‘Azione’ di Calenda, cosa non dice il programma sui temi LGBTQIA+

Le battaglie per i valori di libertà, democrazia e uguaglianza con cui dobbiamo affrontare il confronto culturale con Russia, Cina, Turchia e gli altri regimi illiberali?

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carlo calenda azione programma lgbtqia+
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Nel programma di Azione di Carlo Calenda (qui il pdf da scaricare) per le Elezioni Politiche 2022 c’è un capitolo dedicato a “Diritti e pari opportunità” nel quale, al punto 1, si parla di una legge contro l’omotransfobia. Non si parla di matrimonio egualitario, né di possibilità di estendere la step-child adoption alle unioni civili, non si affronta il tema della legge 164 del 1982 che regola il percorso di transizione di genere, non viene affrontato il tema dell’omogenitorialità, non si parla di gestazione per altri. L’area politica che nel proprio simbolo contiene il claim “Renew Europe” ignora le questioni dei diritti civili e delle battaglie egualitarie.

Dopo aver rotto il patto con il Partito Democratico, dopo essersi alleato con Italia Viva di Matteo Renzi, e dopo aver coinvolto nel proprio progetto politico alcune figure storiche di Forza Italia come Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna, Carlo Calenda ha deciso di fondare il Terzo Polo, con l’evidente e dichiarato intento di creare l’area politica liberale che in Italia non è mai davvero esistita.

Il programma che Azione propone al paese configura un approccio pratico, cita ripetutamente il solco del Governo Draghi e appare piuttosto asciutto riguardo a ideali, visioni, principi egualitari. È del resto lo stesso Calenda, nei talk show tv di questi giorni, a spiegare che le proposte della sua area politica sono pratiche, concrete. A leggere il programma, si ha voglia di affidargli davvero il Paese, ma subito dopo si ha la netta sensazione che se non hai una visione del mondo e della vita, immediatamente il Paese ti fornirà un problema che non saprai come affrontare. Il programma di Azione sembra più pensato per governare, che per legiferare: sembra una sfumatura da poco, ma, costituzione alla mano, è bene ricordare che in Italia si elegge il Parlamento. Noi cittadini eleggiamo membri che legiferano e che a loro volta danno la fiducia a un governo esecutivo. È liberale immaginare un’azione di governo, senza affrontare la complessità delle questioni su cui il Parlamento è chiamato a legiferare?

Perdendo l’alleanza con + Europa di Emma Bonino (alleati con il PD), Azione sembra fortemente priva di una propria visione su temi etici (eutanasia, non pervenuta nel programma di Azione; legalizzazione della cannabis, non pervenuta).

Inoltre: la presenza di Carfagna e Gelmini lascia intendere anche una posizione regressiva sull’aborto? Sulla questione della GPA, vale la pena ricordare che Carfagna ha presentato una proposta di legge con Meloni per rendere la gestazione per altri reato universale. Insomma, la precipitosa capitolazione del Governo Draghi e il successivo tira e molla sull’alleanza elettorale, sembrano aver fatto perdere di vista ad Azione una parte piuttosto importante della proposta politica con la quale ci si candida a legiferare per un paese occidentale nel 2022.

Per quanto una persona LGBTQIA+ animata da spirito liberale possa convenire sulla sensatezza di proseguire il solco della tanto amata (dagli Italiani) “Agenda Draghi”, è difficile non vedere, nel programma di Azione, alcune gravi mancanze di applicazione dello spirito liberale. Il più evidente, sul fronte LGBTQIA+, è certamente la mancanza di un riferimento al matrimonio egualitario, che non è un tema etico, quanto un tema di rimozione di ostacoli alla piena legittimità di contrarre davanti allo Stato lo stesso contratto di matrimonio, che si sia una coppia omosessuale o eterosessuale. Nel programma del Partito Democratico, è doveroso ricordalo in questo passaggio, c’è il matrimonio egualitario.

Anche la riformulazione di una legge sull’affermazione di genere è una macroscopica omissione: rimuovere le vergognose umiliazioni che l’attuale legge 164 impone alle persone trans* è un’urgenza liberale.

Si direbbe che il PD è molto più a Occidente di Azione dal punto di vista dei valori. Il programma di Azione risuona arido, schiacciato su questioni pratiche di natura economica, tra PNRR e agende draghiane. Va bene, siamo in emergenza, ma la vita? Le battaglie per i valori di libertà, democrazia e uguaglianza con cui dobbiamo affrontare il confronto culturale con Russia, Cina, Turchia e gli altri regimi illiberali?

 

Il programma di Azione e la comunità LGBTQIA+

Quanto è liberale un partito che nel 2022 non si propone di mettere mano alla vergognosa legge 164 del 1982 che affligge le persone che inizino un percorso di transizione di genere con passaggi clinici e giuridici totalmente illiberali? Non una sola parola sui registri di genere che stanno nascendo nei comuni: è un’omissione illiberale. Non una parola sul matrimonio egualitario: come scritto, è molto poco liberale ignorare questa urgenza nell’Italia 2022. Sul programma non è presente neanche un vago tentativo di rinforzare le unioni civili con la step-child adoption. L’adozione – neanche per le persone single – non è mai citata, l’omogenitorialità men che meno. La parola LGBTQIA+ mai menzionata. Neanche LGBTQ+. E neanche LGBT . Le persone omosessuali, e i loro diritti ancora non egualitari nella possibilità di formare una famiglia ed essere genitori, non fanno parte del programma che Azione propone al paese.

L’unico passaggio che riguardi la comunità LGBTQIA+ è la richiesta di una legge contro l’omotransfobia. Ecco il passaggio:

“È necessario approvare quanto prima una legge contro l’omotransfobia, istituire l’Autorità Nazionale Indipendente per la tutela dei diritti umani e adottare iniziative di prevenzione e contrasto di ogni linguaggio d’odio.”

Va sottolineato che si parla di omotransfobia e non di omobitransfobia, omettendo dunque le persone bisessuali.

Il programma di Azione e le persone con disabilità

Nello stesso capitolo “Diritti e pari opportunità”, al punto 3, si affronta il tema della disabilità, con una propensione a considerare quest’ultima nella sua variante “fisica”: la persona con disabilità sembrerebbe inquadrata, nel programma di Azione, come persona con difficoltà motorie. Si chiede infatti una normativa omogenea in tutte le regioni, che favorisca interventi per l’abitare civile ed eviti così le attuali forme di segregazione di moltissime persone con disabilità. Si annuncia anche un piano shock per la piena accessibilità di edifici e servizi pubblici. Per gli spazi privati (negozi eccetera) si immagina un incentivo pubblico per abbattere le barriere. Si prevedono inoltre interventi finanziari sulla figura del Caregiver, nonché un assegno che aiuti la piena indipendenza e autonomia delle persone disabili (da aggiungere alla già esistente indennità di accompagnamento). Si propone anche diritto allo smart working per persone con disabilità o in condizioni di fragilità. Sempre sul fronte lavoro, il programma chiede di adottare i decreti attuativi del Jobs Act, incentivando l’assunzione di persone con disabilità e istituendo la figura del disability manager.

Il programma di Azione e la parità di genere

Sulle pari opportunità di genere il programma appare articolato. L’Italia figura attualmente al 14° posto in Europa, con un Gender Equality Index inferiore alle media europea. Il programma di Azione cita il Governo Draghi, che per la prima volta ha dotato l’Italia di una strategia nazionale per la parità di genere (piano legato all’ottenimento dei fondi del PNRR). Il programma di Azione mira dunque ad allargare l’attuale certificazione della parità di genere per ridurre la differenza di stipendio uomo/donna (gender pay gap) e migliorare le condizioni di lavoro delle donne in senso remunerativo, ma anche qualitativo. Si chiede di sostenere l’imprenditoria femminile, l’attuazione del Family Act per sostenere il lavoro femminile e insieme la natalità (previsti incentivi post-maternità), anche aumentando il congedo di paternità fino a portarlo alla pari e favorire lo smart working nei casi di genitorialità.
Il tema del contrasto alla violenza sulle donne viene affrontato immaginando – oltre all’allontanamento della situazione di sopruso e violenza – anche dal punto di vista dell’autonomia della donna, che – secondo Azione – spesso ha paura a denunciare per timore di trovarsi senza una casa e un reddito. Si prevedono dunque sia incentivi ai centri anti-violenza, sia un aumento dell’indipendenza delle donne ospitate nelle case rifugio, rafforzando il “reddito di libertà”.

Nello stesso capitolo che il programma di Azione dedica a diritti e pari opportunità, si affronta anche la questione “famiglie e natalità” (bonus sostegno per chi fa figli, asili nido eccetera). Nessun cenno alle famiglie arcobaleno.

Il Programma di Azione e l’immigrazione

Per l’immigrazione, il programma di Azione parte dal principio che l’immigrazione deve essere gestita con spirito manageriale, avendo presente che la crisi demografica italiana è già grave e che presto sarà urgente una forza lavoro aggiuntiva rispetto a quella che gli attuali Italiani possano garantire. Entro il 2045 ci saranno 1 pensionato per 1 lavoratore. Azione chiede di combattere l’immigrazione clandestina favorendo ingressi regolari e programmati, stabilendo una distinzione tra migranti umanitari e migranti economici. Per questi ultimi Azione chiede di reintrodurre la figura dello “sponsor”: un migrante economico entra in Italia se c’è già qualcuno che ha un lavoro per lui. Azione è favorevole allo ius scholae. Sul programma si scrive:

Ius Scholae per chi abbia frequentato per almeno 5 anni un percorso di formazione in Italia. Inoltre, proponiamo di concedere la cittadinanza a tutti gli studenti stranieri che hanno svolto e completato gli studi universitari in Italia. Il programma prevede anche l’istituzione di un Ministero per le Migrazioni.

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