La peggior destra repubblicana si può battere partendo dai diritti, senza avere più paura di dirlo

I ballottaggi di oggi confermano quanto già visto due settimane or sono. Bisogna lasciare questa destra al suo Medioevo, rimarcandone con orgoglio le differenze.

La peggior destra repubblicana si può battere partendo dai diritti, senza avere più paura di dirlo - salvini e meloni - Gay.it
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La peggior destra della della storia repubblicana è battibile. Ciò che sembrava inimmaginabile fino a sei mesi fa è diventato realtà quest’oggi, grazie ai ballottaggi che hanno confermato l’en-plein del centrosinistra nelle grandi città. Dopo le vittorie al primo turno di Milano con Beppe Sala, Bologna con Matteo Lepore e Napoli con Gaetano Manfredi, anche Roma e Torino, fino ad oggi governate da due prime cittadine del Movimento Cinque Stelle, hanno virato verso sinistra, con Roberto Gualtieri e Stefano Lo Russo in grado di battere al ballottaggio Enrico Michetti e Paolo Damilano. Un cappotto umiliante per Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, usciti a pezzi da questa tornata che ha ridimensionato il centrodestra unito e ufficializzato una realtà spesso dimenticata.

Parlare di diritti civili, difendendendoli da qualsivoglia tentativo di mediazione al ribasso, è la strada giusta per arginare l’ascesa sovranista, populista ed estremista della destra nazionale, lontana dalla compagine europea e liberale del PPE. Sala, Gualtieri, Lepore, Manfredi e Lo Russo non si sono mai nascosti dinanzi ai diritti LGBT, rivendicandone l’importanza nei rispettivi programmi al cospetto di avversari che hanno invece cavalcato temi lontani nel tempo e nello spazio, figli di un mondo malamente invecchiato e ancora oggi presente solo in quei Paesi dell’Est che Salvini e Meloni continuano a guardare con interesse. Se il centrosinistra unito fa il centrosinistra e dice cose da centrosinistra, in difesa anche di chi ancora oggi subisce discriminazioni, può battere questa destra che spaventa persino il proprio elettorato. Perché gli impresentabili di Lega e Fratelli d’Italia hanno dissuaso gli stessi elettori di Lega e Fratelli d’Italia, ma soprattutto i cosiddetti ‘moderati’ orfani del Silvio Berlusconi che fu, rimasti a casa pur di non votare personaggi di discutibile valore.

Nuovo segretario Pd da pochi mesi dopo le dimissioni choc di Nicola Zingaretti, Enrico Letta non ha mai battuto ciglio dinanzi ai ricatti di Matteo Renzi e alle barricate in aula di Meloni e Salvini contro il DDL Zan, tenendo duro davanti alle minacce piovute dal Vaticano, ribadendo la necessità di votarlo senza cambiamento alcuno. Al costo di perderci la faccia e sbatterci la testa. Una presa di posizione che a detta di molti avrebbe aspramente pagato alle urne, perché “gli italiani hanno altro a cui pensare e non si può tenere un Paese in ostaggio per un’emergenza che non c’è (cit.)”, ma così non è stato. Anzi. Letta e il Pd portano a casa un risultato inimmaginabile fino a poche settimane fa, lasciando la destra a leccarsi le ferite. Una destra che continua a portare avanti battaglie ideologiche prive di reale contatto con la società contemporanea, tra green-pass, no-vax, teorie gender, cannabis, omotransfobia ed eutanasia, trincerandosi dietro improponibili giustificazioni dinanzi a rigurgiti fascisti sempre più paurosamente sfacciati.

Una destra ipocrita e bigotta che guarda al trumpismo con almeno 5 anni di ritardo, schiava di una visione ultra-conservatrice che pare sempre più uscita da una brutta puntata di The Handmaid’s Tale. Dinanzi a questa destra firmata Matteo Salvini e Giorgia Meloni bisogna reagire con fermezza senza più avere paura di portare avanti battaglie che fino a pochi anni fa si credevano secondarie, agli occhi della stragrande maggioranza degli elettori, per non dire controproducenti. Battaglie sui cambiamenti climatici, sui diritti a 360° e contro ogni tipo di discriminazione, sul lavoro, sulle libertà personali, sulla laicità dello Stato. Lasciare questa destra al suo Medioevo, alla sua immagine d’Italia figlia del secolo scorso, rimarcandone con orgoglio le differenze. Perché chiunque dica che “destra e sinistra non esistono più” mente sapendo di mentire. Destra e sinistra rappresentano ancora oggi due visioni del mondo chiare e il più delle volte non sovrapponibili. Ricordarsene è fondamentale. Prendere posizione ancor di più.

Il 2023, con le nuove elezioni nazionali, è dietro l’angolo.  Per sconfiggere Matteo Salvini, Giorgia Meloni e i rispettivi partiti orgogliosamente omotransfobici ci sarà bisogno di un centrosinistra inflessibile su alcuni punti strategici, inattaccabili. I diritti, come ampiamente dimostrato dai 5 sindaci di Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna appena eletti, possono e devono essere al centro di qualsiasi programma. Senza più compromessi. Da una parte loro, che guardano con gli occhi del cuore a Putin, Orban, Bolsonaro e Duda. Dall’altra chiunque altro, per un’Italia finalmente civile, europea, da vivere finalmente con Orgoglio.

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Franzc Dereck 18.10.21 - 19:36

Vero è che ( solito ritornello ) queste elezioni sono state "solo" ( sic) amministrative , ma permettono di ridefinire confini che , con le " grandi coalizioni" stavano facendo sfumare ogni diversità e non certo a " nostro" favore. L'instabilità e l'attaccamento alla poltrona di Salvini gli ha tolto la maschera di idealista. Ora , forti di questo risultato , approvazione del DL Zan e , perché no , Marriage pour tous . Od almeno approvazione del Referendum propositivo che arriverebbe a quel traguardo.

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