Salvini in Polonia umiliato persino dal sindaco di destra di Przemysl: “Venga a condannare Putin”

Una scenetta imbarazzante che ha rimarcato la pochezza politica di un uomo che continua a girare su sè stesso, in base a dove tira il vento. Collezionando figuracce.

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Dopo aver passato anni a lodare Vladimir Putin, tanto da preferirlo a Sergio Mattarella, dichiarato guerra ai rifugiati in arrivo dall’Africa e sostenuto la difesa armata dinanzi a ladri eventuali, da due settimane Matteo Salvini indossa gli abiti del pacificatore contrario ai conflitti, alle armi, favorevole all’accoglienza e ora desideroso di fare qualcosa cosa a sostegno del popolo ucraino.

Anche per questo motivo è inutilmente volato in Polonia, dopo essere stato smentito da Caritas e Croce Rossa che erano state da lui tirate in mezzo su un eventuale approdo in Ucraina, “per aiutare queste donne, bimbe, madri e nonne è un dovere per ciascuno di noi”, arrivando a Przemysl, cittadina polacca situata a pochi km dal confine ucraino. Peccato che ad attendere il leader leghista, a dir poco accigliato, ci fossero alcuni italiani che l’hanno fischiato ma soprattutto il sindaco di centrodestra Wojciech Bakun, che ha letteralmente umiliato l’ex ministro dell’interno. Un primo cittadino che fa parte di un movimento di destra nazionalista e populista, che ha mostrato una t-shirt bianca con il volto di Vladimir Putin che proprio Salvini indossò a Mosca, anni or sono, con tanto di foto ricordo social, per poi rivolgersi così al senatore leghista: “Io non la ricevo, venga con me al confine a condannarlo”.

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A quel punto Salvini, al cospetto di telecamere, microfoni e fotografi, ha provato a replicare con un imbarazzato e imbarazzante inglese (12 anni da Europarlamentare), mentre gli italiani presenti gli gridavano “buffone, sei un pagliaccio, vai a casa, vergognati“.

Una scenetta agghiacciante che ha rimarcato la pochezza politica di un leader politico che continua a girare su sè stesso, in base a dove tira il vento, collezionando figuracce mentre prova a raccattare consensi e voti persino sulla pelle di chi da due settimane vive sotto i missili del suo tanto amato Vladimir Putin, per un decennio idolatrato e ora scaricato come se fosse l’ultimo degli scappati di casa.

E Giorgia Meloni, che continua a portargli via elettori, se la ride.

 

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