Libero senza vergogna: ‘Omosessuali alla riscossa, solo 35 casi l’anno di omotransfobia’

Libero ci ricasca, pubblicando una nuova oscena prima pagina.

Libero senza vergogna: 'Omosessuali alla riscossa, solo 35 casi l'anno di omotransfobia' - libero fedez - Gay.it
3 min. di lettura

Libero dedica quasi interamente la sua prima pagina di oggi al ddl Zan, partendo fin dal titolone di apertura: “Omosessuali alla riscossa“, mentre l’occhiello recita: “Ormai sono i protagonisti della scena“. Come se non bastasse, il sommario è il solito, indecente concentrato di fake news:

Ogni anno appena 35 segnalazioni di crimini o discorsi d’odio legati all’orientamento sessuale. Per i progressisti tuttavia la violenza di genere è un’emergenza. Così domina l’ideologia gender.

Il Pd sfrutta la polemica su Fedez per piazzare i suoi uomini in Rai.

35 segnalazioni? Tenendo conto solo delle denunce riportate da noi di Gay.it, l’omofobia in Italia nel 2020 ha collezionato 64 episodi, ovvero 5 al mese di media.    Il report di Arcigay arriva a quota 138 casi denunciati pubblicamente, in un anno. Ma stiamo parlando della punta di un iceberg.

Libero cita gli imprecisi dati dell’OSCAD – Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, il cui stesso direttore Stefano Chirico, solo poche settimane fa ha ribadito l’importanza di una legge contro l’omotransfobia perché “permetterebbe di raccogliere dati statistici più precisi, differenziandoli dai crimini più generici”. “Quando vengono fatte considerazioni statistiche, sui reati d’odio, noi abbiamo dei dati statistici ufficiali in materia di odio etnico, razziale e religioso, ma non abbiamo, perché non li possiamo avere, dati statistici ufficiali in materia di omotransfobia”.

Lo dicono direttamente dall’OSCAD, ma Libero quotidiano continua a citare dati insensati per avvalorare una tesi che non ha contatti con la realtà quotidiana. Sostenere che non esista un problema chiamato omotransfobia in Italia è criminale.

Libero e la velata critica a Fedez sul ddl Zan

L’editoriale è un pezzo di Vittorio Feltri, che puntualmente attacca Fedez, protagonista con il suo discorso sul palco del Concertone del 1 maggio.

Già il titolo non fa ben sperare: “Sui gay oggi si può solo piangere“.

(Fedez) è un uomo che non ha perennemente il piede sul freno. Esterna quel che pensa con estrema franchezza e ciò mi piace benché le sue idee non sempre, quasi mai, mi garbino. 

Poi ci espone la sua opinione sull’evento di sabato scorso:

Lo hanno invitato sul palco del famoso concerto e non ha affermato quello che gli passava per la testa, bensì ha riportato talune frasi sgradevoli sugli omosessuali pronunciate da qualche uomo politico della Lega. 

Ne cito una: “Se avessi un figlio gay, lo arrostirei nel forno“. In realtà, in molte famiglia c’è un gay e i genitori se lo tengono, quindi se lo terrebbe anche il leghista in questione senza battere ciglio. 

Forse non ha sentito di quei ragazzi cacciati di casa solo perché omosessuali? Ne ricordiamo due, gli ultimi: Malika, ragazza lesbica minacciata di morte, e un 28enne di Arezzo, costretto a prostituirsi per avere una casa. Vittorio Feltri classifica tutta la polemica scoppiata dopo il monologo del rapper come uno scandalo eccessivo per un episodio privo di spessore“. E continua:

Però se al rapper è concesso il diritto di pronunciare la verità, non vedo perché non si riconosca a chiunque quello di sparare cazzate secondo la propria indole. 

I comunisti erano omofobi incalliti

Sotto all’articolo di apertura, si parla di Berlinguer, Togliatti e il Che, ovvero omofobi incalliti.  “Quando i comunitsti combattevano chi non era etero“. Qui ci si rivolge direttamente ai comunisti, che come sappiamo non erano esattamente gay-friendly. 

Ma definire il Pd e i partiti di sinistra comunisti, non ha propriamente senso.

La sinistra che lotta per i diritti. La sinistra che difende le minoranze. La sinistra che ama l’amore, qualsiasi tipo di amore. La sinistra aperta, inclusiva e tollerante. 

La sinistra buona, insomma, se vogliamo farla breve. Ma è davvero così, la sinistra? Non propio, in realtà. Soprattutto quando si parla di omofobia. 

Il testo è accompagnato da una foto di Giorgia Meloni, sguardo severo, che secondo Libero “smonta” il ddl Zan con una frase: “La nuova legge alimenta la censura“. Un disco rotto.

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La prima pagina di Libero del 4 maggio 2021.

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