È il giorno di Joe Biden e Kamala Harris: ecco tutte le promesse fatte alla comunità LGBT Usa

Inizia oggi la presidenza Biden-Harris, chiamata a cancellare i 4 omotransfobici anni di Trump-Pence.

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Finalmente ci siamo. 78 giorni dopo le presidenziali dei record, con 81.283.485 voti (mai visto nulla di simile) ottenuti rispetto ai 74.223.744 dello sfidante Donald Trump, Joe Biden giurerà oggi ufficialmente da 46º presidente degli Stati Uniti d’America. Al suo fianco, in un insediamento super blindato dopo l’attacco al Campidoglio di due settimane fa, Kamala Harris, prima storica vicepresidente donna.

I 4 anni da incubo di Donald Trump, alla guida dell’amministrazione più omotransfobica degli ultimi decenni, sono stati ufficialmente archiviati. Da oggi la Casa Bianca avrà due nuovi inquilini. Il 78enne Joe Biden e la 69enne first lady Jill. Dopo aver nominato il primo ministro dichiaratamente gay della storia d’America (Pete Buttigieg)  e nominato la dottoressa trans Rachel Levine sottosegretaria alla sanità, Joe dovrà ora guardare con attenzione a quella comunità LGBT così bistrattata dalla precedente amministrazione. In piena campagna elettorale Biden promise di far approvare entro i primi 100 giorni da presidente il tanto atteso Equality Act, provvedimento contro ogni tipo di discriminazione che estenderebbe le protezioni dei diritti civili alle persone Lgbt. Il disegno di legge, che andrebbe ad ampliare il Civil Rights Act del 1964, includendo l’identità di genere e l’orientamento sessuale tra le categorie protette dalla discriminazione a livello federale, coinvolgerebbe protezioni che riguardano il lavoro, richieste di prestiti, istruzione, alloggi pubblici.

Nei giorni scorsi, dallo staff presidenziale è emerso il timore che questa promessa di immediatezza non potrà essere mantenuta. Non nei primi 100 giorni di presidenza. Questo perché Trump ha reso impossibile una pacifica transizione, con il Covid-19 che ogni giorno uccide migliaia di persone e un piano vaccinale da 100 milioni di dosi in 100 giorni già annunciato dall’attuale presidente.

Nel 2012, ovvero ancor prima che Barack Obama si dichiarasse a favore, Biden ufficializzò pubblicamente il proprio sostegno al matrimonio egualitario. Sul sito ufficiale della lunga campagna elettorale si leggeva, “Joe Biden crede che ogni essere umano debba essere trattato con rispetto e dignità ed essere in grado di vivere senza paura, non importa chi sia o chi ami“.

Biden e la sua famiglia sono anche fieri sostenitori della comunità trans. Il suo defunto figlio Beau era un caro amico di Sarah McBride, che due mesi fa è diventata la prima persona transgender mai eletta al senato. Joe ha scritto anche la prefazione per il suo libro Tomorrow Will Be Different: Love, Loss and the Fight for Trans Equality, sottolineando come l’uguaglianza transgender sia “la questione dei diritti civili del nostro tempo“. Joe Biden ha co-fondato la campagna As You Are, per sostenere l’accettazione da parte delle famiglie dei loro figli trans.

Ha poi paragonato l’omofobia al cancro, facendo riferimento alla “terribile malattia” che ha ucciso suo figlio Beau: “questa è una malattia e una piaga per l’America , questa malattia si chiama omofobia. Ma possiamo farla finire. Possiamo salvare i miei nipoti, i miei pronipoti e migliaia e migliaia di americani, e il resto del mondo si adatterà allo standard americano“.

Più di recente, durante il suo discorso di accettazione, è entrato nella storia come il primo presidente eletto a ringraziare le persone transgender.

Tuttavia, il curriculum di Joe Biden sui diritti LGBT + è tutt’altro che perfetto. Joe è entrato per la prima volta in Senato nel 1979, quando l’omosessualità era ancora criminalizzata in molti Stati d’America. Come molti dei suoi colleghi senatori, Biden non era propriamente un alleato delle persone LGBT. Nel suo primo anno da senatore dichiarò persino che i gay sarebbero un “rischio per la sicurezza“. Per anni difese il Defense of Marriage Act (DOMA), che definiva il matrimonio come tra un uomo e una donna, mentre nel 1992 votò a favore per bloccare un emendamento che avrebbe esteso i diritti ai conviventi partner dello stesso sesso, un anno dopo votò a favore del tristemente celebre Don’t Ask, Don’t Tell voluto da Bill Clinton, che vietava ai militari di dichiarare la propria omosessualità. Nello stesso anno votò a favore per bloccare l’immigrazione di persone sieropositive negli Stati Uniti. Nel 1994 votò a favore di un emendamento per tagliare i fondi federali per le scuole che insegnavano “l’accettazione dell’omosessualità come stile di vita”.

È evidente che Joe Biden si è evoluto, nel corso dei decenni. Ha studiato, ha cambiato idea come solo le persone intelligenti sanno fare, ha imparato a conoscere la comunità LGBT da vicino, a lavorarci a stretto contatto, ad affidarsi alle persone LGBT.

Ora, da presidente, Joe Biden si è impegnato a “stare” al fianco della comunità LGBT +, snocciolando un lungo elenco di promesse nel pieno della campagna elettorale. Le principali sono.

  • Proteggere le persone LGBT + dalla discriminazione.
  • Sostenere i giovani LGBT +.
  • Proteggere le persone LGBT + dalla violenza e lavorare per porre fine all’epidemia di violenza contro la comunità transgender, in particolare le donne transgender afroamericane.
  • Ampliare l’accesso a un’assistenza sanitaria di alta qualità per le persone LGBT +.
  • Garantire un trattamento equo delle persone LGBT + nel sistema di giustizia penale.
  • Raccogli i dati necessari per supportare completamente la comunità LGBT +.
  • Promuovere i diritti e lo sviluppo LGBT + in tutto il mondo.

Oltre a tutto ciò, si è anche impegnato a cancellare immediatamente le “azioni discriminatorie dell’amministrazione Trump-Pence”, inclusa la revoca del divieto militare alle persone transgender: “Ogni americano qualificato per servire nelle nostre forze armate dovrebbe essere in grado di farlo – indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere e senza dover nascondere chi sia“, ha precisato Joe. Biden si è poi impegnato ad approvare il Violence Against Women Reauthorization Act, disegno di legge che contiene protezioni aggiuntive per le persone LGBT +, compresi i detenuti transgender.

Il presidente ha annunciato che vieterà le terapie di conversione, e fissato l’obiettivo di porre fine all’epidemia di HIV entro il 2025, cinque anni prima dell’obiettivo precedentemente fissato da Trump. All’interno del proprio team, infine, ha voluto Reggie Greer, gay afroamericano e disabile un tempo al LGBTQ Victory Institute; Carlos Elizondo, gay dichiarato, è stato nominato segretario social della Casa Bianca; Karine Jean-Pierre, lesbica dichiarata, è stata nominata vice segretaria stampa, mentre Pili Tobar, lesbica dichiarata, è stata nominata vice direttrice delle comunicazioni della Casa Bianca; infine Shawn Skelly, donna transgender, è stata nominata come consulente al Dipartimento della Difesa.

Da oggi inizia una nuova era, l’era Biden-Harris. È l’alba di un nuovo giorno.

Fonte: PinkNews

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