Ecco perché Zan dovrebbe rifiutare la vice presidenza della Camera

La comunità LGBTI+ italiana deve saper dire no, per poter rivendicare con forza i propri sì.

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alessandro zan vice presidente camera
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Alessandro Zan, uno dei 4 parlamentari LGBTI+ eletti in questa nuova XIX legislatura, potrebbe essere il vice-presidente della Camera dei Deputati, e quindi diventare numero due del fondamentalista cattolico anti-LGBTI+ e anti-aborto Lorenzo Fontana (qui abbiamo raccolto le dichiarazioni di Fontana su temi inerenti i diritti civili) eletto la scorsa settimana.

Se Zan fosse eletto vice-presidente, i parlamentari realmente operativi e dichiaratamente LGBTI+ sarebbero soltanto 3.

Dopo aver imposto Ignazio La Russa come Presidente del SenatoFontana Presidente della Camera, la neonata maggioranza di destra a guida Meloni si appresta infatti a concedere le vicepresidenze delle due camere alle opposizioni (ci fu un tempo in cui era buona prassi concedere alle opposizioni la presidenza di una delle due camere, ma questa modalità democratica fu infranta in primis dal centro-sinistra).

La proposta di eleggere Alessandro Zan vicepresidente della Camera è stata avanzata dal PD. Tuttavia, in un’intervista rilasciata a Repubblica, il padre dell’ormai archiviato Ddl contro odio di genere, odio omobitransfobico e odio abilista bocciato dal Senato nel 2021, ha spiegato di “non saperne niente”. E ha aggiunto di essere, se la candidatura divenisse reale, “a disposizione, come uomo di partito, a servizio del mio Paese, sempre e comunque”.

Il deputato democratico ha anche sottolineato la gravità di un’elezione divisiva come quella di Fontana e ha ricordato le posizioni filo-Putin del leghista che il leghista Matteo Salvini ha voluto nel ruolo di terza carica dello stato.

A proposito dello striscione esposto, insieme alla giovane collega Rachele Scarpa, a Montecitorio poche ore prima dell’elezione di Fontana, Zan ha spiegato a Giovanna Vitale di Repubblica:

“È stata una manifestazione pacifica e silenziosa per denunciare il profilo politico di Fontana che ha costruito tutta la sua carriera attorno a discorsi d’odio e discriminazione, coltivando rapporti opachi con movimenti di estrema destra come Alba Dorata. La sua storia dimostra che non possiede alcuno dei requisiti di terzietà ed equilibrio che la terza carica dello Stato dovrebbe avere per garantire tutti i deputati, inclusi quelli di opposizione “

In passato appartenente a Sinistra Italiana, poi renziano nel PD di Renzi, quindi rimasto nel PD dopo lo strappo di Italia Viva nel 2019, Alessandro Zan è anche l’ideatore e padre nobile di quella grandiosa e felice esperienza che è stata ed è il Padova Village. “In queste ore è fortemente combattuto” rivela a Gay.it proprio una persona appartenente allo staff del Padova Village e vicina a Zan.

alessandro zan presidente camera
Alessandro Zan (foto Instagram)

 

Ma è cosa buona e giusta per la comunità LGBTI+ l’eventuale elezione di Zan alla vicepresidenza della Camera?

L’elezione di Fontana, fondamentalista cattolico, sullo scranno di Montecitorio è stato un atto legittimo, certamente democratico, ma anche fortemente ideologico, da parte della destra a guida Salvini-Meloni. Un segnale di debolezza, un mezzo passo falso, per una leadership politica che nei prossimi giorni sarà chiamata a formare il primo governo di questa legislatura. Un governo e una maggioranza che dovranno far fronte a un periodo complesso, tra guerra, crisi energetica, traumi post-pandemici e riforme non più rinviabili (a meno di non perdere i soldi del PNRR e portare lo Stato – altamente indebitato – al fallimento).

Una leadership conservatrice e moderata non avrebbe mai sostenuto una presidenza della Camera così divisiva. Un atteggiamento incendiario proprio a inizio legislatura. Una sfacciataggine sbruffona (“due a zero per noi”, ha commentato Salvini), come bambini che affondano le mani nel vaso di miele. Una ferocia ideologica che fa tremare i polsi davanti alla tempesta perfetta che sta per abbattersi sull’Italia.

Siamo davanti a un inverno di razionamento energetico e povertà crescente: sarebbe stato lungimirante avere un Presidente della Camera pacato, moderato. E invece è stato eletto un odiatore di professione come Lorenzo Fontana, simbolo ideologico conclamato di una lotta senza quartiere a qualsiasi cittadinanza paritaria per donne e persone LGBTI+.

E infatti. I limiti e l’inadeguatezza di Meloni e della sua maggioranza sono già oggetto di preoccupazione per chiunque sappia leggere questi primi giorni di legislatura. Cresce la preoccupazione negli USA e in tutte le democrazie liberali con le quali, fino ad oggi, l’Italia è solita confrontarsi.

Alla luce di queste considerazioni, ci si chiede se Alessandro Zan debba accettare di contro-bilanciare l’elezione di un fondamentalista cattolico di estrema destra come Fontana, e partecipare al meccanismo democratico delle istituzioni repubblicane. O se non sia da subito evidente e chiaro il compito di una opposizione liberale e democratica davanti alle prime, preoccupanti azioni dimostrative (e già fattuali) dell’estrema destra italiana.

Arriva il momento in cui accettare una poltrona nelle istituzioni può significare legittimare chi quelle istituzioni vuole trasformarle in un’arma di odio, come dimostra l’elezione di Fontana: un uomo che ha definito “schifezze” le famiglie LGBTI+ può essere presidente della Camera? E Zan davvero vuole essere il suo vice?

Non è invece auspicabile che Zan incarni quella parte di opposizione che non vuole scendere a patti con questa destra reazionaria sui diritti civili?

Non è forse necessario, sui temi delle libertà individuali, un’opposizione pronta anche ad alzare una barriera ostruzionistica?

Non è forse urgente un’opposizione che, ai vari Salvini, Meloni, La Russa, Fontana e compagnia destreggiando, dica “con voi mai”?

Alessandro Zan è pronto ad assumere questo ingrato quanto necessario compito e respingere l’offerta di un ruolo istituzionale che azzererebbe qualsiasi possibilità di essere voce di una severa e combattiva opposizione sui temi che riguardano la comunità LGBTI+, le donne, le persone con disabilità e più in generale tutte le minoranze fragili, minacciate dall’estrema destra italiana che si appresta a governare?

Oltre il valore simbolico, quali sono i reali vantaggi per le minoranze del paese di avere una voce forte, credibile e autorevole come Zan azzerata dai compiti istituzionali di una vice-presidenza che imbriglierebbe la sua azione di deputato?

Possiamo permetterci di accontentarci ancora di simboli? Non è questa l’ora di restare in trincea e combattere?

La comunità LGBTI+ italiana deve saper dire no, per poter rivendicare con forza i propri sì. Non possiamo passare così in fretta dallo striscione di protesta alla poltrona. È l’ora di opporci senza cedere a tentazione di finanziamenti pubblici, poltrone e altri compromessi. Dovremo fare tutto questo senza Zan?

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maschioroma 17.10.22 - 19:00

Non sono affatto d'accordo. Quello che propone l'autore dell'articolo è di abbandonare le istituzioni democratiche, dato che sono in mano alla destra, e spostare la lotta al di fuori. Questo è estremamente pericoloso e foriero solo di guai. La destra ha preso il potere democraticamente, significa che c'è una buona parte di italiani che vuole che la destra vada al potere e che governi. Cercare di impedire che la destra governi è antidemocratico e sbagliato. Abbiamo una costituzione che possiede tutti gli strumenti per difendere la democrazia. La lotta si fa dentro le istituzioni democratiche. Alessandro Zan, se assumerà l'incarico, sarà un ottimo vicepresidente della Camera.

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