Provita ha come obiettivo lo screditare le famiglie arcobaleno e l’intera comunità LGBT, ormai lo sappiamo. Lo ha fatto di nuovo, cogliendo la palla al balzo con la dichiarazione di Yuval Hadadi. Il regista israeliano ha affermato che i bambini per le coppie gay sono diventati uno status symbol, a seguit odelle decisione delle coppie famose come Ricky Martin, Tom Delay o Eltohn John, di avere dei bambini con i propri mariti, tramite la gestazione per alti (GPA). Ha poi aggiunto che non si tratta di solo una gioia, spiegando che i bambini “Significano un certo livello di tempo, denaro e ambizione“.

Provita, da sempre contraria alla GPA, ha però ingigantito le cose, accantonando la dichiarazione di Hadadi, ma puntando tutto sui gay che comprano i bambini con l’utero in affitto (orribile nome affibbiato dai contrari alla pratica). Ma torniamo un attimo alla dichiarazione del regista, poiché da lì a poco ha risposto Michael Johnson-Ellis, il co-fondatore di TwoDads UK.

Il suo commento, a seguito della “dichiarazione scoraggiante” di Hadadi, è stato:

Nessun genitore, gay o etero, intraprende un viaggio di maternità surrogata, che è spesso lungo, emotivo e talvolta complesso, considerandolo come l’acquisto dell’ultimo Rolex, o di una Bentley. 

Una riflessione che Provita e tutti coloro contrari all’adozione da parte delle coppie LGBT non hanno mai fatto. Una riflessione che va oltre il “desiderio di avere un figlio, senza curarsi del diritto del piccolo ad avere una mamma e un papà”, ma che Provita non è capace di formulare. Infatti, lo stesso Michael Johnson-Ellis ha spiegato:

Vedere il formarsi della famiglia come uno status symbol (che si tratti di adozione, che può anche essere costosa negli Stati Uniti o, come nel nostro caso, maternità surrogata) non è giusto nei confronti del bambino. L’impulso di creare la tua famiglia da gay non è diverso da quello dei nostri colleghi eterosessuali, ecco dove il confronto finisce tristemente.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Ma Provita ci spiga che i gay che vogliono dei figli sono strumentalizzati

Per fortuna (ironicamente parlando), Provita spiega che avere un figlio non è solo un dono, non è una gioia. Ci sono sacrifici da fare, soldi da spendere, tempo da dedicare. E che “non si fanno figli per ricevere una gioia”, altrimenti i piccoli sarebbe strumentalizzati e utilizzati come degli oggetti.

Una conclusione perfetta, se si è convinti come Provita che una coppia di due papà o di due mamme non possono anche amare un figlio, volergli bene realmente, senza che sia visto come una moda.

Attenzione, ci dice Provita, infine. Perché:

i gay non si rendono conto – o non vogliono rendersi conto – che sono essi  stessi strumentalizzati, manipolati e usati, dalle fabbriche di bambini.

Fabbriche dei bambini. Un business, spiega, perpetrato da chi sa bene che la lobby gay “dispone di un grosso potere economico e mediatico e si pone come capofila tra le “vittime” di discriminazioni che chiedono uguaglianza di diritti“.

© Riproduzione riservata.