Elio Vito si dimette da Forza Italia. L’intervista: “Colpa del Vaticano se da noi non esiste una destra liberale”

"Donazzan deve dimettersi. Il Vaticano porta avanti da sempre un'ingerenza sulla politica italiana. Ed è inaccettabile".

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Elio Vito si dimette da Forza Italia. L'intervista: "Colpa del Vaticano se da noi non esiste una destra liberale" - Elio Vito - Gay.it
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Elio Vito si dimette da Forza Italia. L'intervista: "Colpa del Vaticano se da noi non esiste una destra liberale" - Elio Vito foto - Gay.it

Dopo quasi 30 anni di fedeltà assoluta a Silvio Berlusconi, nel fine settimana Elio Vito ha rassegnato le dimissioni da Forza Italia e da parlamentare. A far traboccare il vaso l’apparentamento di FI con Casa Pound a Lucca. Nella giornata di sabato Vito aveva lanciato un ultimatum, chiedendo lo stralcio di quell’abbraccio con la destra più estrema. 24 ore dopo, non essendo arrivate risposte, il deputato campano ha salutato Forza Italia, in cui era entrato nel lontano 1994, dopo aver più e più volte criticato l’operato interno dinanzi alle posizioni prese sui diritti civili.

Ex radicale e da anni fedele alleato della comunità LGBTQ+, abbiamo intervistato Vito per conoscere più nello specifico i motivi del suo addio al centrodestra.

Elio Vito si dimette da Forza Italia. L'intervista: "Colpa del Vaticano se da noi non esiste una destra liberale" - Elio Vito al Pride - Gay.it

Deputato lei si è dimesso da Forza Italia e ha presentato le dimissioni da parlamentare dopo che a Lucca il suo ex partito ha accettato l’apparentamento con Casa Pound. Ma Forza Italia è da sempre alleato con le destre. Da AN a Fratelli d’Italia passando per la Lega. Cosa è cambiato ora rispetto al passato.

“Un tempo eravamo alleati con la Lega di Bossi, che aveva il modello federalista all’americana. Ora c’è Salvini che vuole andare a Mosca. Eravamo alleati con Fini che fece il percorso di Fiuggi e prese le distanze dai fascisti. Ora siamo alleati con Meloni che va ad urlare al congresso dell’estrema destra spagnola. Per me le differenze ci sono. In più, sia Salvini che Meloni hanno usato in questi mesi toni omotransfobici che io in passato non ricordo nè da Fini nè da Bossi. Sono contento che la mia ultima interrogazione parlamentare abbia riguardato Cloe Bianco”.

Nell’ultima settimana ha fatto clamore politico la morte della povera Cloe, professoressa transgender suicida, in Veneto. Lei ha chiesto le dimissioni di Elena Donazzan. Pensa ci siano delle responsabilità tra la morte di Cloe e le parole del 2015 dell’attuale Assessora all’Istruzione e alle Pari Opportunità della Regione Veneto, che ne chiese l’allontanamento dalla scuola?

“Dopo la mia interrogazione il ministero ha annunciato che farà approfondimenti. Avrebbe dovuto farli prima, questi approfondimenti, ma ben vengano comunque. Donazzan deve dimettersi. Si sarebbe dovuta dimettere già all’epoca. Cloe è stata vittima di transfobia. La discriminazione transfobica è la più odiosa, per me. Non a caso quando si parlò del DDL Zan tutti accettarono l’omofobia ma non l’identità di genere. Che si debba perdere il lavoro e subire quello che ha subito Cloe, da parte di quelle istituzioni che dovrebbero invece diffondere la cultura del rispetto. Per questo ho chiesto le dimissioni di Donazzan, anche per le parole dette negli ultimi giorni. La sua è una responsabilità pubblica, credo che sia incompatibile con la sua carica”.

Ha avuto modo di sentire Silvio Berlusconi? Come e cosa ha risposto alla sua lettera.

“No. Berlusconi mi conosce. Sapeva che l’avrei fatto. Il giorno prima gli avevo detto che se avrebbero confermato l’apparentamento con Casa Pound me ne sarei andato, e me ne sono andato. In una città democratica come Lucca, dove abbiamo avuto una tradizione liberale con Marcello Pera, quest’alleanza è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. C’era tutto il tempo per cambiare idea, non l’hanno fatto e mi sono dimesso. Per come sono fatto io mi sono dovuto dimettere anche da parlamentare, per tornare ad instillare un po’ di fiducia nelle istituzioni tra i più giovani. Bisogna finirla con la politica autoreferenziale che allontana i cittadini, anche grazie al trasformismo. Forza Italia nelle ultime settimane ha praticato il trasformismo. Con Michela Rostan, eletta nel 2018 con Leu, transitata poi nel 2019 all’interno di Italia Viva e ora in Forza Italia, e con Flavio Tosi, ex Lega ora in Forza Italia. Un cambio di casacca arrivato subito dopo il voto, chiaramente strumentale. Da Forza Italia nel 1994 queste cose non me le ricordo”.

C’è stato un messaggio di un collega, nelle ultime 24 ore, che le ha fatto particolarmente piacere ricevere?

“Tantissimi messaggi. Quello che mi ha fatto più piacere è stato quello di Cecilia D’Elia, anche per motivi parlamentari. Eletta recentemente con il PD alle suppletive nel collegio dove io abito. Anche come rappresentante di collegio rispetto ad un suo elettore di un altro partito si è sentita in dovere di chiamarmi, è stata molto carina. Una telefonata personale molto piacevole”.

Perché in Italia, rispetto al resto d’Europa, è così difficile dar spazio ad una destra veramente liberale, che sappia guardare anche ai diritti.

“Domanda fondamentale. Io ho individuato una responsabilità: il Vaticano. Ho fatto una proposta di legge costituzionale per abolire il concordato. Il Vaticano porta avanti da sempre un’ingerenza sulla politica italiana. Sul DDL Zan ci fu la lettera dei vescovi, sul fine vita il Papa parlò il giorno in cui si votava la pregiudiziale, sulla GPA il Papa ha parlato di nuovo più recentemente, e poi hanno la pretesa di esercitare un’influenza sulle leggi del nostro Stato, e questo per me è inaccettabile. Non perché non rispetti la figura morale e religiosa del Papa, ma perché è inaccettabile l’ingerenza. La responsabilità è dei politici, dei partiti, che per ragioni di subaltarnità accettano questa ingerenza del Vaticano. Il concordato è di quasi 100 anni fa ed è uno strumento inattuale, superato, che consente al Vaticano questa ingerenza. Andrebbe abolito, i rapporti con la Chiesa andrebbero articolati attraverso delle intese come avviene con tutte le altre religioni”.

Negli ultimi anni ha più volte combattuto battaglie poco digerite dai suoi colleghi di partito. Nel frattempo nessuno più parla di DDL Zan e Matrimonio Egualitario. Crede che tra 6 mesi saranno argomenti da campagna elettorale?

“Io non mi sono mai sentito solo in questi mesi di battaglie, perché avevo il consenso di tanti elettori, soprattutto i più giovani di Forza Italia. Anche questo è un errore evidente da parte dei dirigenti, che non si rendono conto dell’importanza dei diritti civili, anche tra gli elettori di centrodestra. Sarebbe il modo più semplice e naturale per aumentare i consensi, invece che seguire Meloni e Salvini. Temo che questi temi torneranno ad essere strumento di campagna elettorale, cosa anche positiva se queste leggi poi riuscissimo realmente a farle. Ho partecipato a anche al Pride di Roma, non sono conosciutissimo ma sono stato accolto con calore. A testimonianza della gioia, dell’inclusività di un mondo arcobaleno che deve essere valorizzato. Sono stato accolto benissimo, anche se deputato di Forza Italia”.

30 anni fa entrava in Parlamento con i radicali di Marco Pannella, per poi passare a Forza Italia nel 1994. Si è appena dimesso dopo aver visto otto legislature. Tra 9 mesi la rivedremo alla Camera, con un altro partito, o questo è un addio definitivo a Montecitorio.

“Intanto le dimissioni non sono un gioco, vorrei che venissero messe il prima possibile all’ordine del giorno e che siano accolte. Faccio politica dall’età di 16 anni, per me è una passione e intendo continuare a farla. Dipenderà dagli elettori se riuscirò a tornare in Parlamento, dalle altre forze politiche. Io non mi sono dimesso dalla politica, anzi mi auguro che questa non sia la fine ma un nuovo inizio. Credo sia comunque importante dare un segnale di fiducia sulle istituzioni. A volte si confonde il significato del “vincolo di mandato”. Il vincolo di mandato è nel voto dei parlamentari, cosa che io ho difeso perché ho votato in dissenso dal mio partito il DDL Zan e il fine vita. Tutela la libertà dell’esercizio delle funzioni parlamentari, che io ho praticato. Ma questo non vuol dire che sia eticamente corretto lasciare il partito con cui si è arrivati in Parlamento e andare altrove. Io volevo dare un messaggio ai più giovani, a cui consiglio di fare politica, di partecipare, di andare a votare”.

Ma al momento c’è un partito dove lei si vedrebbe? Più Europa, Azione di Calenda?

“Vedremo, vedremo. Mi pare difficile però andare in partiti fatti da persone che non si sono dimesse da parlamentari, dopo essere state elette con un altro partito. È il grande limite di Renzi e Calenda. Danno lezioni agli altri ma non sono stati coerenti. Oggi non posso decidere dove andare, ma posso dire che continuerò a fare politica”.

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