“Tu puoi essere felice”, Monica Romano e l’orgoglio della comunità T in occasione del TDOV 2023

Dal registro di genere alle terapie ormonali e la legge 164 del 1982: dialogo con la consigliera PD di Milano.

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monica romano tdov
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Nel 2021, Monica Romano fece la storia come prima donna transgender ad essere eletta al Consiglio Comunale di Milano. Confermata con 938 voti nella giunta presentata dal sindaco Beppe Sala. Attualmente Vicepresidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili, lo scorso mese è anche entrata a fare parte dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico. Recentemente è salita alla ribalta nella cronaca per essersi spesa in favore di una battaglia di civiltà contro la gogna social delle borseggiatrici di Milano (leggi qui).

Monica Romano è un esempio lampante di visibilità transgender, che ha contribuito a portare la rappresentazione trans* anche nelle istituzioni, lanciando un forte segnale a tutta la comunità.

In questa Giornata internazionale della visibilità transgender (TdoV), così necessaria per portare maggiore consapevolezza sul tema nell’opinione pubblica e contribuire a promuovere l’accettazione e la comprensione della comunità transgender, Gay.it ha voluto dialogare con Monica Romano per fare il punto sulla situazione attuale in Italia.

 

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Lei è un esempio concreto di visibilità di una donna trans, eletta dal PD al Consiglio Comunale di Milano: quanto è importante la visibilità delle persone trans*?

Penso sia fondamentale perché credo che occorra dare soprattutto alle giovani persone transgender, gender non conforming e non binarie un messaggio, e il messaggio è che non dobbiamo assolutamente mai vergognarci di ciò che siamo, ma dobbiamo invece portarlo nel mondo con orgoglio, con l’orgoglio di ciò che siamo. E di ciò che anche rappresentano le nostre storie. Credo che oggi tutte quelle persone transgender che si espongono, mettendoci la faccia, incoraggiano anche tanti giovani a dichiararsi in società, a essere a loro volta diciamo visibili, senza provare alcun imbarazzo o vergogna, perché non c’è alcun motivo per provarne.

Lei è stata tra le promotrici del registro di genere a Milano, come sta procedendo il progetto?

In questo momento stiamo lavorando sulla parte di operatività. Il consiglio comunale l’anno scorso, a maggio, ha approvato la mozione per l’istituzione del registro di genere. Adesso sto lavorando con il sindaco e con la delegata alle pari opportunità Elena Lattuada, per curare tutti quegli aspetti amministrativi e legali, legati anche alla privacy. Sono aspetti delicati che dobbiamo curare con la massima attenzione. Prima di dare attuazione al registro di genere ci è servito un po’ di tempo, perché abbiamo dovuto fare anche un lavoro di ricognizione sulla situazione delle persone transgender, gender non conforming e non binarie nell’area di Milano e della città metropolitana, quindi abbiamo dovuto fare un lavoro per arrivare a stimare i numeri prima di tutto e per capire quali sono le problematiche a cui va incontro questa fretta di popolazione. L’intento dell’amministrazione milanese è quello di fare un lavoro con cognizione di causa per poter prendere dei provvedimenti consapevoli.

E in altre città italiane?

La cosa che mi rende molto contenta è che tanti altri consiglieri comunali, assessori, sindaci si sono messi in contatto con me nei mesi scorsi e che altri consigli comunali hanno approvato delle mozioni analoghe a quella che ho presentato io. Mozioni analoghe sono state approvate a Livorno, a Lecce, a Taranto, a Reggio Emilia e in altri comuni diciamo più piccolini ma comunque importanti. Quello che stiamo adesso cercando di fare è una rete di amministrazioni che portino avanti queste buone pratiche per la cittadinanza delle persone trans e che facciano un lavoro di rete. Riteniamo che sia importante, anche politicamente, unire le forze e che siano non soltanto in Comune di Milano, ma tante altre amministrazioni a portare avanti questo percorso, perché più siamo e più siamo forti.

 

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Qual è in estrema sintesi l’obiettivo legislativo per riformare l’attuale legge 164 del 1982, il cui articolo 1 recita: “La rettificazione di cui all’articolo 454 del codice civile si fa anche in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali”?

Io mi sentirei di dirle che l’obiettivo è per la prossima legislatura, non per quella che stiamo attraversando, perché non è un periodo proprio favorevole per i diritti civili. Quello a cui noi tendiamo a fare è arrivare a un vero e proprio cambio di paradigma. La legge 164 del 1982 è stata una legge sanatoria che fu varata per andare a risolvere la situazione di migliaia di persone trans che non avevano dei documenti e non avevano un riconoscimento dallo stato. Ed è stata una legge pensata prevalentemente anche per tutelare l’ordine pubblico, quindi il legislatore all’epoca ragionò in quell’ottica, non tanto per riconoscere un diritto, quanto per sanare una situazione e tutelare l’ordine pubblico. Oggi a noi però serve una legge completamente diversa, una legge che sappia stare al passo con le legislazioni europee più avanzate. Faccio un esempio soltanto, la “Ley trans” approvata in Spagna.

A noi serve una legge che non si occupi di tutelare l’ordine sociale, perché noi non siamo un pericolo. Ci serve una legge che riconosca dei diritti perché l’identità di genere, come ha confermato anche la Corte costituzionale in una sentenza del 2017, è un diritto. Quello che noi desidereremmo è una legge che lo riconosca come diritto dell’individuo, con una legge che preveda dei percorsi di affermazione di genere finalmente al passo con i tempi. Significa percorsi snelli, percorsi brevi, percorsi non economicamente provanti. Tutto il contrario, diciamo, di quello che è la situazione attuale. Attualmente una persona transgender deve intraprendere una via crucis fatta di tribunali. Noi vorremmo una legge che non ci obbligasse a passare dai tribunali, perché noi riteniamo che i tribunali si debbano occupare di ben altre situazioni e non di chi semplicemente chiede il riconoscimento di un diritto all’identità personale. Come accade in molti paesi dovrebbe bastare semplicemente un atto amministrativo, non ci dovrebbe essere un processo, tanto per capirci. Sicuramente un riconoscimento di una maggiore possibilità di autodeterminazione che è una parola fondamentale.

Negli ultimi mesi il tema delle terapie ormonali bloccanti per le persone adolescenti trans* ha animato l’opinione pubblica: qual è la sua opinione in merito?

La mia opinione a riguardo è che la “Ley trans”, giusto per parlare di qualcosa di concreto, sia un’ottima legge perché consente a chi ha compiuto 16 anni di poter accedere liberamente ai percorsi di affermazione di genere. Io credo che 16 anni sia un’età assolutamente ragionevole, peraltro in Italia i 16 anni sono anche l’età minima per potersi emancipare dalla famiglia e contrarre matrimonio, fra le altre cose, quindi penso che sia un’età, quella stabilita in Spagna, assolutamente ragionevole e credo che anche qui in Italia dovremmo normare i percorsi di affermazione di genere degli adolescenti. Naturalmente, ove necessario, consentendo anche l’accesso ai bloccanti e l’accesso alle carriere alias presso le università e le scuole superiori.

Aggiungo una postilla che per me è fondamentale. Ovviamente tutto questo deve avvenire con estrema prudenza. Stiamo pur sempre parlando di persone minori, quindi la mia idea è che a supporto della persona minorenne e di tutto il nucleo familiare debba esistere una rete di professionalità valide e con esperienza sulle tematiche di identità di genere con la presenza di istituzioni. Questi percorsi, secondo me, devono essere molto ben regolamentati, perché se da una parte vogliamo permettere anche alle persone minori di accedere ai percorsi di affermazione e di genere, dall’altra non dobbiamo farlo in modo superficiale o leggero. Sarebbe un modo, da parte delle istituzioni, di non occuparsi del tema, invece secondo me le istituzioni devono occuparsene. Come? Fornendo delle professionalità adeguate al sostegno delle famiglie, che hanno bisogno comunque anche di punti di riferimento.

Una giovane persona trans che nasconde la propria identità la sta ascoltando in questo momento: vuole mandare un suo messaggio di incoraggiamento?

Il mio messaggio è: a te che leggi, sappi che tu puoi essere felice. Tu che sei una persona transgender, una persona non binaria, una persona di genere non conforme, sappi che puoi essere felice, sappi che puoi avere una vita felice e realizzata esattamente come tutte le altre persone. Dovrai lottare un po’ di più, magari questo sì può succedere, ma le nostre vite non sono necessariamente sinonimo di un destino infausto, anzi.

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