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Adolescente gay costretto a masturbarsi davanti a foto di donne per “guarire” dall’omosessualità

Le cosiddette “terapie di conversione” sono state condannate da vari organismi psichiatrici in tutto il mondo, ma vengono ancora oggi follemente praticate. Questa è la storia di Curtis.

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La prima follia ‘riparativa’ di questo 2021 arriva dal Kentucky, Stati Uniti d’America, come riportato da The River City News. Curtis Galloway, oggi 26enne, ha raccontato la propria traumatizzante esperienza con le cosiddette ‘terapie di conversione’. Dopo essere finalmente “venuto a patti” con la propria omosessualità all’età di 16 anni, e fatto coming out in famiglia, il giovane è stato respinto dai genitori, che l’hanno di fatto costretto a “guarire”, in modo da “tornare etero”. Deliranti e pericolosissime ‘terapie’ che lo hanno segnato a vita, con “permanenti cicatrici emotive”.

I sostenitori della terapia di conversione non rivelano ciò che effettivamente accade con queste ‘terapie’“, ha scritto Galloway. “Quello che non ti dicono è che questa pratica può mettere un bambino e i genitori l’uno contro l’altro, creando una frattura permanente in una famiglia perfettamente felice.”

Nel corso della terapia di conversione, a Galloway era stato detto che la sua omosessualità dipendeva dal fatto che suo padre aveva lavorato troppo quando era giovane e da sua madre “prepotente”. Nessuna di queste affermazioni era vera. Dinanzi al fallimento della terapia, ai genitori venne riferito che Galloway non era guarito perché l’adolescente non aveva veramente “voluto” ridiventare etero. Curtist è stato poi costretto a rompere ogni rapporto con i suoi amici, perché “troppo gay”.

La terapia di conversione mi ha isolato da chiunque potessi confrontarmi. Non mi fidavo più della mia famiglia. Non potevo parlare con i miei amici per paura di essere ulteriormente allontanato, e venivo sorvegliato molto da vicino. Il mio consulente è arrivato al punto di insegnarmi a masturbarmi con immagini di donne per ricablare il mio cervello, citando il riflesso pavloviano.

Al povero Galloway venne detto che gli mancava la mascolinità, che l’essere vittima di bullismo a scuola gli aveva fatto desiderare l’attenzione degli altri ragazzi. Gli venne ordinato di impegnarsi in “attività maschili”, di identificarsi come asessuale, e non come omosessuale. Un vero e proprio incubo, talmente drammatico da svegliare anche i genitori del ragazzo, che a un certo punto decisero di interrompere la terapia visti i danni che gli stava causando.

Oggi i genitori di Galloway lo amano incondizionatamente, ma l’impatto della terapia di conversione non l’ha mai abbandonato. “Guardando indietro, posso anche riconoscere come i miei genitori fossero confusi e spaventati quanto me. Il consulente ne ha approfittato e ha trasformato la nostra famiglia in qualcosa che non riconoscevo”. Galloway ha infine esortato i legislatori del Kentucky a vietare ufficialmente tale pratica, così dannosa e degradante. Le terapie di conversione sono state condannate da vari organismi psichiatrici in tutto il mondo, tra cui l’American Psychiatric Association, l’American College of Physicians e l’American Academy of Child Adolescent Psychiatry.

Un sondaggio condotto dalla Fondazione Ozanne del 2019 ha rilevato come un sopravvissuto su cinque alla terapia di conversione nel Regno Unito abbia successivamente tentato il suicidio, mentre due su cinque hanno affermato di avere pensieri suicidi. Una follia che l’Europa tutta dovrebbe finalmente vietare, come recentemente chiesto anche al governo italiano da Possible.

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