla: “Sono felice di poter fare finalmente chiarezza. Non ho mai risposto prima perché aspettavo di farlo con te.  Mi spiace se alcune drag si sono offese o dispiaciute per quella mia affermazione. Il mio intento era quello di stimolare a fare di più e non di sminuirle. Con Drag Race Italia abbiamo un’occasione troppo importante, direi unica, perché i riflettori di tutto il mondo, e quindi l’attenzione del pubblico internazionale, finalmente sono rivolti al panorama drag italiano. Dobbiamo (me compresa) uscire dalla nostra zona di comfort, alzare l’asticella e prepararci ad affrontare un pubblico che è più abituato alle drag in tv, perché ci sono da più tempo, un pubblico quindi più critico e severo. Quel pubblico per cui mi sono esibita negli ultimi dieci anni. Il mio era un invito a mettersi in discussione, che credo sia il punto di partenza per crescere e migliorarsi. Io stessa mi metto in discussione continuamente perché devo e so di poter migliorare: dopo la prima stagione, che per me è stato un banco di prova sotto ogni punto di vista, ho lavorato sui miei punti deboli per portare nella seconda stagione una Priscilla più matura e determinata. E non mi fermo qui perché posso ancora crescere. Potevo essere più morbida e diplomatica in quell’intervista? Forse sì! Ma chi mi conosce sa che sono sempre diretta e ho pochi filtri (a parte quelli di Instagram!!!). Una cosa però posso affermare a distanza di diversi mesi da quell’intervista: dopo la prima stagione di Drag Race Italia, quindi in quest’ultimo anno, ho visto maggiore consapevolezza che deriva credo dall’essere finalmente riconosciute come artiste, ed ho assistito con piacere ad una crescita artistica. Quindi oggi posso dirti che a mio parere ci sono drag italiane della prima e della seconda stagione di Drag Race, e non solo, di livello internazionale.“.

Questa seconda stagione arriva nel pieno di una 19esima legislatura che in questi giorni sta prendendo forma. Abbiamo visto Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana diventare presidenti di Senato e Camera, mentre a breve molto probabilmente Giorgia Meloni formerà un Governo dopo aver ricevuto l’incarico da Sergio Mattarella. Che impressioni vi siete fatti, da queste prime settimane. Cosa ci aspetta.

Tommaso: “Non vedo passi in avanti, mi auguro che non se ne facciano all’indietro. E non parlo solo di comunità LGBTQ+ ma anche di aborto e altri temi. Abbiamo visto in America come nulla si possa dare per scontato. Nella tragedia del non progredire, mi auguro che non si regredisca“.

Chiara: “A me vengono sempre in mente le parole di Oriana Fallaci quando diceva che essere una donna è affascinante, è un’avventura che richiede grande coraggio, una sfida che non annoia mai. Quando lei dice che essendo donna dovrai batterti, per spiegare che il peccato non nacque quando Eva morse la mela, ma quel giorno nacque una una splendida virtù chiamata disobbedienza. Penso che si debba, ieri e oggi ancora di più, continuare a disobbedire con raziocinio“.

Priscilla: “Penso che non si debba più parlare solo di comunità LGBTQ+. Qui sono a rischio i diritti degli extracomunitari, delle donne, dei diversamente abili, delle persone omosessuali. Proprio in questo momento dovremmo fare fronte comune e cercare di essere più uniti e più decisi nel chiedere il riconoscimento dei nostri diritti. Anche io spero che non si facciano passi indietro, considerando che in questo preciso momento storico non abbiamo grosse possibilità di evoluzione“.

 

 

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