Desperate Souls, Dark City and the Legend of Midnight Cowboy, recensione. Uomini queer da marciapiede

Un documentario per raccontare la genesi di un capolavoro che ha riscritto la storia di Hollywood. Midnight Cowboy di John Schlesinger.

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Desperate Souls, Dark City and the Legend of Midnight Cowboy, recensione. Uomini queer da marciapiede - buirski desperate souls - Gay.it

 

“Se ti portassi una storia su questo lavapiatti del Texas che va a New York vestito come un cowboy per realizzare la sua fantasia di farsi mantenere da donne ricche, non ci riesce, è disperato, incontra un tisico storpio che più tardi si piscia nei pantaloni e muore su un autobus, vorresti…”.

 

Nel 1994 John Schlesinger chiese ad un dirigente di una major se un film come Un Uomo da Marciapiede si sarebbe potuto realizzare, all’epoca. Quel dirigente gli rispose: “Ti mostrerei la porta”. Eppure nel 1969, anno di Easy Rider, ad Hollywood la United Artists accettò di adattare l’omonimo romanzo di James Leo Herlihy, affidandolo ad un regista inglese omosessuale, John Schlesinger, da poco reduce da un colossale flop al box office. Il resto è storia del Cinema. Midnight Cowboy, a dir poco epocale nell’aver rappresentato con crudezza e realismo una New York brutta, sporca e cattiva, tra violenza, povertà, prostituzione e omosessualità, divenne il 3° maggior incasso d’America, vincendo 3 premi Oscar su 5, ovvero miglior film, regia e sceneggiatura non originale, pur essendo stato vietato ai minori di 17 anni. Primo e unico film a riuscire in simile impresa.

Desperate Souls, Dark City and the Legend of Midnight Cowboy, recensione. Uomini queer da marciapiede - Midnight Cowboy - Gay.it

Per celebrare un capolavoro che da decenni appare nella lista dei 100 migliori film statunitensi di sempre dell’American Film Institute, Nancy Buirski ha scritto e diretto Desperate Souls, Dark City and the Legend of Midnight Cowboy, meraviglioso documentario presentato alla 79esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un “dietro le quinte” dedicato a coloro che riuscirono contro tutto e tutti a realizzare un classico immortale del Cinema, tracciando una strada chiara e fino a pochi anni prima inimmaginabile all’interno dell’industria hollywoodiana.

Un’epoca tormentata in una città violenta e devastata dal crollo dell’economia, diventata set a cielo aperto di un’opera dirompente, con protagonisti due uomini, due senzatetto solitari che uniscono le proprie forze per riuscire sopravvivere. Joe Buck è un lavapiatti texano che parte per New York inventandosi gigolò, perché convinto di poter abbordare donne belle e ricche insoddisfatte dall’omosessualità dei maschi newyorkesi. Enrico “Rico” Rizzo è un italo-americano zoppo senza un soldo che tira a campare con piccole truffe. Ad interpretare i due memorabili personaggi, che si incontrano per puro caso dando forma ad un’amicizia segnata dall’omoerotismo, Jon Voight e Dustin Hoffman, all’epoca entrambi candidati agli Oscar.

Voight, oggi 83, si commuove nel ricordare quell’indimenticabile e complicato set, che infranse con coraggio vecchie regole, inaugurando l’età matura di Hollywood, con una nuova generazione di registi chiamati a far progredire l’intera industria, portando in sala tematiche complesse e personaggi finalmente tormentati. Midnight Cowboy, sottolinea Nancy Buirski, è il racconto di una città, di sogni infranti e persone determinate, un film in cui anime disperate si prendono cura l’una dell’altra, spinte da compassione e dall’umanità che le accomuna. Un’opera che mostrò a tutti come anche i “più indegni” siano degni di amore.

A oltre 50 anni dalla sua uscita in sala, Midnight Cowboy continua a fare rumore per la sua crudezza e la sua forza nel trattare realtà all’epoca volutamente lasciate ai margini, derelitti resi finalmente protagonisti. L’enorme lavoro d’archivio portato avanti da Buirski ricostruisce la carriera di Schlesinger, nel 1971 tornato in sala con un altro cult queer, Domenica, maledetta domenica, storia di un intreccio sessuale tra un giovane designer bisessuale, una consulente aziendale e un medico ebreo. Deceduto nel 2003, Schlesinger viene ora dolcemente ricordato dal compagno di una vita, rimasto al suo fianco per 35 anni e oggi ancora in vita, in una Hollywood che proprio in quel 1969, e grazie anche a Un uomo da Marciapiede, carpì la necessità di cambiare registro. Non a caso The Boys in the Band di William Friedkin, prima pellicola hollywoodiana a trattare il tema dell’omosessualità con protagonisti dichiaratamente gay, è del 1970.

Buirski va oltre Midnight Cowboy puntando il proprio sguardo su una Mecca del Cinema che in quell’epocale 1969 si lascia alle spalle i monumentali musical degli anni ’60, uscendo dai set in studio per girare in piazza, strada per strada, raccontando la realtà, come avvenuto nell’Italia neorealista del dopoguerra. Senza Un uomo da Marciapiede, probabilmente, non avremmo mai avuto Mean Streets di Martin Scorsese, con interviste a Bob Balaban, Ian Buruma, Michael Childers, Brian De Palma, James Hoberman, Adam Holender, Charles Kaiser, Jennifer Salt, Lucy Sante, Brenda Vaccaro ed Edmund White che si alternano ad aneddoti produttivi, ricordando il peso di un’opera che lo stesso regista temeva potesse definitivamente affondarlo.

E invece proprio Schlesinger  vinse l’Oscar alla regia, nella stessa edizione in cui l’omofobo John Wayne si portò a casa il suo primo e unico Oscar come miglior attore grazie a Il Grinta. Da una parte il più classico dei western, dall’altra l’immagine omoerotica di un finto cowboy che si prostituisce per tirare a campare, concedendosi a donne e uomini in egual misura, cavalcata anche da Paul Morrissey e Andy Warhol con Lonesome Cowboys.

Trainato dalle note della celebre Everybody’s Talkin’, Midnight Cowboy non è mai stato soltanto un “film”, in quanto punto di non ritorno, scelta di coraggio, improvviso cambio di rotta che ha segnato una generazione intera di spettatori e cineasti, con derelitti antieroi protagonisti, ultimi tra i diversi, finalmente rappresentati.   Desperate Souls, Dark City and the Legend of Midnight Cowboy di Nancy Buirski, così straordinariamente ricco da poter durare anche 5 ore in più, non fa altro che ricordarcelo, celebrando gli artefici di simile miracolo.

Voto: 8

 

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