Torino elezioni 2021, così sinistra e Appendino la consegnano alle destre

La città del F.U.O.R.I. è un pezzo di storia, ma non di futuro. Ha rinunciato a sé stessa. Dalle periferie salgono rigurgiti di estrema destra. A Gay.it parlano alcuni candidati LGBT.

Torino Elezioni 2021
Torino Elezioni 2021 - Gay.it
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Torino elezioni 2021: qui il centrodestra ha forse l’unica vera chance di vittoria. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia ci credono così tanto da aver pianificato dei comizi con i “big” dei partiti che arriveranno in città per aumentare la visibilità del candidato Paolo Damilano sulle televisioni e fargli acquisire popolarità.

Non è difficile amministrare Torino, ripete chiunque. È una città ordinata, di educazione militare e gerarchie. Centro di potere di Casa Savoia, città della famiglia Agnelli e culla del movimento lgbt+ italiano. Torino oggi è immobile e vive di ricordi.

Facciamo un passo indietro: qui nel 2016 il M5s ha spodestato 20 anni di governo di centro-sinistra. Il Partito Democratico di Piero Fassino ha perso nelle periferie, che per Torino sono al di là della strada. Chiara Appendino è diventata in pochissimo tempo la sindaca più amata d’Italia. Poi è successo di tutto: guai giudiziari, scandali e condanne. La più pesante, quella per gli incidenti avvenuti in piazza San Carlo durante la finale di Champions. Appendino ha deciso di non candidarsi.

Quello che lascia però è una città in disarmo. Un tempo Torino era un fiorire di festival alternativi e alternative. Oggi è una città che ha rinunciato a sé stessa. Torino ha perso le Olimpiadi invernali e il Salone dell’Auto. Alle politiche pubbliche anoressiche resistono: il Salone Internazionale del Libro diretto da Nicola La Gioia, l’Evergreen Fest diretto da Simone Schinocca e il “Lovers Film Festival”, uno dei più antichi festival GLBT in Europa, ideato da Giovanni Minerba e Ottavio Mai e oggi diretto da Vladimir Luxuria.

torino elezioni 2021
Parla Emanuele Busconi, attivista LGBT di 26 anni “Abbiamo un problema rispetto all’educazione nelle scuole” dice a Gay.it “La formazione è carente perché la giunta Appendino ha scelto non di non valorizzarla. È molto difficile oggi per le associazioni entrare nelle scuole con dei professionisti e parlare di educazione alle differenze.

Torino sul fronte dei diritti Lgbt ha sempre illuminato il paese: è la prima città italiana a consentire il riconoscimento delle famiglie arcobaleno. La prima, nel 1982, a introdurre la possibilità di effettuare gratuitamente il percorso di transizione e l’intervento per la riassegnazione chirurgica del sesso. Nel 2011 il “Servizio Lgbt” è il primo ufficio di una pubblica amministrazione a occuparsi di omotransfobia. Dal 2017 l’Università di Torino può vantare la prima cattedra d’Italia in “Storia dell’omosessualità”. E ancora il “TO HOUSING” che accoglie le persone LGBTQI in difficoltà. Progetto virtuoso curato da Quore Torino insieme ad ATC Torino. Del resto, proprio qui, nel 1971 Angelo Pezzana e molti e molte altre hanno dato vita al “F.U.O.R.I”, il Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano. Una storia che dal 23 settembre negli spazi del Polo del ‘900 e del Museo Diffuso della Resistenza celebrerà i suoi 50 anni con una mostra lunga un mese.

Oggi a Torino è un pezzo di storia ma non di futuro. È una città dove si vive in tranquillità. Ma la tranquillità è uno stato dell’anima che può funzionare per un paese, una metropoli che vive in tranquillità è destinata a morire. O almeno a spegnersi pian piano. Come è successo alla Fiat, a Mirafiori, ovvero la grande fabbrica che, dopo aver scritto la storia industriale torinese del Novecento, da tempo è al capolinea. I dati della Camera di commercio, in uno studio di prossima pubblicazione, raccontano di un tracollo economico. Sono gli effetti nefasti di una politica perennemente in ritardo sull’evoluzione dei tempi. La sinistra, che a Torino ha governato da sempre, non è riuscita a costruire un modello che potesse competere con Milano, ad esempio. Salvo poi lamentarsi perché Milano “ruba” iniziative”. Poco è cambiato con il M5s: Appendino non è riuscita a dare alla città la visione per tornare a un domani di splendore.

A queste elezioni amministrative 2021 si volta pagina. Trenta liste a sostegno di tredici candidati sindaco.

Stefano Lo Russo, candidato sindaco per il centro-sinistra, ricopre il ruolo il capogruppo del Pd in Consiglio comunale. È stato il più duro oppositore di Chiara Appendino (la paragonò a Schettino quando annunciò di non ricandidarsi). Alle primarie l’unico candidato a parlare spontaneamente di diritti lgbt e famiglie arcobaleno. Nella sua squadra troviamo Chiara Foglietta, il suo nome è già un programma per la cultura di Torino e la comunità Lgbt. Attivista, genitore arcobaleno, vicecapogruppo del PD di Torino e già consigliera. Giovane alla politica. Avrebbe potuto essere lei la candidata a sindaco della città, sarebbe stata la prima lesbica dichiarata della storia di Torino. Il Pd semplicemente non ci ha creduto anche se lei minimizza: “In Politica non ci si improvvisa. Io ho fatto un solo mandato, in opposizione”. I suoi interventi nella Sala Rossa contro la giunta Appendino dimostrano preparazione, cultura, impegno, fiuto politico e grinta: “Questa è una città che non ha fatto niente sulle politiche giovanile” dichiara a Gay.It: “I giovani lamentano spazi ricreati non solo notturni ma diurni. Qui le discoteche hanno iniziato a chiudere prima della pandemia”. Sulla cultura lgbt resta vigile: “So che il Lovers Film Festival di Torino vorrebbero amalgamarlo al Torino Film Festival”. Amalgamarlo il che vuol dire ridurlo e nasconderlo tra il Festival Ambiente e il Torino Film Festival: “Mi batterò perché mantenga la sua identità. La sua storia che appartiene alla comunità di Torino ma non solo”. Il suono di fondo della sua candidatura: “Vorrei dare la voce agli ultimi”, a chi aiuta gli ultimi, ad esempio: “Le associazioni Lgbt nonostante un assessore dichiaratamente gay (Marco Giusta n.d.a) non sono stati all’onore delle cronache. Mi candido per presidiare il bene della comunità”.

Dentro l’alleanza per Stefano Lo Russo troviamo Sinistra Ecologista, lista che può vantare una squadra di undici attivisti Lgbt: Jacopo Rosatelli, Emanuele Busconi, Marco Chializza, Ilaria Genovese, Alessandro Riberi, Tosca Cellini, Andrea Fabrizio, Davide Pala, Giovanni Roggero, Joshua Marone e Lorenzo Olivieri. Incontriamo Jacopo Rosatelli, insegnante, dirigente Arci e penna nota de “Il Manifesto”: “È vero che Torino è una città all’avanguardia” dichiara “Ma non si può arretrare. Se vince la destra si tornerà indietro” La sua candidatura punta al potenziamento dei servizi: “Più azione nelle scuole, più campagne ani-discriminazioni, un linguaggio non-binario nella comunicazione pubblica, più servizi per le persone trans e per le associazioni che devono essere sul territorio”.

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Torino, elezioni2021. A Gay.it Chiara Foglietta candidata del PD e potenziale assessore alla cultura dice:  “I giovani lamentano spazi ricreati non solo notturni ma diurni. Qui le discoteche hanno iniziato a chiudere prima della pandemia”.

Sul bisogno di un ritorno alla cultura come antidoto e risorsa è convinto Emanuele Busconi, attivista lgbt, giovanissimo con i suoi 26 anni ma ricco di esperienze nel campo dell’immigrazione e dell’istruzione: “Abbiamo un problema rispetto all’educazione nelle scuole” dice a Gay.it “La formazione è carente perché la giunta Appendino ha scelto non di non valorizzarla. È molto difficile oggi per le associazioni entrare nelle scuole con dei professionisti e parlare di educazione alle differenze. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: l’omotransfobia che riempie le nostre strade. Ogni giorno di più”.

Paolo Damilano, candidato a sindaco di Torino per il centrodestra, cerca di darsi un tono da candidato indipendente. Ma la messa in scena non regge. I tre partiti che lo sostengono (Lega, Fratelli D’Italia e Forza Italia) si sono già spartiti le candidature alla presidenza delle circoscrizioni, escludendo le liste civiche. Damilano vorrebbe presentarsi come moderato. Ma anche questa rimane una farsa buona per qualche like sui social. L’11 giugno ha espresso solidarietà alla ragazza di 13 anni picchiata perché sfoggiava una borsa arcobaleno. Ma due mesi dopo ha stretto un’intesa con il “Popolo della Famiglia”, partito da zero virgola di Mario Adinolfi: “Non celebri le unioni civili e stop ai corsi anti-bullismo sono il cavallo di troia per far passare la propaganda gender nelle scuole”.

“Ci lascia molto perplessi” ha dichiarato Alessandro Battaglia, portavoce del Torino Pride: “Volevamo incontrare i candidati sindaco di Torino – spiega Battaglia – ma sono troppi. Così abbiamo deciso di chiedere un incontro ai due candidati che andranno al ballottaggio, dopo il primo turno. Se il sindaco verrà elettorale al primo turno, chiederemo di incontrarlo al più presto possibile“.

Valentina Sganga, candidata a sindaca per il M5s è una persona mite. Forse troppo. Capace come per sortilegio di sparire dalle menti un secondo dopo esser scomparsa dalla vista. Sul tema dei diritti il suo programma è un elenco di cose fatte dall’amministrazione Appendino. Forse per questo i sondaggi posizionano il Movimento intorno a un non rassicurante 12%. Decisivo per il M5s, sarà il dopo. Chi sosterrà al ballottaggio possibile? La destra anti-gender o la salvaguardia dei diritti conquistati anche grazie all’amministrazione grillina?

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Torino – Elezioni 2021 – “È vero che Torino è una città all’avanguardia” dichiara Jacopo Rosatelli, insegnante, dirigente Arci, penna de Il Manifesto, candidato con Sinistra Ecologista:“Ma non si può arretrare. Se vince la destra si tornerà indietro

Il Partito Gay anche a Torino esprime un candidato sindaco. Molto lontano da Fabrizio Marrazzo, signore che, se non altro, può vantare una visione politica e una certa capacità di leggere questo tempo di mezzo. A Torino c’è Davide Betti Balducci. Dice di non voler sposare alcuna coalizione ma il suo identikit politico è noto: ex candidato sindaco del Comune di Parella, nel Canavese, si ricorda l’endorsement dell’ex senatore Antonio Razzi, non proprio un ideologo del pensiero. Presente in politica dal 1999 è stato militante di Forza Italia (“quando era liberale” ci tiene a precisare). Dai social non ha nulla da guadagnare, qualcuno dovrebbe pur dirglielo. I suoi status sono un perfetto manuale di comunicazione politica: “Cosa non fare se si è candidati”. È recente lo scontro tra lui e Vincenzo Branà, ex presidente del Cassero di Bologna. “Sono il primo candidato a Sindaco di Torino…APERTAMENTE GAY” ha postato, rigorosamente in maiuscolo. Il commento di Branà è ficcante: “Tentativo di outing abbastanza squallido che mette tristezza a chi come me fa militanza su questi temi da una vita. È proprio vero: a volte siamo peggio dei nostri carnefici”. La risposta di Balducci non è all’altezza: “Io milito da anni e gestisco un’associazione a livello nazionale”. Branà incalza: “Anni buttati via, direi, visto lo squallore del post. Esplicito: parlare del primo candidato APERTAMENTE GAY è un modo per alludere all’omosessualità di qualche candidato gay non dichiarato. Mediocre”. Il peggio Betti lo scrive dopo: “Avete fatto molto in 50 anni…Siamo la peggiore nazione. Complimenti vivissimi” con tanto di faccina allegra.

Una frase che, scritta da un signore che si candida nella città del F.U.O.R.I., la città di Angelo Pezzana ed Enzo Cucco, di Giovanni Minerba e Ottavio Mai, che di storia ne hanno fatto e che questa nazione l’hanno presa e portata lontano, non suona felicissima. Chiunque deve ammettere che il movimento per i diritti delle persone LGBT in Italia ha fatto passi da gigante negli ultimi 50 anni- dalla nascita del F.U.O.R.I. Non ha raggiunto ancora tutti gli obiettivi, deve ancora assicurarsi la piena parità, ma l’avanzata del progresso è stata senza precedenti nella storia dei movimenti per la giustizia sociale. Ignorarlo, vuol dire ignorare una storia. Ignorare questa storia vuol dire non poterla rappresentare alle elezioni.

Polemizzare con un candidato “gay” è la cosa che meno mi gratifica. Ma, visto che come candidato è alle prime armi, da cronista politico mi permetto di dare un paio di consigli: il primo è guardarsi dalla smania dell’intervento su Facebook: “Ringrazio tutti quelli che ci insultano su Facebook, per averci rilanciato il post dandoci ulteriore visibilità #CapreOmofobe”. Ha scritto di recente. Anche non scrivere nulla è comunicazione. La lagna è un genere politico che nasce con Forza Italia. E del berlusconismo ho sempre trovato fosse interessante la sincera convinzione d’essere discriminati, perseguitati, vittime di terribili ingiustizie. Siccome credo nell’ipotesi più plausibile (sono un’anima semplice), ho sempre pensato fosse, appunto, una sincera convinzione, attinente a qualcosa di comune con la psiche e non a qualcosa di raro come il genio comunicativo. Insomma: non è che facciano i perseguitati perché funziona, sono proprio convinti di esserlo. Sarebbe meglio amministrare certe affermazioni con parsimonia. La seconda riguarda la scelta di campo che non vuole fare. “Né destra, né sinistra”. Naturalmente nessuno può contestargli il diritto di fare la scelta che vuole e lui vuole quella della “gente”, è evidente, perché dice: “Da una parte siamo sempre stati maltrattati, dall’altra sfruttati per strappare qualche voto in più, ma nessuno ha mai riconosciuto le nostre battaglie”. Forse ha ragione. Ma forse legge poco, e con poca attenzione. Altrimenti si sarebbe accorto che queste cose sono state dette, ridette e anche urlate. E che non significano nulla. La storia dimostra che gli spazi in politica si occupano, che i partiti si contaminano. Ma soprattutto che non si può pensare a una politica che non passi dal pensiero ideologico e dalle ideologie, e che anzi abdichi alla mera logica del consenso, e della convenienza del momento. Ideologia è un termine vituperato, ma l’ideologia non è altro che il ceppo da cui nascono le idee. Allora un po’ di questa “ideologia” dobbiamo averla, dobbiamo sapere da dove vengono le idee: si chiama storia. Più cocciuto che fermo, piuttosto: emotivo e suggestionabile. Betti con i suoi slanci ed entusiasmi ricorda una specie di grillino della prima ora, con tutte le qualità che non servono e nessuna di quelle che gli sarebbero utili: la freddezza, il distacco, la pazienza. Una brava persona, onesta e certamente animata da buone intenzioni. Ma si candida con toni stonati e qui non dirò che casca l’asino perché non voglio offendere nessuno, né Betti né l’asino. Ma è così.

Torino è una città che potrebbe cadere nelle mani del centro-destra, con molti voti della destra estrema. Le periferie, che nel 2016 consegnarono la vittoria ad Appendino, stanno virando verso destra ed estrema destra, sull’onda di una insicurezza reale e non solo percepita. Il futuro si gioca tutto qui. Ai margini. Per una città da ripensare e riportare Fuori, prima che sia troppo tardi.

 

Torino elezioni 2021, così sinistra e Appendino la consegnano alle destre - romaelezioni2021gayit - Gay.it

Roma elezioni 2021: nella città eterna il voto LGBT+ non conta nulla
(L’Ortica di Simone Alliva)

Con arte e cultura affogate nel cibo, la capitale si avvicina a un voto affollato e incerto. Ecco le poche luci arcobaleno di una nuova generazione che indica la direzione.

 

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