Mahmood e Blanco a nudo su Vanity Fair: “Libertà di sentimenti, normalizziamoli e non ghettizziamoli”

Blanco e Mahmood si raccontano su Vanity Fair in 15 pagine di storie e visioni, tra omofobia e vita privata.

Mahmood e Blanco a nudo su Vanity Fair: "Libertà di sentimenti, normalizziamoli e non ghettizziamoli" - Mahmood e Blanco nudi per Vanity Fair la copertina - Gay.it
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Mahmood e Blanco a nudo su Vanity Fair: "Libertà di sentimenti, normalizziamoli e non ghettizziamoli" - Mahmood e Blanco Nudi - Gay.it
Mahmood e Blanco nudi per Vanity Fair

Senza veli, con le mani a coprire le parti intime, una colomba sulle spalle e due piedi che si incrociano. Blanco e Mahmood appaiono nudi, e in bianco e nero, sul nuovo numero di Vanity Fair, in edicola domani, mercoledì 23 febbraio. Fotografati da Luigi & Iango, talenti amati da Madonna, i due cantanti usciti trionfatori da Sanremo 2022 si mostrano come “due giovani artisti che stanno facendo a pezzi classifiche, pregiudizi, pronostici e congetture. Due ragazzi fuori dagli schemi, capaci di conquistare tutta l’Italia con la purezza del loro messaggio universale”.

Blanco e Mahmood si raccontano in 15 pagine di storie e visioni, con il direttore Simone Marchetti che ha così raccontato questa copertina che è già iconica: “Li abbiamo ritratti così perché le loro storie sono come una pagina bianca, piena di tatuaggi e di sogni, di giovinezza, qualcosa di così forte da scuoterci tutti”. “Il Paese reale ha bisogno di questo. Di visioni. Di sogni. Di libertà. Di qualcuno che abbia il coraggio di farci capire quello che ancora non sappiamo di dover capire”.

Nella sua intervista anticipata dal sito di Vanity, Blanco riflette: “Scrivere musica mi ha cambiato la vita. Credo che ognuno abbia qualcosa su cui scommettere: bisogna tirare fuori i coglioni e provarci, qualsiasi cosa sia”. Per la musica Blanco ha rinunciato al sogno chiamato calcio (“Ero difensore centrale, mi chiamavano “fabbro””) e gli studi (“Mollare la scuola è una cosa che, però, sconsiglio a chiunque: avere un’istruzione serve davvero“). Agli inizi “succedeva che ogni minuto libero scrivevo, che lavoravo in pizzeria per potermi pagare lo studio di registrazione, che ho cantato anche alla Sagra della Porchetta, spero non salti mai fuori il video perché ero ubriaco”.

Con Sanremo, poi, è arrivato il trionfo, la popolarità mainstream, da condividere insieme all’amico Mahmood, abbracciato sul palco: “È stato uno sfogo, perché ad Ale voglio bene, ma è un rompicoglioni. Voleva dire: oh, ce l’abbiamo fatta! Poi la gente si è fatta dei viaggi pazzeschi su quel gesto. È vero, è stato un gesto di passione. Anche in un’amicizia c’è la passione”. Nel suo presente sentimentale, infatti “c’è Giulia, una persona a cui tengo tanto”.

Mahmood è invece tornato sull’importanza dei diritti, del dire basta ad ogni forma di discriminazione, a 9 anni dalla sua partecipazione al Bologna Pride: “È passata sia la canzone, sia il contenuto. Mi sembra che anche le persone che hanno apprezzato il pezzo vivano come me i sentimenti, in completa libertà. Il nostro Paese non ha bisogno di sottolineature. O meglio: politicamente il bisogno c’è, c’è sempre. L’omofobia è presente nella nostra società e spero che i principi del ddl Zan diventino realtà il più presto possibile. Mi sono sempre esposto in difesa dei diritti, contro le discriminazioni di genere. Al Festival quest’anno è arrivata una canzone cantata da due cantanti con due storie d’amore diverse, due vissuti completamente diversi. Quando una cosa è naturale, spontanea e scontata alla gente non gliene frega niente: bisogna normalizzare i sentimenti, non ghettizzarli”.

Il cantante si è poi ancora una volta soffermato sull’importanza di sua madre nella sua vita (“Mi ha fatto a lungo anche da padre, sono cresciuto tanto con lei. Quella è la mia forza. Vedere come una persona sola può fare per due“) e sull’assenza di suo padre: “Continuo a farmi domande, ma non lo so, non so darmi risposte. Ora non lo sento da un po’. Magari lo sentirò più avanti, lo incontrerò. Ognuno nella vita ha i suoi problemi, i suoi traumi passati. È troppo facile parlare sempre male di qualcuno se poi non sai tutta la storia. E lo stesso credo valga con mio padre. A me piace tenermi neutro perché non sono nessuno per giudicare nessuno, cazzate ne facciamo tutti nella vita“.

E ora, vinto il suo 2° Festival di Sanremo con Brividi che sta spopolando ovunque, mai porre limiti al futuro, dopo aver scritto tantissime canzoni anche per altri artisti: “Quella fame c’è sempre. Quando raggiungo una cosa la mia felicità è bella, intensa ma breve. E quando finisce quella felicità voglio subito passare allo step successivo. E negli anni la voglia di fare è sempre diventata più grande. L’importante è essere sempre sinceri nelle canzoni. Non scrivere bugie. E io ogni tanto cazzate ne ho scritte: me le sono riascoltate e le ho buttate. Ne ho buttate tante“.

Com’è possibile che due ragazzi così diversi, così fuori dagli schemi, così poco tradizionali conquistino tutta ma proprio tutta l’Italia?“, si è domandato Simone Marchetti nel suo editoriale, rispondendosi a tono. “Concentrandosi sui due non si vedono nemmeno le battaglie che servono per arrivare al rispetto delle differenze. Guardando questi due ragazzi si vede quello che succede dopo aver vinto la battaglia. Ed è bellissimo“.

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